Tratta da Archivio SIUSA
Cecchini Giovanni, archivista di Stato, storico - Proceno (VT) 1886 feb. 1 - Siena 1963 mar. 17
Figlio di Vincenzo e di Assunta Del Monte, Giovanni Cecchini, nacque il 1° febbraio 1886 a Proceno, in provincia di Viterbo; si trasferì l’anno successivo con la famiglia nel Comune di Castelnuovo Berardenga, in provincia di Siena, dove il padre aveva acquistato l’azienda agricola di Pontignano. Laureatosi in Giurisprudenza presso l’Università degli studi di Siena nel 1908, procuratore legale l’anno successivo, Giovanni Cecchini svolse il servizio militare in artiglieria.
Tornato alla vita civile, preferì alla carriera legale quella degli studi, cui era stato avviato dai suoi maestri, lo storico del Diritto romano Pietro Rossi e lo storico del Diritto italiano Pier Silverio Leicht. Pertanto nel 1911, a seguito di concorso, fu ammesso nell’amministrazione degli Archivi di Stato con assegnazione all’Archivio di Firenze, dove frequentò il corso di Paleografia tenuto da Luigi Schiapparelli; nel 1913 si diplomò in Paleografia e diplomatica presso L'Istituto di studi superiori di Firenze. Durante la Prima guerra mondiale fu richiamato alle armi, venendo insignito della croce al merito di guerra.
Nel 1937 fu nominato commendatore della Corona d’Italia. Negli anni fiorentini Cecchini pubblicò le prime recensioni, nonché la traduzione dal tedesco di tre opere storiche. Nel 1928 iniziò la sua assidua collaborazione con la "Enciclopedia storico nobiliare italiana", diretta da Vittorio Spreti, per la quale avrebbe redatto negli anni successivi numerose voci su famiglie fiorentine e senesi. Nel 1928, insieme a Giustiniano Vitelleschi Degli Azzi, dette alle stampe il "Codice nobiliare araldico". Nel febbraio 1929 fu trasferito all’Archivio di Stato di Siena, di cui venne nominato direttore reggente e dal 1942 direttore di VI grado.
Fu consigliere dal 1930 nella Sezione di storia dell’Istituto comunale d’arte e di storia e poi consigliere nella Sezione per l’arte medievale e moderna, di cui nel 1952 divenne direttore; dal 1934 fu anche incaricato della direzione delle pubblicazioni dell’Istituto e dal 1957 fino alla morte della direzione del «Bullettino senese di storia patria».
Fu anche collaboratore dell’«Archivio storico italiano», facendo parte, dal 1936, del direttivo della Sezione senese. Produsse contributi per varie riviste («Studi senesi», «Rivista storica degli archivi toscani», «Archivio storico della Corsica», «Atti dell’Accademia lucchese», «Archivi d’Italia», e in particolare per le "Notizie degli Archivi di Stato"). La multiforme produzione storica e archivistica svolta in oltre cinquant’anni di carriera negli Archivi, di cui quasi trenta alla direzione dell’Archivio di Stato di Siena, comprende 142 titoli fra libri, saggi, articoli, voci enciclopediche e recensioni. Fra i principali lavori la pubblicazione del "Caleffo Vecchio", il cui primo volume usciva nel 1931, il secondo nel 1934 e il terzo nel 1940, mentre il quarto e ultimo volume, interamente trascritto da Cecchini, è stato edito soltanto nel 1984, sotto il patrocinio del Comune di Siena, con la revisione del testo a cura di Mario Ascheri, Alessandra Forzini e Chiara Santini.
La capacità di programmazione di Giovanni Cecchini si è esplicata soprattutto nei grandi riordinamenti archivistici, intrapresi a partire dal 1938, rallentati dalla guerra (gli eventi bellici avevano anzi aumentato il disordine di certi fondi momentaneamente trasferiti) e ripresi in maniera decisa nel secondo dopoguerra.
Il riordinamento globale del materiale archivistico senese ha dato luogo alla pubblicazione di due fondamentali volumi a stampa (Archivio di Stato di Siena, "Guida inventario dell’Archivio di Stato", I-II, Roma 1951 [Pubblicazioni degli Archivi di Stato, V-VI]) e di vari inventari analitici in parte dattiloscritti e in parte a stampa, ai quali collaborarono anche Giulio Prunai, Sandro de’ Colli, Giuliana Cantucci Giannelli e Ubaldo Morandi (in particolare Archivio di Stato di Siena, Archivio del Consiglio generale del Comune di Siena. Inventario, Roma 1952; Archivio del Concistoro del Comune di Siena. Inventario, Roma 1952; Archivio della Biccherna del Comune di Siena. Inventario, Roma 1953; Le sale della mostra e il museo delle tavolette dipinte. Catalogo, Roma 1956 [Pubblicazioni degli Archivi di Stato, IX-X, XII, XXIII]).
Con l’adozione del metodo storico di stampo bonainiano, Giovanni Cecchini riordinò larga parte del materiale dell’Archivio di Stato modificando la primitiva partizione dei tre complessi archivistici delle Riformagioni, dell’Archivio dei contratti e del Diplomatico, concentrati nel 1858 nell’Archivio di Stato di Siena, e abbandonando quindi l’iniziale divisione in tre sezioni (politica, economica e giudiziaria); con l’eliminazione di alcune fra le antiche miscellanee a suo tempo artificiosamente create, ciascun fondo archivistico venne così a rispecchiare, nella propria interezza, l’ufficio produttore.
Anche dopo il collocamento a riposo avvenuto il 16 maggio 1952, Cecchini mantenne per speciale provvedimento del Ministero dell’Interno - insieme all’incarico di ispettore generale al quale era stato promosso il 16 marzo 1952 - anche quello di direttore fino al 1957, quando fu chiamato a far parte del Consiglio Superiore degli Archivi per il triennio 1957-1959 e riconfermato per il triennio successivo. Di fatto egli non lasciò mai l’Archivio di Stato di Siena fino alla morte avvenuta il 17 marzo 1963.
Nel 1958 ha ricevuto il “Mangia d’oro”, motivato in questi termini: “È da sottolineare l’amore e la passione, l’attaccamento alla città con il quale Giovanni Cecchini ha svolto la sua opera metodica di paziente ricercatore, traendo dalle occulte carte il profumo di soavi segreti che ha rivelato in numerose pubblicazioni accrescendo il prestigio di Siena in Italia e all’estero”. Come non ricordare infatti, tra le sue tante pubblicazioni di storia locale, il volume fondamentale sul Palio di Siena edito proprio in quell’anno.