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Le lettere di Santa Caterina

Tratte da: "Le Lettere di S. Caterina da Siena - ridotte a miglior lezione e in ordine nuovo disposte con proemio e note" di Niccolò Tommaseo (G. Barbera, editore - 1860)

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CCCVII - A una donna che mormorava

Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.


Carissima suoro e figliuola in Cristo dolce Gesù. Io Catarina, serva e schiava de' servi di Gesù Cristo, scrivo a voi nel prezioso sangue suo; con desiderio di vedervi con vero e perfetto lume; perocchè senza il lume non potremo cognoscere la verità di Dio, nè la verità delle creature; anco, caderemo nel falso e miserabile giudizio. Perché? Perché saremmo privati del lume; perché l'anima che è alluminata e ha levata la passione sensitiva da sè medesima, discerne e cognosce la verità; e perciò giudica giustamente, e con grande discrezione. Che giudizio è questo, il quale noi dobbiamo rendere e dare a Dio? e che verità dobbiamo cognoscere in lui e nel prossimo nostro? Dicovelo. Che noi dobbiamo cognoscere questa verità non veduta coll'occhio del corpo; ma coll'occhio dell'intelletto, dentrovi il lume della santissima Fede: che Dio ci ama inestimabilmente, e per amore ci creò all'immagine e similitudine sua, perché noi ricevessimo e gustassimo il suo sommo eterno bene. Chi ci manifesta che questa sia la verità? Il sangue dell'umile e immacolato Agnello, sparso con tanto fuoco d'amore in sul legno della santissima croce.


Poichè l'anima ha veduta e cognosciuta questa verità, sì l'ama; e coll'amore giudica che ciò che Dio dà e permetto in questa vita alla creatura che ha in sè ragione, ilpermette per nostro bene, acciò che siamo santificati in lui; e giudica giustamente col lume di discrezione. Che se ella è in prosperità, sì la cognosce dal suo Creatore data a lei non per la sua virtù, ma per la infinita bontà di Dio; onde per questo cognoscimento l'ama con amore ordinato, amandola per Dio, e possedendola come cosa prestata a lei, e non come cosa sua, perocchè sue non sono. A questo ce n'avvediamo; che tal ora le vogliamo tenere, che elle ci sono tolte. E non tanto che la sustanzia temporale, ma la vita e la sanità dell'uomo e ogni altra cosa, tutte passano come il vento che neuno le può tenere a modo suo; se non quanto piace a Colui che le dà. Questo giudica quello ch'è alluminato in questa dolce verità. E se ella è avversità e tribolazione, si la riceve umilmente, con vera e santa pazienzia, riputandosi degna della pena, e indegna del frutto che séguita dopo la pena; giudicando in sè medesima con umiltà, che per li suoi peccati le venga. Perché conosce che il sommo Giudice è rimuneratore d'ogni bene e punitore d'ogni male; a grande grazia si reca (e così è) che Dio gli faccia tanta misericordia, che la colpa che merita pena infinita per avere offeso il Bene infinito, ella sia finita, in tempo finito dandoci fadiga e tribulazioni. In qualunque modo ce le dà, tutte ce le dà la Verità eterna, o perché noi ci correggiamo de' difetti nostri, o per farei venire a grande perfezione. Per qualunque modo ce le dà, certi siamo che ce le dà per amore, e non per odio. Questo vede e cognosce l'anima alluminata della dolce verità; e però ha ogni cosa in debita riverenzia; giudica giustamente la volontà di Dio e la providenzia sua in sè: perocchè la sua providenzia provede a ogni nostra necessità, e la sua volontà non vuole altro che il nostro bene.


Poichè l'anima così dolcemente ha cognosciuta la verità nel suo Creatore, e giudicato così dolcemente e' misteri suoi in bene, si volle, in questa medesima verità e giudizio, nel prossirno suo; perché la carità del prossimo esce dalla carità di Dio. Onde questa è la regola di coloro che il temono: che mai giudizio neuno non vorranno fare a neuna creatura se non in bene; guarda già che non vedesse il male espressamente colpa di peccato mortale. Nè questo piglia per giudizio; ma, per una santa compassione, il porta dinanzi a Dio, dicendo: «Oggi tocca a te, domane a me; se non fusse la somma Bontà che mi conserva. Ogni giudizio lasso al sommo Giudice che ha a giudicare e buoni e rei, e al giudice temporale, il quale è posto perché tenga e faccia giustizia ad ognuno secondo che merita». Non si pone a giudicare per detto delle creature, nè per costumi e atti di fuore; perocchè vede bene che Cristo benedetto glie lo vieta nell'Evangelio dicendo. «Non vogliate giudicare in faccia». Chè nel suo prossimo ama (con quello amore che egli ha in Dio, schietto senza rispetto di sè) la verità in lui; e giudica santamente la volentà di Dio nelle sue creature, giudicandole in bene, e lassando il male giudicare a Dio. E però non è scandelizzata ne' misteri di Dio, nè nel prossimo suo; e non diminuisce la carità e l'amore e riverenzia verso il suo Creatore per alcuna tribulazione che egli gli permettesse, nè verso la creatura, per ingiuria o danno temporale che ricevesse; perché ha giudicato santamente con verità, che Dio gliel permette per pruovare l'affetto della carità nell'anima inverso di colui che gli faingiuria, e per punizione del peccato suo; dicendo: «Signore. giustamente mi permetti questo; perocchè, se io non ho offeso questa creatura che mi fa ingiuria, io ho offeso te. Sicchè, per mio bene l'hai messa, per strumento a correggermi de' difetti miei». Dicovi, carissima figliuola, che questa anima gusta vita eterna in questa vita; perché ogni cosa in Dio e nel prossimo suo giudica con lume di verità.


