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Le lettere di Santa Caterina

Tratte da: "Le Lettere di S. Caterina da Siena - ridotte a miglior lezione e in ordine nuovo disposte con proemio e note" di Niccolò Tommaseo (G. Barbera, editore - 1860)

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CCCV - A Urbano VI

Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.


Santissimo e dolcissimo Padre in Cristo dolce Gesù. Io Catarina, serva e schiava de' servi di Gesù Cristo, scrivo a voi nel prezioso sangue suo; con desiderio di vedervi fondato in vero lume, acciocchè, illuminato l'occhio dell'intelletto vostro potiate cognoscere e vedere la verità; chè, cognoscendola, l'amerete; amandola, riluceranno in voi le virtù.


E che verità cognosceremo, santissimo Padre? cognosceremo una verità eterna, con la quale verità fummo amati prima che noi fussimo. Dove la cognosceremo? nel cognoscimento di noi medesimi; vedendo che Dio ci ha creati all'immagine e similitudine sua, costretto dal fuoco della sua carità. Questa è la verità; che ci creò poichè noi partecipassimo di lui, e godessimo il suo eterno e sommo bene. Chi ci ha dichiarata e manifestata questa verità? il sangue dell'umile e immaculato Agnello, di cui sete fatto vicario e celleraio; che tenete le chiavi del sangue, nel quale sangue fummo recreati a Grazia: e ogni dì che l'uomo esce dalla colpa del peccato mortale, e riceve il sangue nellasanta confessione, si può dire che ogni volta rinasca di nuovo. E così troviamo continuamente che la verità ci è manifestata nel sangue, ricevendo il frutto del sangue. Chi la cognosce questa verità? l'anima che si ha tolta la nuvila dell'amore proprio, e ha la pupilla del lume della santissima fede nell'occhio dell'intelletto suo; col quale lume, nel cognoscimento di sè e della bontà di Dio in sè, cognosce questa verità, e coll'affocato desiderio gusta la dolcezza e suavità sua. Chè tanto è la sua dolcezza, che ogni amaro spegne, ogni grande peso fa essere leggiero, ogni tenebra dissolve e leva via; loignudo veste, l'affamato sazia: unisce e divide, perché sta nella verità eterna, nella quale verità cognosce che Dio non vuole altro che il suo bene. E però subito dà uno giusto giudizio, tenendo che ciò che Dio dà e permette in questa vita, il dà per amore, acciocchè siamo santificati in lui, e per necessità della salute nostra, o peraccrescimento di perfezione.


Avendo cognosciuto questo nella verità col lume; ha in reverenzia ogni fadiga, detrazione, beffe, scherni, ingiurie, ob brobrii, villanie e rimproveri; tutte le trapassacon vera pazienzia, cercando solo la gloria e loda del nome di Dio nella salute dell'anime; e più si duole dell'offesa di Dio e del danno dell'anime, che della ingiuria propria. Ha pazienzia in sè, ma non nel vituperio del suo Creatore. Nella pazienzia dimostra allora l'anima che spogliata è dell'amore proprio di sè, ed è rivestita del fuoco della divìna carità. Nella quale carità, amore ineffabile, l'amaritudine, santissimo Padre, nella quale voi sete, essendo così dolcemente vestito, vi tornerà a grandissima dolcezza e suavità: e 'l peso che è così grave,l'amore vel farà esser leggiero: cognoscendo che senza il sostenere molto non si può saziare la fame vostra e de' servi di Dio, fame di veder riformata la santa Chiesa di buoni, onesti e santi pastori. E sostenendo voi senza colpa le percosse di questi iniqui, che col bastone della eresia vogliono percuotere la Santità vostra, riceverete la luce. Perocchè la verità è quella cosa che ci delibera. E perché verità è, che eletto dallo Spirito Santo e da loro, vicario suo sete, la tenebra della bugia e della eresia, laquale hanno levata, non potrà contra questa luce; anzi quanto più li vorranno dare tenebre, tanto più riceverà perfettissima luce.


Questa luce porta seco il coltello dell'odio del vizio, edell'amore della virtù, il quale è uno legame che lega l'anima in Dio e nella dilezione del prossimo. O santissimo e dolcissimo Padre, questo è il coltello che io vi prego che voi usiate. Ora è il tempo vostro da sguainare questo coltello; odiare il vizio in voi e nei sudditi vostri,e nei ministri della santa Chiesa. In voi, dico; perché in questa vita veruno è senza peccato; e la carità si debbe prima muovere da sè, usarla prima in sè coll'affetto delle virtù, e nel prossimo nostro. Sicchè, tagliate il vizio; e seil cuore della creatura non si può mutare, nè trarlo de' difetti suoi, se non quanto Dio nel trae, e la creatura si sforzi coll'aiutorio di Dio a trarne il veleno del vizio; almeno, santissimo Padre, siano levati dalla Santità vostra, il disordinato vivere e' scellerati modi e costumi loro.


