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Le lettere di Santa Caterina

Tratte da: "Le Lettere di S. Caterina da Siena - ridotte a miglior lezione e in ordine nuovo disposte con proemio e note" di Niccolò Tommaseo (G. Barbera, editore - 1860)

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CCXCIV - A Sano di Maco, e a tutti gli altri figliuoli in Siena

Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.


Carissimi figliuoli in Cristo dolce Gesù. Io Catarina, serva schiava de' servi di Gesù Cristo, scrivo a voi nel prezioso sangue suo; con desiderio di vedervi forti e perseveranti infino all'ultimo della vita vostra; considerando me, che senza la perseveranzia neuno può piacere a Dio, e non riceve la corona del premio. Colui che persevera, sempre è forte; e la fortezza il fa perseverare.


Di bisogno e di necessità ci è il dono della fortezza: però che siamo assediati da molti nemici. Il mondo con le delizie e inganni suoi; il dimonio con le molte molestiee tentazioni, e col ponersi in su le lingue degli uomini, facendo loro dire parole d'infamia e mormorazioni, e spesse volte con farci tôrre le cose nostre (e questo fa solo per rivocarci dall'affetto e carità del prossimo nostro):la carne si leva con la propria sensualità, volendo impugnare contra lo spirito. Sicchè dunque tutti questi nostri nemici ci hanno assediati; ma non ci bisogna temere di timore servile, però che essi sono sconfitti per lo sangue dello immacolato Agnello. Doviamo arditamente rispondere e resistere al mondo col dispregiamento delle delizie e stati suoi; giudicando che non ha in sè fermezza nè stabilità veruna. Mostraci la lunga vita con la fiorita gioventudine, e con le molte ricchezze; ed elle si veggono tutte vane, perocchè dalla vita veniamo alla morte, da gioventudine a vecchiezza, da ricchezza a povertà; e così corriamo sempre verso il termine della morte. E però c'è di bisogno d'aprire l'occhio dell'intelletto a vedere quanto è miserabile colui che se ne fida. A questo modo gli verrà a dispiacere e odierà quello che prima amava. Allo inganno del dimonio si risponda virilmente, vedendo la sua debilezza; perocchè non può vincerese non colui che vuole essere vinto. Risponda dunque con la viva fede e speranza, e con uno odio santo di sè medesimo. Perciocchè nell'odio diventerà paziente ad ogni tentazione e molestia e tribolazione del mondo; e da qualunque lato elle vengono, tutte le porterà con vera pazienzia: se sarà odiatore della propria sensualità, e amerà di stare in croce con Cristo crocifisso.


Dalla viva fede trarrà una volontà accordata a quella di Dio, e spegnerà del cuore e della mente sua ogni giudicio umano; giudicherà solo la volontà di Dio, che non cerca nè vuole altro che la nostra santificazione. A questo modo non si scandalizza col prossimo suo, e non ne mormora. Né giudica di colui che favella contro di lui: condanna pur sè medesimo, vedendo la volontà di Dio, che permette che coloro il molestino per suo bene. Oh quanto è beata quell'anima che si veste di così dolce giudicio! Egli non condanna e' servi del mondo che gli fanno ingiuria; egli non giudica e' servi di Dio, volendoli mandare a modo suo, come fanno molti prosontuosi superbi, e' quali col mantello dell'onore di Dio e salute dell'anime si scandalizzano ne' servi dì Dio, pigliando una mormorazione coperta con questo mantello, dicendo: «Non piacciono a me questi modi». E così si turba in sè: e anco, con la lingua sua fa turbare altrui, mostrando che per affetto d'amore il dica; e così gli pare. Ma se egli aprirà l'occhio, troverà il vermine della presunzione con un perverso parere, il quale parere fa giudice, giudicando a modo suo, e non secondo i misteri e modi santi e diversi che Dio adopera nelle sue creature. Vergognisi l'umana superbia; e voglia vedere che nella casa del Padre eterno è molte mansioni. Non voglia ponere regola allo Spirito Santo; che è essa regola, datore della regola:nè misuri Colui che noia si può misurare. Non farà così il vero servo di Dio, vestito della somma eterna sua volontà; anco, averà in riverenzia i modi e gli atti e i costumi de' servi suoi; perocchè non li giudica fatti da uomo. ma da Di. Chè, perché le cose non piacciono a noi e non vadano secondo i nostri costumi, debbo presupporre e credere che sono piacevoli a Dio. Chè veruna cosa doviamo nè possiamo giudicare. se non quello che si vede manifesto e espresso peccato. E anco questo l'anima innamorata di Dio, che ha perduto Sè non piglia per giudicio, ma per dispiacimento del peccato e offesa di Dio; e con grande compassione dell'anima di colui che offende; volendo volentieri darsi a ogni tormento per salute di quell'anima.