A questo v'invito, che sempre vingegniate, mentre che vivete, di tenere questo dritto modo; acciocchè siate privata del sommo male, e perveniate al sommo eterno bene. Perocchè in quello giudicio che giudichiamo altrui, saremo giudicati noi. Non facciamo come gli stolti che fanno il contrario di questo; che solamente si vogliono fare giudici della volontà degli uomini, non ragguardando come, nè in che modo; ma come accecati dalla propria passione, la verità giudicando in bugia, e la bugia in verità. Oh come è torta la loro via, che, essendo ciechi, vogliono giudicare la luce! Vorranno giudicare e' grandi misteri di Dio, e quello che egli adopra nei servi suoi, e' modi e costumi loro, a modo suo. Oh superbia umana! E come non si vergogna la creatura di volere tollere l'officio di mano al suo Creatore? Che alla creatura sta d'aspettare d'essere giudicata, e non di giudicare. Ma ella non cognosce, perché è privata del lume della verità: e però leggermente giudica e condanna quello che ha udito o ode del prossimo suo, e quello che non vide mai. E così rimane avviluppata la coscienzia sua, scandelizzata in Dio e nel prossimo suo. Privata della dilezione della carità, ogni male n'esce: e ne diventa indiscreta; il gusto se gli guasta, sapendogli quello che è buono di cattivo; e quello che è cattivo, gli pare buono. Viene in odio e in dispiacimento de' misteri di Dio e opere delle creature; egli si priva del prezzo del sangue di Cristo crocifisso, tollesi ogni bene, e cade in ogni male. Diventa ingrato e scognoscente de' beneficii che ha ricevuti e riceve: la quale ingratitudine fa seccare la fonte della pietà. Diventa incomportabile a sè medesima, tenendo e amando disordinatamente senza Dio le ricchezze, delizie e stati del mondo. E le fadighe porta con impazienzia, non ponendo la cagione delle fadighe a peccati suoi; ma spesse volte la pone in Colui che non ha colpa. Questo ben pare che oggi si vegga nel mondo, e specialmente nella vostra città; che le grandi tribulazionie mutazioni avute e siamo per avere per le colpe e' difetti nostri, noi le vogliamo scaricare queste some sopra altri, siccome infermi, giudicando la santa intenzione in male e in perversa; e la disordinata e cattiva intenzione, che non attende altro che ad amore proprio, in bene. Questo è per la privazione del lume. Ma le pietre caggiono pure sopra colui che le getta.


Non si vuol fare così, dolcissima figliuola; ma, riputandola a noi e a' difetti nostri, ognuno a sè medesimo: e facendo così, placheremo l'ira di Dio, fuggiremo il male e tante fadighe, e riceveremo misericordia. Son certa che se voi e gli altri sarete fondati nel lume, col quale lume cognoscerete la verità, come detto è, voi'l farete; in altromodo, no.


E però vi dissi che io desideravo di vedervi fondata in vero e perfettissimo lume: e così vi prego per l'amore di Cristo crocifisso, che sempre v'ingegniate d'acquistarlo. Ponete fine e termine oggimai a ogni vostra passione, e non vogliate prestare l'orecchie in udire quello che non dovete: ma, come persona che non vuole la dannazione dell'anima sua, attenetevi alla verità; e non vogliate scandalizzarvi così di leggiero. Ragguardate l'affetto di chi v'ama teneramente. A questo modo goderete del bene, e non arete pena. Son certa che se vorrete usare 'l cognoscimento che Dio v'ha dato, voi vi disporrete ad intendere quello che per salute vostra io v'ho scritto.


Altro non vi dico. Permanete nella santa e dolce dile zione di Dio. Fuggite la morte della bugia e di falso giudizio, voi e gli altri. E non ci dornite più; non aspettate,a levare quel tempo che voi non avete. Gesù dolce, Gesù amore.

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