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Le lettere di Santa Caterina

Tratte da: "Le Lettere di S. Caterina da Siena - ridotte a miglior lezione e in ordine nuovo disposte con proemio e note" di Niccolò Tommaseo (G. Barbera, editore - 1860)

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CCXCIX - A misser Ristoro Canigiani

Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.


Carissimo fratello in Cristo dolce Gesù. Io Catarina, serva e schiava de' servi di Gesù Cristo, scrivo a voi nel prezioso sangue suo; con desiderio di vedervi spogliato dell'uomo vecchio, e vestito del nuovo. Spogliato, dico, del vecchio peccato d'Adam, e di quello disordinato affetto ch'egli ebbe, col quale affetto offese Dio passando l'obedienzia sua, e offese sè, tollendosi la vita della Grazia: onde, subito ch'ebbe offeso, truovò ribellione in sè, e in tutte le creature. E così l'anima che sèguita e si vestedi questo uomo vecchio, truova nè più nè meno, amando disordinatamente sè medesimo d'amore sensitivo; dal quale amore sensitivo sèguita ogni disordinato amore. Questo è quello miserabile amore che tolle il lume della ragione, e non lassa cognoscere la verità; tolle la vita della Grazia, e dacci la morte; tolleci la libertà, e facciservi e schiavi del peccato, che è quella cosa che non è: onde in questa vita gusta l'arra dell'inferno. Dico che non cognosce la verità; perocchè, se cognoscesse la verità, non ponerebbe il cuore e l'affetto, e tutta la sollecitudine sua nel mondo, e non se ne farebbe dio; anco, lo spregerebbe con tutti i suoi diletti, vedendo la poca fermezza e stabilità sua, e quanto è vano e caduco.


E none 'l vediamo tutto 'l di, carissimo fratello, che ogni cosa del mondo passa come il vento, e neuna cosa si puó tenere al modo nostro? Perocchè neuna cosa è nostra, se non solo la divina Grazia, la quale non ci può essere tolta se noi non vogliamo. Perocchè questa Grazia non si perde se non per la colpa del peccato; e non è nè dimonio nè creatura che ci possa costrignere a una piccola colpa commettere: e però non ci può essere tolta. Ma le cose del mondo che ci sono date in presto e per uso, ci possono essere tolte, e sonci tolte quando piace alla divina bontà, che ce l'ha date. Onde non vediamo che testè l'uomo è ricco, e testè povero; ora è in grande altezza, e ora in grande bassezza; e dalla sanità veniamo all'infermità, e dalla vita alla morte. E così ogni cosa c'èmutabile; e talora l'uomo le vuol tenere, che non può; però che non sono sue. Che se elle fossero sue, le terrebbe quanto vuole. Ma songli state date perché se le usi per necessità, ma non perché le tenga con disordinato amore, amandole fuore di Dio. Perocchè, facendo così, trapasserebbe il suo e mandamento, il quale dice che noi'l dobbiamo amare sopra ogni cosa, e il prossimo come noi medesimi. Onde, facendolo, si passa l'obedienzia sua: ed essofatto, ch'egli è fatto disobediente, è privato della vita della Grazia, ed èssi fatto degno della morte eternale. Egli è fatto incomportabile a sè medesimo: onde gusta l'arra dell'inferno; però che il vermine della coscienzia sempre rode. Per la qual cosa sostiene pena intollerabile quando si vede privato di quella cosa che egli amava tanto disordinatamente, vedendo che gli convenga lassare, o nella vita, essendogli tolta, o nella morte. Perocchè, morendo l'uomo, ogni cosa gli conviene lassare; chè seco non ne porta altro che 'l bene ch'egli ha operato, o il male; ricevendo ognuno quello ch'egli ha meritato: però che ogni colpa è punita, e ogni bene è rimunerato. Altro non ne può portare. E però l'uomo che disordinatamente ama, sostiene grandissima pena, quando perde quello che tanto amava; però che tanto si perde con dolore, quanto si possiede con amore. Onde tutta la vita sua è pena. E, eziando possedendo e stando in delizie, ha pena, perché teme di perder quello ch'egli ha.