Ora a questa perfezione v'invito, figliuoli carissimi; che vi studiate con ogni vera e santa sollecitudine d'acquistarla. E pensate, che ogni perfezione, senza veruno scandalo o pena vi darà questo santo e vero giudicio. Così per contrario, il falso giudicio dà ogni pena e colpa e mormorazione, e ruina d'infedelitade, verso e' servi di Dio. E tutto questo procede dalla propria passione e radicata superbia che si muove a giudicare la volontà dell'uomo. Onde sempre questo tale volle il capo addietro, e non persevera nella dilezione del prossimo suo, e non ha mai amore forte nè perseverante. Anco, è fatto come l'amore imperfetto de' discepoli di Cristo, che essi avevano innanzi la Passione; perocchè dilettando molto della presenzia sua, l'amavano: ma perché l'amore non era fondato in verità, ma eravi il piacimento e diletto loro, però mancò quando fu tolta la presenzia sua; e non seppero portare la pena con Cristo, ma per timore fuggirono. Guardate, guardate che questo non tocchi a voi. Voi vi dilettate molto della presenzia; e in assenzia fate fuoco di paglia: però che, tolta la presenzia, ogni piccolovento e piova lo spegne, e non ne rimane altro che fumo nero di tenebra di coscienzia. E tutto questo addiviene perché siamo fatti giudici della volontà degli Uomini, e de' costumi modi e vie de' servi di Dio, e non della dolce volontà sua. Or non più così, per l'amore di Cristo crocifisso! Ma siate figliuoli fedeli, forti e perseveranti inCristo dolce Gesù; e così sconfiggerete le tentazioni del dimonio, e le parole sue, le quali egli dice, ponendosi per le lingue delle creature.


L'ultimo nemico nostro, cioè la miserabile carne coll'appetito sentisivo, si sconfigga con la carne di Cristo fiagellata e confitta in sul legno della santissima croce, con domarla col digiuno e vigilia e continua orazione, con affocato dolce e amoroso desiderio. Or così dolcemente vinceremo scofiggeremo i nemici nostri con la virtù del sangue di Cristo. Così adempirete la volontà sua, e il desiderio mio, il quale si duole quando ragguarda la vostra imperfezione. Spero, per la sua infinita bontà, che consolerà il desiderio mio, di voi. Onde io prego che non siate negligenti, ma solleciti; nè siate foglia che vi volliate al vento, ma fermi, stabili e costanti;amandovi insieme con una vera carità fraterna, portando e sopportando i difetti l'uno dell'altro. A questo m'avvedrò se voi amate Dio, e me, che non desidero altro se non di vedervi in vera unità. Annegatevi nel sangue di Cristo crocifisso, e nascondetevi nelle piaghe dolcissime sue. Altro non dico.


Siavi raccomandato il monasterio di Santa Maria degli Angeli. E non mirate perché io non vi sia; perocchè i buoni figliuoli fanno più quando la madre non è presente, che essendo presente, volendo mostrar l'amore ch'egli hanno alla madre, e per più venirgli in grazia.


Voi prego, Sano, che a tutti i figliuoli leggiate questa lettera. E tutti pregate Dio per noi, che ci dia a compire l'onore suo, il quale è cominciato, e la salute dell'anime;che altro desiderio non voliamo nè altro adoperare, a mal grado di chi 'l voleva e vuole impedire. Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. Dio vi riempia della sua dolcissima Grazia. Gesù dolce, Gesù amore.

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