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Novellette di San Bernardino

Tratte da: G. Carabba editore - Lanciano, stampa 1916

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La medicina di Ghinasso

O giovana, il tuo sangue bolle: tu se' usata a stare col marito, a ben mangiare e a ben dormire. — O albachista, fammi questa ragione: ben mangiare, ben bere, ben dormire che fa, che monta? — Capitarai male. Io ti voglio insegnare a levar via le cagioni che ti possono far cascare in peccato. Vai a dormire? — Sí. — Va', dorme vestito. — Dice colei: — Io non posso adormentarmi. — Anco t'insegnarò: fa' che tu veghi; ch'io ti prometto, se tu veghi e aspetti la voglia del dormire, che tu dormiresti poi in terra in sulle pietre. Simile io ti dico che tu usi i cibi tuoi piccoli, che non ti riscaldino. Non dico che tu facci cosí, se tu se' inferma. Oh, se tu t'avvezzasse a dormire vestita, io ti prometto che egli è il miglior boccone che tu assaggiasse mai! O che cerchi tu nel dormire? Tu cerchi di verno il caldo e di istate il fresco. Io ti prometto, se tu dormi nella paglia, ella è caldissima di verno, e di state è freschissima. Hai tu inteso nulla? Dicoti che 'l dormir tuo sia vestita, non in letto di penna; e che 'l cibo tuo sia da non farti riscaldare, però che il pericolo v'è grande, avendo tu il sangue caldissimo e i cibi atti a farti riscaldare. Anco piú: è agiontovi i molestatori. Queste cose avendole, seguita che tu cascarai a far poi peccato. Dice colei che è usa a vivare dissoluta: — Io non posso vivare a cotesta vita, però che io perdo la voglia del mangiare: non mi piace né questo né quello; non posso mangiare nulla che mi piaccia. — O, sai che ti bisognarebbe? Bisognarebbeti la medicina di Ghino di Taco2. Io voglio che tu la 'mpari, o vedova. Io ti prometto che ella è buona per le vedove. Ghinasso fu un savio uomo: cosí avesse elli operato il suo senno in bene, come elli aoperò in male! Elli li capitò alle mani uno abate grasso grasso, sai, come tu volessi dire l'abate da Pacciano; il quale andava al Bagno a Petriuolo per dimagrare. Dice questo Ghinasso: "Dove andate voi?" Dice colui: "Io vo al Bagno a Petriuolo." "O che difetto è il vostro?" Egli rispose e disse: "Io vo a quel Bagno, perché m'è detto che mi sarà assai utile, ch'io non posso mangiare nulla che mi piaccia, e non posso smaltire nulla. "Dice Ghinasso: "O, io vi guârrò io, meglio del mondo." E cosí il mise in una camara inserrato, e davagli ogni dí un pugnello di fave e dell'acqua fresca. Costui, non avendo altro, mangiava di queste fave, e beveva dell'acqua per non morire di fame. E in capo di quattro dí Ghinasso gli fece dare un poco poco di pane, pure cor un poca d'acqua. Egli mangiò questo pane che gli parve un zuccaro. L'altro dí gli fece dare un poco di pan secco e muffato cor un poca d'acqua. E cosí tenutolo alcun dí a questa vita, infine egli el cavò di questa camara, e dissegli: "Come vi sentite dello stomaco?" "O, o, o! Io mi sento per modo ch'io mangiarei le pietre." Dice Ghinasso: "O, credete voi che voi fuste guarito cosí tosto al Bagno?" Disse di no. Dice Ghinasso: "O che avreste voi speso al Bagno?" Dice l'abbate: "Io avrei speso forse sessanta fiorini." Dice Ghinasso: "Or date a me ciò che voi avreste speso, e basta; bene che voi sete guarito." Infine questo abbate gli dè quelli denari che egli avrebbe spesi al Bagno, e forse anco piú. Andando poi questo abbate a Roma, era domandato come elli era guarito, e a ognuno diceva come egli l'aveva guarito Ghinasso. E com'egli sentiva niuno che avesse quel difetto, a tutti diceva: — Andate a Ghinasso. — Cosí voglio dire a te, vedova, che non puoi mangiare né questo né quell'altro: impara ed usa la medicina di Ghinasso. Non voler fare come quando tu avevi marito, che stavi a polpe d'ucellini: fa' che tu viva regolata la vita tua in ciò che tu hai a fare.

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