Chi non cognosce tanta miseria e grave tormento quanto dà il mondo? Chi ha accecato il lume della ragione coll'amore proprio di sè; il quale lume perde per condescendere alla serva della propria sensualità, la quale sensualità è vestita dell'uomo vecchio, cioè del peccato di Adam. Quanto è miserabile lo stolto e ingrato uomo che si tolle tanta dignità quanto è il lume della ragione, ela vita della Grazia, e la libertà, essendosi fatto servo deldimonio e del peccato, che non è alcuna cosa! La quale libertà gli fu renduta col mezzo del sangue del Figliuolo di Dio, nel qual sangue del Figliuolo di Dio fu lavata la faccia dell'anima nostra. Oh quanto sarà degno di riprensione colui, che iniquamente spende e consuma la vita sua; la quale iniquità non gli lassa cognoscere la bontà di Dio in sè, nè ricevere il frutto del sangue! Che ha fatto lo stolto uomo, poich'egli ha distese le braccia eha abbracciate tutte le delizie del mondo per desiderio? Nulla se ne trova, altro che confusione e stimolo della coscienzia nell'ultima stremità della morte. Egli è fatto come il frenetico, o come colui che sogna; che gli pare avere grandi diletti, e poi, svegliato, non si truova alcunacosa. E così l'uomo che si desta dal sonno di questa misera vita, non si truova altro che pena e rimproverio.


Che modo c'è dunque da tenere acciò che noi non perdiamo il bene del cielo, nè in questa vita viviamo in tanta afflizione? Questo è il rimedio, dolcissimo fratello:che noi ci spogliamo di questo uomo vecchio che ci dà intollerabile pena, e vestianci dell'uomo nuovo Cristo dolce Gesù; ordinando la vita nostra, vivendo come uomo e non come animale; levando la nuvola dell'amore proprio di noi; e odiare la propria nostra sensualità (che è una legge perversa che impugna contro lo spirito), e il mondo con tutte le sue delizie. E subito, veramente, che coll'occhio dell'intelletto le ragguarderete, vedrete quanto elle sono nocive alla salute nostra, amandole fuore di Dio; e quanta pena intollerabile ci danno in questa vita. Allora, quando l'anima ragguarda questo, subito concepe un odio alla propria sensualità, e a tutto quanto 'l mondo. Non, ch'egli non ami le cose create. E l'uomo che ha i suoi figliuoli, ama i suoi figliuoli e la donna e gli altri che gli sono congiunti; ma amali d'amore ordinato e non disordinato: cioè, che per loro non vuol ponere l'anima sua con offendere Dio. Sicchè, ama con ordine, e non senza ordine. Perocchè Dio non ci vieta che noi non amiamo; anco, ci comanda che noi amiamo il prossimo come noi medesimi; ma vietaci e' nostri disordinati modi, con che noi amiamo. E questo è quello che l'anima odia, perché vede che gli è vietato da Dio, ed è danno suo. Allora, poichè ha conceputo l'odio verso quella cosa che dee odiare (perché l'anima non può vivere senz'amore); subitamente ama sè e 'l prossimo suo, e le cose che sono create, d'amore ordinato, e con affetto di virtù, ponendosi dinanzi all'occhio dell'intelletto col lume della santissima Fede, per obietto Cristo crocifisso: e in lui vede e cognosce quello ch'egli deeamare.


