Tratto da: Alessandro Carrucola
CRONOSTORIA DELLA ROCCA DI MONTEVITOZZO di Alessandro Carrucola
05/04/1188: è la data in cui per la prima volta si legge il nome di Montevitozzo in una bolla papale inviata da Papa Clemente III ai canonici di Sovana in cui raccomandava loro il dominio ecclesiastico sulle “...eccl.am Sanctae Crucis de Monte Vitozo cum omnibus pertinentiis et redditibus suis, Arcem Tedulam cum ecclesia et omnibus pertinentiis et redditibus suis, tam in decim quam in alis…” ossia la chiesa di Santa Croce di Montevitozzo con tutte le sue pertinenze ed i suoi redditi, la Rocca Tèdula con la chiesa e tutte le sue pertinenze ed i suoi redditi, siano essi in decime che in altro.
1203: molti castelli maremmani che fino ad allora erano sotto il controllo ecclesiastico passano in questo anno nell’orbita aldobrandesca per mano di Ildebrandino VIII. Tra questi castelli dovette rientrare anche la Rocca Tèdula.
1216: in occasione della prima divisione della contea aldobrandesca vediamo Montevitozzo diventare un importante centro di controllo militare ed amministrativo per i territori facenti parte della sua curia et districtu.
In questo frangente sia il castello di Montevitozzo che quello di Vitozza vengono citati entrambi separatamente, uno al maschile e l’altro al femminile e viene reso noto che entrambi i luoghi avevano curia e distretti separati (segno della loro importanza ed autonomia) Ciò vuol dire che in quell’anno entrambi i luoghi erano governati in modo diretto dalla stessa famiglia Aldobrandeschi.
Montem Vitoçum cum sua curia et districtu
Vitoççiam cum sua curia et districtu
Curia : nel contesto medievale si riferisce principalmente a chi abitava e lavorava nei villaggi attorno ad un castello.
Distretto :fa riferimento a tutti i territori governati da vassalli della stessa famiglia ed a tutti quei territori “minori” che dipendevano militarmente e politicamente dal controllo diretto dei due centri d’importanza.
1274: nuova divisione aldobrandesca tra i rami di Santa Fiora e di Sovana. Probabile anno di uscita di Montevitozzo dall’orbita aldobrandesca, il quale dovette passare ai signori di Montorio, in seguito al matrimonio tra Ranieri di Montorio e Gemma Aldobrandeschi. Nello stesso anno la famiglia Baschi era già entrata in possesso di numerosi castelli appartenuti agli Aldobrandeschi tra cui Montemerano, come si riporta nel testamento di Ugolino del fu Ugolino de’ Baschi datato 17/11/1274
1276: una certa “Ecclesia Sancti Marchi de Monte Vitoçio” pagò in quell’anno un modesto tributo di tre libbre e sei soldi di decime – unitamente ad altre chiese del territorio – per finanziare la causa delle Crociate.
20/04/1284: Nerio di Ranieri di Montorio, assoggettato da Ranieri di Ugolino della Greca - capitano del Popolo di Orvieto - sottomette il castello di Montevitozzo al comune di Orvieto nella persona di Giovanni “Ranerii Jannis” sindaco, obbligandosi con tutti i suoi beni, giurando sul Vangelo sotto pena di 1000 marche d’argento, promettendo solennemente di non muovere guerra od offesa al comune ed al popolo di Siena da detto castello senza il permesso orvietano e di consegnarlo al comune ad ogni richiesta, consapevole che se si fosse rifiutato il castello ed i suoi distretti sarebbero ritornati nel pieno ed esclusivo dominio di Orvieto.
L’atto venne ratificato dal castellano di Montevitozzo - Simone del fu Ranieri di Guido - il quale acconsentì e si obbligò con tutti i suoi beni facendo da garante tra il signore di Montorio ed il comune di Orvieto.
1305: nel mese di agosto Bonifazio Salinguerra da Sarteano, signore del castello delle Rocchette nei pressi di Sorano – sobillato dagli interessi dei Colonna – si impadronisce della rocca Tèdula – detenuta dagli orvietani - per mezzo di un assalto improvviso e vi si rinserra in attesa degli aiuti ghibellini; l’esercito orvietano lo assedia prontamente. La rocca viene espugnata e distrutta dagli orvietani e Fazio, in mancanza di aiuti, non ha altra scelta che arrendersi con ventotto dei suoi uomini. Molti di loro fanno una brutta fine: in Orvieto 10 di loro vengono decapitati, 4 impiccati. Gli altri – compreso lo stesso Fazio – vengono rilasciati grazie all’aiuto dei senesi.
