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Le lettere di Santa Caterina

Tratte da: "Le Lettere di S. Caterina da Siena - ridotte a miglior lezione e in ordine nuovo disposte con proemio e note" di Niccolò Tommaseo (G. Barbera, editore - 1860)

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CCXCVI - A don Giovanni dalle celle di Valle Ombrosa

Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.


Carissimo padre in Cristo dolce Gesù. Io Catarina, serva e schiava de' servi di Gesù Cristo, scrivo a voi nel prezioso sangue suo; con desiderio di vedervi gustatore e mangiatore dell'anime, per onore di Dio, in su la mensa della santissima croce, e accompagnarvi coll'umile e immacolato Agnello. In altro luogo non veggo, padre, che si possa mangiare questo dolce cibo. Perché no? Perché noi potemo mangiare in verità senza molto sostenere; ma co' denti della vera pazienzia e con la bocca del santo desiderio si conviene mangiare, e in su la croce delle molte tribolazioni, da qualunque lato elle vengono, o per mormorazioni o per scandali del mondo; e tutte sostenere infino alla morte. Ora è il tempo, carissimo padre, di mostrare se noi siamo amatori di Cristo crocifisso, o no; e se noi ci dilettiamo di questo cibo. Tempo è di dare l'onore a Dio e la fadiga al prossimo: fadiga, dico, corporale con molto sostenere; e fadiga rientale, cioè, con dolore e amaritudine offerire lagrime e sudori, umile e continua orazione, con ansietato desiderio, dinanzi a Dio. Perocchè io non veggo che per altro modo si plachi l'ira di Dio verso di noi, e s'inchini la sua misericordia, e bon la sua misericordia ricoverare, tante pecorelle che periseGno nelle mani delle dimonia, se non per questo modo detto, cioè, con grande dolore e compassione di cuore, e con orazioni grandissime.


E però io v'invito, carissimo padre, da parte di Cristo crocifisso, che ora di nuovo cominciamo a perdere noi medesimi, e a cercare solo l'onore di Dio nella salute dell'anime, senza alcuno timore servile; o per pene nostre, o per piacere alle creature, o per morte che ci convenisse sostenere, per neuna cosa, mai allentalle i passi; ma correre, come ebbrii,d'amore e di dolore della persecuzione che è fatta al sangue di Cristo crocifisso. Perocchè, da qualunque lato noi ci volliamo il vediamo perseguitare. Onde, se io mi vollo a noi, membri putridi, noi il perseguitiamo con molti difetti, e con tante puzze di peccati mortali, e con l'avvelenato amore proprio, il quale avvelena tutto quanto il mondo. E se io mi vollo a' ministri del sangue di questo dolce e umile Agnello, la lingua non può anco narrare tanti mali e difetti. Se io mi vollo a' ministri, che sono al giogo dell'obedienza, per lamaledetta radice dell'amor proprio, che non è anco morta in loro, li veggo tanto imperfetti che neuno s'è condotto a volere dare la vita per Cristo crocifisso; ma più tosto hanno usato il timore della morte e della pena, che il santo timore di Dio e la reverenzia del sangue. E se io mi vollo a' secolari, che già hanno levato l'affetto del mondo; non hanno usata tanta virtù che si siano partiti dal luogo, o eletta la morte, innanzi che fare quello che non si debbe fare. E questo essi l'hanno fatto per imperfezione, o essi il fanno con consiglio. Il quale consiglio, se io avessi a dare, io consiglierei che, se essi volessero usare la perfezione, eleggessero innanzi la morte; e se essi si sentissero debili, fuggire il luogo e la cagionedel peccato, giusta al nostro potere. Questo consiglio medesimo, se neuno ve ne venisse alle mani, mi parrebbe che voi e ogni servo di Dio, il dovesse dare. Perocchè voi sapete che in neuno modo, non tanto per paura di pena o di morte, ma per adoperare una grande virtù, non ci è licito di commettere una piccola colpa. Sicchè dunque, da qualunque lato noi ci voltiamo, non troviamo altro che difetti. Che io non dubito, che se uno solo avesse tanta perfezione che avesse data la vita per li casiche sono occorsi e occorrono tutto dì, che il sangue averebbe chiamato misericordia, e legate le mani della divina Giustizia, e spezzati i cuori di Faraone, che sono indurati come pietra di diamante; e non veggo modo che si spezzino altro che col sangue


Oimè, oimè, disavventurata l'anima mia! Veggo giacere il morto della Religione Cristiana; e non mi doglio nè piango sopra di lui. Veggo la tenebra venuta nel lume; perocchè dal lume della santissima Fede ricevuto nel sangue di Cristo, li veggo venire ad essere abbacinati, e riseccata la pupilla dell'occhio: onde, siccome ciechi, li vediamo cadere nella fossa, cioè nella bocca del lupo infernale, dinudati delle virtù, e morti di freddo; essendo dinudati della carità di Dio e del prossimo, e sciolti dal legame della carità, è perduta ogni reverenzia di Dio e del Sangue. Oimè, credo che le iniquità mie ne sieno state cagione.


Adunque vi prego, carissimo padre, che preghiate Dio per me, che mi toglia tante iniquitadi, e che io non sia cagione di tanto male; o egli mi dia la morte. E pregovi che pigliate questi figliuoli, morti, in su la mensa della santissima croce, e ine mangiate questo cibo, bagnati nel sangue di Cristo crocifisso. Dicovi che, se voi egli altri servi di Dio non ci argomentiamo con molte orazioni, e gli altri con correggersi di tanti mali, il divinogiudicio verrà, e la divina Giustizia trarrà fuore la vergasua. Benchè (se noi apriamo gli occhi), è già venuta una delle maggiori che noi potiamo avere in questa vita, cioè d'essere privati del lume di non vedere il danno e il male dell'anima e del corpo. E chi non vede, non si può correggere; perocchè non odia il male, e non ama il vero bene. Onde, non correggendosi, cade di male in peggio. E così mi pare che si faccia: e a peggio siamo ora, che il primo dì. Adunque c'è di bisogno di non ristarci mai, se noi siamo veri servi di Dio, con molto sostenere e con vera pazienzia; e dare la fadiga al prossimo, e l'onore a Dio, con molte orazioni, e ansietato desiderio; e i sospirici sieno cibo, e le lagrime sieno beveraggio in su la mensa della croce: perocchè altro modo non ci veggo. E però vi dissi ch'io desideravo di vedervi gustatore e mangiatore dell'anime i su la mensa della santissima croce.


Pregovi che vi sieno raccomandati i vostri e miei carissimi figliuoli; cotesti di costà, e questi di qua. Notricateli e accresceteli nella grande perfezione, giusta il vostro potere. E brighiamo di correre, morti a ogni propria volontà spirituale e temporale; cioè di non cercare le proprie consolazioni spirituali, ma solo il cibo dell'anime, dilettandoci in croce con Cristo crocifisso; e per gloria e lode del nome suo dare la vita, se bisogna. Io, per me muoio e non posso morire, a udire e vedere l'offesa del mio Signore e Creatore; e però vi dimando lemosina che preghiate Dio per me, voi e gli altri. Altro non vi dico. Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. Gesù dolce, Gesù amore.

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