E perché nel sangue di Cristo vede l'amore ineffabile che Dio gli ha (perché più manifestamente il sangue ci ha manifestato l'amore e la carità di Dio, che niuna altra cosa); distendesi subito ad amarlo con tutto il cuore, con tutto l'affetto e con tutte le forze sue. Perocchè condizione è dell'amore, d'amare quanto si sente amare, d'amare tutte le cose che ama colui ch'egli ama. E però, a mano a mano che l'anima ha cognosciuto l'amore del suo Creatore verso di lui, l'ama; e amandolo, ama tutte quelle cose che Dio ama. E perché vede, che Dio ama sommamente la sua creatura che ha in sè ragione (che in tanto l'amò, che ci donò 'l Verbo del suo Figliuolo; acciò che desse la vita per noi, e lavasseci la lebbra del peccato mortale nel sangue suo); e però l'uomo distende, e partecipa l'affetto e la carità sua col prossimo; e al prossimo vuole rendere quello che a Dio non può rendere, cioè di farli utilità. Però ch'egli è lo Dio nostro, che nonha bisogno di noi. E perciò quella utilità che a lui non può fare, la fa al prossimo, che è quel mezzo che Dio ci ha posto, nel qual mezzo manifestiamo l'amore che noi abbiamo a lui. Per questo amore l'uomo non concepe odio verso il prossimo suo, per neuna ingiuria che da lui gli fosse fatta; ma con pazienzia porta e sopporta i difetti suoi, dolendosi più dell'offesa di Dio e del danno dell'anima sua, che dell'ingiuria o del danno proprio. Questo è amore ordinato, però che non esce dell'ordine della carità. E vestesi dell'uomo nuovo Cristo dolce Gesù, seguitando le vestigie e la dottrina sua, rendendo bene a quelli che gli fanno male. Odia quello che Cristo benedetto odia; e ama quello ch'egli ama. Che odiò Cristo benedetto? Odiò il vizio e 'l peccato, onori, delizie, estati del mondo: e tanto gli dispiacque il peccato, che, non essendo in lui veleno di peccato, della nostra colpa volle fare vendetta, e punilla sopra il corpo suo in tanto tormento e pena, che la lingua nostra non sarebbe sufficiente a narrarlo. L'onore e le delizie egli spregiò; onde,quando volle essere fatto re, egli sparve di mezzo di loro, ma abbracciò la povertà, le ingiurie, gli scherni e villanie; sostenendo fame e sete, e molte persecuzioni, infino all'obbrobriosa morte della santissima croce. A questo non sfuggì, ma féssi incontra a' Giudei quando il vollero prendere, dicendo: «Cui dimandate voi?». E rispondendo eglino: «Gesù Nazzareno»: «E se voi cercate me (disse il dolce e amoroso Verbo), Io son esso. Pigliatemi, e lassate stare costoro ): dicendo de' discepoli suoi. E così ci diè dottrina la Verità dolce, della carità del prossimo, quanto noi 'l dobbiamo amare: e della pazienzia, come dobbiamo portare ogni cosa che Dio permette a noi, realmente, per gloria e loda del nome suo; non schifando nè fadiga nè labore; nè vollendo mai il capo in dietro a mirare l'arato per impazienzia, nè per odio del prossimo suo, ma con allegrezza cordiale farsegli arincontra, e stringerlo per affetto d'amore, per Cristo crocifisso.


E veramente noi dobbiamo portare, e materia n'abbiamo; sì perché la fadiga è piccola, e si perch'ell'è di gran frutto, e sì per amore di colui che la dà. Piccola è: esapete quanto? quanto una punta d'aco, perché tanto è la fadiga, quanto 'l tempo. E 'l vedrete bene, ch'egli è tanto piccolo che l'uomo nol può imaginare. Il tempo ch'è passato, voi non l'avete; 'l tempo ch'è a venire, non siete sicuro d'averlo: solo dunque questo punto del tempo presente avete, e più no. Dunque la fadiga passata non c'è nell'avvenire; però che non siamo sicuri d'averla, ma tanta fadiga abbiamo quanto 'l tempo; più no. Bene è dunque vero, ch'è piccola. Quanto è grande il frutto? Dimandatene il dolce banditore di Paolo, che dice «che non sono degne le passioni di questa vita a quella futura gloria». Se noi vediamo colui che la dà, è il dolce Dio nostro sommamente buono; e perch'egli è sommamente buono, non può volere altro che bene. E perché ce la dà? Per nostra santificazione, acciocchè la margarita della virtù della pazienzia sia provata in noi; la qualevirtù ci manifesta se in verità amiamo il Creatore nostro, e se abbiamo in noi la vita della Grazia, o no. Perocchè, come la impazienzia è un segno che noi amiamo più noi e le cose create che 'l Creatore; così la pazienzia è segnodimostrativo che ci fa manifesto che noi amiamo Dio sopra ogni cosa, e' l prossimo come noi medesimi.