“Nel detto anno li orvietani assediarono Monte Vitozo et lo pigliarono per forza et lo scarcarono, et entro vi era il Sig. Fazio delle Rocchette, quale fu preso e menato in Orvieto con venti otto persone, et dieci di essi li fu tagliata la testa, et quattro impiccati, et il Sig. Fazio fu rilasciato con gli altri a’ prieghi de’ Senesi".
1311: la rocca Tèdula venne recuperata dagli orvietani, insieme ad altri castelli maremmani in loro possesso, e dotata di un’adeguata guarnigione per difenderla dalle scorrerie che i signori di Montorio e Castell’Ottieri - alleati dei senesi - andavano facendo nella zona.
In questi anni i rapporti tra i signori locali ed il comune di Orvieto si guastarono, favorendo l’intervento di Siena. Di conseguenza gli Ottieri - sempre più potenti e forti dell’appoggio del detto comune - approfittarono della situazione di debolezza degli orvietani per riprendere il controllo su Montevitozzo.
15/09/1317: Montevitozzo e Castell’Ottieri stipulano degli atti di accomandigia con il comune di Siena per difendersi dalle mire espansionistiche orvietane che in quell’anno avevano già assediato Abbadia S.Salvatore e, dopo aver devastato tutto il territorio tra Sovana e Montemerano si stavano portando contro il castello delle Rocchette del Salinguerra (nelle vicinanze di Sorano) detenuto dai Baschi unitamente ai Farnese ed Andreoccio di Pietro Tolomei, i quali, oltre ad averne fatto un covo di spie e briganti, devastavano e saccheggiavano i territori di Orvieto, e per questo erano accusati di comportarsi “da veri briganti”.
1328: In questo anno – secondo il cronista senese Agnolo di Tura del Grasso - molti ghibellini toscani e lombardi morirono, tra i quali anche “el Bussa da Monte Vitozo di Maremma”.
1331: gli orvietani presero Montevitozzo e Montemerano. Giunta la notizia a Siena, il Comune incaricò due messaggeri di spargere la voce.
1338: gli orvietani assediarono diversi luoghi, tra i quali anche Montevitozzo.
“...Et post non multum tempus fuit facta obsidio ad...et ad Montem Vitozzium”
1341: Guido Orsini riesce a sottomettere molti castelli dell’area controllati dai Baschi alla sua autorità. Anche la rocca Tedula dovette sottomettersi con altissima probabilità e questo spiegherebbe due cose:
1) Perché Montevitozzo non compare tra i territori sottomessi a Siena nel 1356
2) Le due vipere scolpite a rilievo in uno degli edifici più antichi della borgata Marcelli (simbolo del casato dei Monaldeschi della vipera) possono essere la testimonianza diretta di un passaggio di mano avvenuto proprio in quegli anni tra due famiglie imparentate tra loro: gli Orsini ed i Monaldeschi.
20/11/1380: Stefano di messer Ermanno, signore di Montevitozzo e Supano, si consegnò nelle mani di Siena richiedendo protezione, alcuni aiuti militari per combattere i bretoni e le famiglie loro alleate (i Baschi, i prefetti di Vico, i Farnese) e che i due territori fossero inclusi nella pace da farsi. Il comune di Siena inviò allora a Stefano il castellano Pace di Masso con aiuti e guarnigioni per garantire la sua protezione, e la difesa dei due territori appena acquisiti, di cui dovettero essere rinforzate le difese proprio in questo frangente.
Dal 1381 la famiglia Baschi ritornò al servizio di Siena ottenendo la cittadinanza.
1395: documentata la presenza di un tale Fredo da Montevitozzo al servizio di Bartolomeo di Baschi, il quale agiva per conto di Siena a danno dei conti Orsini di Pitigliano impendendogli l’occupazione delle nuove terre della Repubblica senese.
Proprio in questo arco di tempo la Repubblica dovette consegnare la Rocca Tèdula ai Baschi, i quali dovettero detenerla per conto di Siena fino all’anno dell’acquisizione definitiva.
1414: Ranieri di Francesco di Baschi si dà nuovamente in accomandigia a Siena con il castello di Montevitozzo e tutte le sue dipendenze. Muore nello stesso anno. Per censo viene imposta la consegna di un palio per la festa dell’Assunta.
1415: "...nel mese di Agosto si fero V nuovi Palij per V Terre haute di nuovo: la prima Sovana, Pian Castagnajo, Orbetello, Monte Vitozzo, e Castellottieri".
20/02/1418: Montevitozzo, Castell’Ottieri, Sovana unitamente ad altri territori rinnovarono i patti di accomandigia e privilegio con il comune di Siena.