Piaccia alla Santità vostral di regolarli secondo che è loro richiesto dalla divina bontà, ognuno nel grado suo. Non sostenete l'atto della immondizia: non dico il desiderio suo, chè nol potete ordinare più che si voglia; ma almeno l'atto (che si può) sia regolato da voi. Non simonia, non le grandi delizie: non giuocatori del sangue; chè quello dei poveri e quello della santa Chiesa sia giuocato, tenendo baratteria nel luogo che debbe essere tempio di Dio. Non come clerici nè come canonici, che debbono essere fiori e specchio di santità; e egli stanno come barattieri, gittando puzza d'immondizia e esemplo di miseria.


Oimè, oimè, oimè, Padre mio dolce! con pena e dolore e grande amaritudine e pianto scrivo questo. E perciò, se io parlo quello che pare che sia troppo e suoni presunzione; il dolore e l'amore mi scusi dinanzi a Dio e alla Santità vostra. Chè, dovunque io mi volgo, non ho dove riposare il capo mio. Se io mi volgo costì (che dove è Cristo, debbe essere vita eterna); e io vedo che nel luogo vostro, che sete Cristo in terra, si vede l'inferno di molte iniquità, col veleno dell'amore proprio; il quale amore proprio gli ha mossi a levare il capo contra di voi, non volendo sostenere la Santità vostra che vivessero in tanta miseria. Non lassate però. Riluca nel petto vostro la margarita della santa giustizia, senza veruno timore. Chè non bisogna temere, ma con cuore virile: che se Dio è per noi, veruno sarà contra a noi. Godete e esultate; chè l'allegrezza vostra sarà piena in cielo. In queste fadighe vi rallegrate; perché dopo questo (cioè dopo le fadighe) verrà il riposo, e la riformazione della santa Chiesa.


Benchè vi vedete abbandonato da quelli che debbono essere colonne, non allentate li passi; ma molto più correte fortificandovi sempre col lume della santissima Fede in cognoscere la verità, e con l'orazione e compagnia de' servi di Dio. Vogliate vederveli da lato: chè in questavita, tra le fadìghe, saranno il vostro desiderio e refrigerio. Cercate d'avere, oltre all'aiutorio divino, l'aiuto de'sservi suoi, che vi consiglieranno con fede, e schiettamente, non passioniti, nè containinati nel consiglio loro per amore proprio. Farmi che vi sia grandissima necessità d'averlo. Certa sono che, avendo voi alluminato l'occhio dell'intelletto nella verità, che voi gli cercheretecon grande sollicitudine. In altro medo non pianterete le virtù vere nelli sudditi vostri, ne otterrete d'ordinari, edi mettere piante buone e virtuose nella santa Chiesa.


Dicevo, che dovunque io mi volgevo, non trovo dov'io mi riposi. E così è la verità. Siccome egli è costì, così si trova in ogni altro luogo, e specialmente in questanostra città, che, nel tempio di Dio, che è luogo d'orazione, hanno fatto spelonca di ladroni, con tanta miseria, che è maraviglia che la terra non c'inghiottisce. Tutto è per difetto de' cattivi pastori, che non hanno ripresoli difetti, nè con la parola nè con buona e santa vita. O pastore mio dolce, dato agl'ignoranti cristiani dalla dolcezza dell'inestimabile carità di Dio, quanta necessità avete del lume, acciocchè col lume cognosciate il difetto dove è il difetto, e la virtù dove è la virtù? acciocchè condiscrezione a ciascuno diate il debito suo. Considerando me misera miserabile, che senza il lume non potreste disradicare le spine e piantare la virtù; però vi dissi ch'iodesideravo di vedervi fondato in vero e perfettissimo lume, perocchè nel lume cognoscerete la verità; cognoscendola, l'amerete; amandola, ne sarete vestito. Con questo vestimento si riparerà alli colpi che noceranno non a voi, ma a coloro che ve gli gittano. Abbracciate le pene con grande conforto, bagnandovi nel sangue di Cristo crocifisso, di cui sete fatto vicario.


Altro non vi dico: che se io andassi alla voluntà, non mi resterei ancora. Non vorrei più parole, ma trovarmi nel campo della battaglia, sostenendo le pene, e combattendo con voi insieme per la verità infino alla morte, per gloria e loda del nome di Dio, e reformazione della santa Chiesa. Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. Perdonate, santissimo Padre, alla mia ignoranzia, che ignorantemente presumo di parlare a voi. Umilmente v'adimando la vostra benedizione Gesù dolce, Gesù amore.

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