Sicchè vedete che sèguita Cristo, odiando il vizio, e amando la virtù; e stringela a sè, e vestesene in tanto, che elegge prima la morte, che volersene spogliare. Tanto gli è dilettevole e piacevole la virtù! Vestita che l'anima è di quest'uomo nuovo, col lume della ragione, gusta vita eterna; e neuna cosa il può turbare. Onde, s'egli ha fadighe, egli gode della tribolazione, egli ingrassa. E nonha timore affliggitivo, cioè timore servile, che tema di perdere le sostanzie del mondo; perocchè con amore ordinato le possiede, e come cose prestate, e non come cose sue, perché già vide e cognobbe ch'ell'erano cose transitorie, e non le poteva tenere a modo suo, perché non erano sue; e però si dispose a tenerle per suo uso e con amore ordinato. E tutta la vita sua ha ordinata in Dio, in qualunque stato si sia. Onde, se egli ha lo stato del matrimonio, egli'l conserva con grande onestà, avendo in debita reverenzia e' dì, che sono comandati da santa Chiesa. E se egli ha figliuoli, egli fa come creaturaragionevole, che nutrica l'anima e 'l corpo: e così debbe fare, allevandoli ne' comandamenti dolci di Dio. E s'egli è in altro stato ch'egli abbia a sovvenire 'l prossimo. suo, egli si fa padre de' poveri, e volentieri s'affadiga perloro, sovvenendogli in ciò che può. Del corpo suo, perdiletto e delizie di vestimenti, non se ne vuol fare Dio: ma con modo ordinato e piacevole a Dio, tiene lo stato suo senza leggerezza o vanità di cuore. E non attende a spendere solamente 'l suo in adornamento di casa, perocchè vede che,adornata che ella fosse, gli potrebbe esser guasta, e tolto l'adornamento. Ma ingegnasi solo d'adornare la casa dell'anima sua di vere e reali virtù; ilquale adornamento neuno è che gli possa tollere, se egli non vuole. E però questi cotali di neuna cosa possono avere pena, perocchè hanno posto l'amore e l'affetto in quella cosa che non gli può essere tolta. E corrono questa vita, piena d'affanno, senza pena affliggitiva, senza stimolo di coscienzia; e vanno leggieri per la via di Cristo crocifisso, seguitando la dottrina sua, vestiti del vestimento leggiero di quest'uomo nuovo, e spogliati della gravezza dell'uomo vecchio, che aggrava e occupa l'uomo in colpa di peccato mortale, e in molte pene e affanni questa tenebrosa vita. Egli non intende sè medesimo, non tanto che sia inteso da altri; però che l'amore proprio gli ha tolto 'l lume della ragione; onde non cognosce la verità. E però ha pena: perocchè, se non cognosce questa verità, non la può amare; non amandola, non se ne veste: e però è sempre inquieto.


E però dissi io (acciò che fuste liberato da questa pena,e riceveste la vita della Grazia, e rispondeste a Dio che vi chiama, e vi ama ineffabilmente) che io desideravo di vedervi spogliato dell'uomo vecchio, e vestito dell'uomo nuovo Cristo dolce Gesù. E così vi prego che facciate.


Del caso occorso godete, però che è la vita dell'anima vostra: e crescete in voi il frutto del santo desiderio. E sealtro vi dicesse la propria sensualità, o le lusinghe degliuomini del mondo, non lo credete: ma fermo e stabile, come uomo virile, seguitate il santo proponimento. E pensate che gli uomini del mondo non poteranno render ragione dinanzi al sommo Giudice per voi nell'ultima stremità della morte, ma solo la santa e buona coscienzia. Or non dormite più, ma in tutto ordinate la vita vostra. Altro non dico. Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. Gesù dolce, Gesù amore.

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