04/10/1431: Agnolo di Francesco di Baschi, in qualità di tutore del nipote Giovan Ranieri, consegna definitivamente al comune di Siena nella persona del commissario Rubio di Simone le terre di Montevitozzo, Castell’Ottieri, Montorio e Vitozza. L’atto venne stipulato dal notaio Lorenzo di Angelo da Todi nella sala magna del castello inferiore di Vitozza alla presenza di uomini e commissari del comune, tra i quali vengono ricordati: Pietro e Riccardo Antoni da Piancastagnaio, Giovanni Vannuzzi da Abbadia S. Salvatore, Bartolomeo Angeli da Arcidosso, Pietro Nisi da Radicofani, Jacomo Guidini (commissario senese) Agnolo Petri, Macario Pauli, Gasparro Nucci.
1441: Bosio Sforza di Santa Fiora (già detentore di Castell’Azzara) occupa il territorio di Montevitozzo, suo confinante.
26/12/1441: i senesi incaricarono Jacomo Guidini “che debba far pratica con Bogio Sforza e con il di lui mandato di ridurre in potere del comune di Siena Montevitozzo e promettere per tale effetto fino alla somma di 70 o 50 moggia di sale, e con dovere esso Bogio renunziare alle ragioni che aveva in detto Montevitozzo e che vi consentissero anche le contesse".
Nel frattempo il conte di Pitigliano approfittando dell’assenza di Siena riprese a fare scorrerie nel contado senese occupando a tradimento anche Castell’Ottieri e Montauto, ed anche il territorio di Montevitozzo venne colpito più volte. I senesi non tardarono a vendicarsi e dopo aver raccolto l’esercito al comando del capitano Gaspare Pazzaglia occuparono subito Montevitozzo e successivamente dettero il guasto a Sorano e Pitigliano.
Dopo il tradimento il Pazzaglia venne destituito dall’incarico; Montevitozzo rimase negli anni seguenti sotto la guida di Ranuccio Farnese, nuovo capitano degli eserciti.
1454: nuove scorrerie del conte di Pitigliano; i senesi inviarono nuovi contigenti di soldati al fine di impedirne delle nuove. In questo frangente l’esercito comandato dal generale Carlo di Campobasso e da Raimondo Anichino prese possesso di Montevitozzo. Ai loro ordini militavano 500 lance, in parte provenienti da Chiusi, in parte da altri castelli della Val d’Orcia.
1478: Niccolò III Orsini viene nominato generale dell’esercito senese al comando del quale sconfigge il duca di Calabria a Montepulciano. Secondo alcuni storici a seguito del buon esito della battaglia Niccolò III riesce ad ottenere dalla Repubblica di Siena lo smantellamento delle rocchette costruite sulle alture intorno a Sorano durante l’ultimo assedio e la vendita della terra di Montevitozzo.
Dicembre 1493: Niccolò III Orsini acquista con i propri denari il feudo di Montevitozzo pur restando sempre raccomandato alla città fino alla sua morte.
Viene annesso definitivamente alla contea di Pitigliano agli inizi del 1500.
A causa del degrado della rocca gli Orsini fecero erigere una villa fortificata nell’odierna piazza (ancora oggi esistente).
05/06/1504: è la data in cui si ha la notizia ufficiale che Montevitozzo dovette entrare a far parte stabilmente della Contea Ursìnea in occasione del testamento che il conte Niccolò III dispose, ormai morente, in Ghedi (Brescia) lasciando Montevitozzo al figlio Ludovico.
“In Christi nomine Amen
Io conte de Pitigliano dopo la vita voglio che le cose mie habbino a seguire in questo modo: P. che a Lodovico mio figlio habbia a rimanere Pitigliano e Sorano e tutte le cose che si tengono là con tutte le mie ragioni e giurisdizioni e perché Monte Vitozzo non è patronale ma hollo comprato io, voglio che rimanga a questo mio figlio chiamato Bastardo e tanto più quanto io gli comprassi nelle dette terre o nel paese...”
STEMMA: Composto da un orso bianco mentre sale la montagna. La montagna è composta da 10 piccole montagnole; la più alta rappresenta il centro del paese mentre le altre nove tutti i restanti nuclei che vanno a comporre il territorio e che convergono sul centro.
Volendo dare una lettura storica si può individuare in queste montagnole un pezzo di storia del paese, delle famiglie che si sono susseguite: Aldobrandeschi, Ottieri, Orvieto (Monaldeschi della Vipera) Baschi, Siena, Orsini, Medici, Barbolani di Montauto, Sandrucci ed Ercolani.