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Arcidosso

Terre e castelli
Tratto da: www.RadiceDiDue.com

Il territorio del comune di Arcidosso si estende per 93,39 kmq in una zona montuosa posta tra le pendici occidentali del Monte Amiata e il versante settentrionale del Monte Labbro. Castello medievale, fu anche sede di vicariato. Si è formato nei suoi confìni attuali nel 1776, inglobando il territorio delle frazioni di Stribugliano e di Montelaterone.

La più antica menzione di Arcidosso risale a un documento del maggio 860, nel quale si parla di case e poderi posti nel suo territorio e dati in enfiteusi dall'abbazia di San Salvatore, alla cui giurisdizione la località in origine apparteneva. Già all’inizio del XII secolo, come risulta da un atto del giugno 1121, ebbero signoria su Arcidosso i conti Aldobrandeschi, che vi costruirono la rocca. Nel 1274, con l'atto di divisione della contea aldobrandesca, il castello e il suo territorio furono assegnati al conte Ildebrandino di Bonifazio del ramo degli Aldobrandeschi di Santa Fiora. A questi restò fino al 1331, quando, dopo numerosi tentativi, la repubblica di Siena riuscì a impadronirsene in seguito all'impresa militare di Guidoriccio da Fogliano. L'anno seguente Siena risarcì gli Aldobrandeschi per la perdita subita con la somma di 10.000 fiorini d'oro. Da quel momento Arcidosso segui le sorti della repubblica senese. Tra il 1347 e il 1348 divenne sede di vicariato. Ricca di storia è anche Montelaterone, di origine romana e appartenuta, nel corso del Medioevo, all'abbazia di San Salvatore, a Orvieto e dal 1260, dopo la battaglia di Montaperti, alla repubblica di Siena.

Arcidosso ha dato i natali a Giandomenico Peri (1564-1639), detto il poeta contadino, autore di un poema in ottave dal titolo La distruzione di Fiesole, nonché a Davide Lazzeretti (1834-1878), noto come fondatore del movimento penitenziale e ascetico dei «Giurisdavidici», animato da istanze sociali su basi solidaristiche, condannato dalla Chiesa e represso nel sangue. Durante la Resistenza nel territorio di Arcidosso si è svolta una intensa attività partigiana.

Come altri castelli dell'Amiata, Arcidosso appare fin dal tardo Medioevo intensamente coltivato, con la fitta presenza di orti, di vigneti e, con maggiore ampiezza nei secoli successivi, di oliveti e frutteti. Di importanza primaria risultavano la raccolta delle castagne e del legname, mentre la pastorizia dava vita a una serie di lavorazioni connesse: la preparazione di carni salate e formaggi, la tosatura e la trasformazione della lana, la conciatura delle pelli. Attualmente l'agricoltura occupa circa un settimo della popolazione attiva ed è orientata soprattutto verso la produzione di olive e le colture ortive, mentre l'allevamento mostra una buona consistenza nel settore ovino. I grandi boschi che circondano l'abitato, se non sono ormai che scarsamente utilizzati per le loro tradizionali risorse, accolgono un numero crescente di visitatori interessati a un salutare contatto con la natura. Il turismo estivo e invernale è infatti divenuto la principale fonte di reddito per la popolazione locale, con un effetto incentivante sulle costruzioni edilizie, senz'altro la voce più dinamica di un comparto manifatturiero altrimenti gracile e che si affida ad alcune piccole aziende attive nei settori alimentare e dell'abbigliamento e accessori.

Nel 1991 il territorio comunale conta 4.135 abitanti, con una densità di 44 per kmq. Per quanto riguarda il passato, nel 1640, primo dato censuario conosciuto, la popolazione faceva registrare 2.606 unità, scese a 2.317 nel 1745. Nell'Ottocento si era verificato invece un costante aumento, protrattosi fino alla metà del nostro secolo: 4.198 abitanti nel 1830, 6.553 nel 1881, 6.725 nel 1936, 6.911 nel 1951. Successivamente ha avuto inizio un lento processo di declino demografico, e i 5.867 abitanti del 1961 sono divenuti 5.020 nel 1971 e 4.550 nel 1981.

STEMMA: Di rosso, al castello d'argento, torricellato di un pezzo merlato alla guelfa, chiuso e murato di nero, terrazzato di verde, la torre addestrata da una quercia al naturale piantata sul castello, pendente in banda e accompagnata nel cantone sinistro del capo da uno scudetto spaccato d’argento e di nero (Decreto del Capo del Governo in data 28 maggio 1934).

Il possente castello presente nello stemma di Arcidosso fu costruito dai conti Aldobrandeschi, che lo elessero a sede. La quercia, posta a lato della torre, ricorda quella che un tempo frondeggiava sulle antiche mura, mentre lo scudetto con la balzana di Siena richiama l’attaccamento a quella città, sempre dimostrato dagli arcidossini.

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