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SANTA CATERINA DA SIENA
LIBRO DELLA DIVINA DOTTRINA
VOLGARMENTE DETTO
DIALOGO DELLA DIVINA PROVVIDENZA
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TRACTATO
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Capitolo CXXXVII
Come Dio provide nel Testamento vecchio con la legge e co’ profeti; e poi con mandare el Verbo; poi con gli apostoli, co’ martiri e con gli altri sancti uomini. Come nulla adiviene a le creature, che tucto non sia providenzia di Dio.
— Generalmente Io providi con la legge, che Io diei a Moisé nel Testamento vecchio, e con molti altri sancti profeti. Anco ti fo sapere che, innanzi l’avenimento del Verbo mio Figliuolo, poco stecte il popolo giudaico senza profeta, per confortare il popolo con le profezie, dando lo’ speranza che la mia Verità, profeta de’ profeti, li traesse della servitú e facesseli liberi e diserrasse lo’ el cielo col sangue suo, che tanto tempo era stato serrato. Ma, poi che venne il dolce e amoroso Verbo, neuno profeta si levò tra loro: per certificarli che quello, che egli aspettavano, l’avevano avuto, unde non bisognava che piú profeti l’annunziassero: benché essi nol cognobbero né cognoscono per la ciechità loro. Doppo costoro, providi venendo el Verbo, si come decto è, il quale fu vostro tramezzatore tra me, Dio etterno, e voi. Doppo lui, gli appostoli, martiri, doctori e confessori, si come in un altro luogo Io ti dixi. Ogni cosa ha facto la mia providenzia, e cosi ti dico che infino a l’ultimo provederà. Questa è generale, data a ogni creatura che ha in sé ragione, che di questa providenzia vorrà ricevere el frutto. In particulare lo’ do ogni cosa per mia providenzia: e vita e morte (per qualunque modo lo la dia), fame, sete, perdimento di stato nel mondo, nudità, freddo, caldo, ingiurie, scherni e villanie. Tucte queste cose permetto che lo’ siano facte o decte dagli uomini. Non che lo faccia la malizia della mala volontà di colui che fa el male e la ingiuria, ma el tempo e l’essere che egli ha avuto da me. El quale essere gli dici non perché offendesse me né il prossimo suo, ma perché servisse me e lui con dileczione di caritá. Unde Io permecto quello acto o per provare la virtú della pazienzia in quella anima di colui che riceve, o per farlo ricognoscere.

Alcuna volta permectarò che al giusto tucto el mondo gli sarà contrario, e ne l’ultimo farà morte la quale darà grande admirazione agli uomini del mondo. Parrà a loro una cosa ingiusta di vedere perire uno giusto quando in acqua, quando in fuoco, quando strangolato da l’animale e quando per cadimento di casa sopra di lui, nel quale perderà la vita corporale. Oh, quanto paiono fuore di modo queste cose a quello occhio che non v’è dentro el lume della sanctissima fede! Ma none al fedele: però che’l fedele ha trovato e gustato, per affecto d’amore, nelle cose grandi sopradecte la mia providenzia; e cosí vede e tiene che con providenzia Io fo ciò ch’ Io fo, solo per procurare a la salute dell’uomo. E però ha ogni cosa in reverenzia: non si scandalizza in sé, né ne l’operazioni mie, né nel proximo suo; ma ogni cosa trapassa con vera pazienzia. La providenzia mia non è tolta a veruna creatura, perché tucte le cose sonno condite con essa. Alcuna volta parrà a l’uomo, o grandine o tempesta o saetta che Io mandi sopra el corpo della creatura, che ella sia crudeltá, quasi giudicando che Io non abbi proveduto a la salute di colui. E Io l’ho facto per camparlo della morte etternale; ed egli tiene il contrario. E cosí gli uomini del mondo in ogni cosa vogliono contaminare le mie operazioni e intenderle secondo el loro basso intendimento.


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