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Armando SaporiArmando Sapori fu uno dei più importanti storici italiani dell'economia medievale, oltre che archivista, docente universitario, politico e rettore dell'Università Bocconi.
Fu anche senatore della Repubblica e membro dell'Accademia dei Lincei.
Nato a Siena, inizialmente avrebbe voluto dedicarsi alle discipline umanistiche, ma si iscrisse a Giurisprudenza, laureandosi nel 1919. Parallelamente studiò violino e collaborò come giornalista.
Nel 1921 entrò nell'Amministrazione degli Archivi di Stato a Firenze, dove il contatto con importanti studiosi e con la ricchezza delle fonti archivistiche lo portò a dedicarsi sempre più alla ricerca storica.
Le sue prime ricerche riguardarono le compagnie mercantili e bancarie fiorentine del tardo Medioevo.
Il suo libro del 1926 sulla crisi delle compagnie dei Bardi e dei Peruzzi ottenne grande attenzione per la solidità documentaria e per la capacità di collegare economia e politica. In seguito approfondì lo studio della vita economica e dei mercanti medievali, pubblicando opere fondamentali come I Libri di commercio dei Peruzzi, La cultura del mercante medievale italiano, Mercatores e gli Studi di storia economica.
Negli anni Trenta iniziò la carriera accademica: insegnò a Ferrara, alla Bocconi di Milano e a Firenze. Grazie ai suoi studi e alla partecipazione a congressi internazionali divenne noto anche all'estero, entrando in contatto con importanti storici come Marc Bloch, Henri Pirenne e Lucien Febvre e con la rivista Annales.
Dopo la guerra intraprese anche un'attività politica: fu consigliere comunale a Firenze e, dal 1948 al 1953, senatore della Repubblica. Continuò però parallelamente la sua attività scientifica e accademica, ricevendo lauree honoris causa dalla Università di Poitiers e dalla Sorbonne.
Nel 1952 divenne rettore dell'Università Bocconi, incarico che mantenne per circa quindici anni, impegnandosi nello sviluppo dell'Ateneo, nell'ampliamento dell'offerta didattica e nel potenziamento del diritto allo studio.
Nel 1953 ricevette il premio Einaudi dell'Accademia dei Lincei e nel 1956 fu eletto socio nazionale dell'Accademia.
La sua concezione della storia era ampia e interdisciplinare: studiava l'economia, ma mirava a comprendere il processo storico nel suo insieme, utilizzando fonti diverse e valorizzando non solo il rigore scientifico, ma anche l'intelligenza, l'immaginazione e la sensibilità dello storico.
Negli ultimi anni si dedicò anche al disegno e alla scultura, attività artistiche che sembrano rappresentare il completamento di una personalità curiosa e poliedrica. Morì a Milano il 6 marzo 1976.