IL PALIO.SIENA .IT

Le lettere di Santa Caterina

Tratte da: "Le Lettere di S. Caterina da Siena - ridotte a miglior lezione e in ordine nuovo disposte con proemio e note" di Niccolò Tommaseo (G. Barbera, editore - 1860)

Ricerca  


lettere

CCXCIII - A Pietro Cardinale di Luna

Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.


Carissimo Padre in Cristo dolce Gesù. Io Catarina, serva e schiava de' servi di Gesù Cristo, scrivo a voi nel prezioso sangue suo; con desiderio di vedervi colonna ferma, posta nel giardino della santa Chiesa, privato di quello amore proprio che indebilisce ogni creatura che ha in sè ragione; e solo vegga vivere in voi un amore vero, fondato nella pietra viva, Cristo dolce Gesù, seguitando sempre le vestigie sue. Nel quale amore l'anima si fortifica, perché ha consumato quella cosa che la faceva debile: e non tanto che sia forte in sè, ma di questa fortezza spesse volte ne participa il prossimo suo. Specialmente fortificate altrui, voi e' vostri simili, quando datea sudditi, e agli altri secolari, esemplo di santa ed onestavita, e dottrina fondata in verità. Perocchè nella dottrinae nella vita buona si manifesta che l'uomo è privato della debilezza, e fatto forte contra i tre nemici principali: cioè, contra il dimonio non seguitando la perversa malizia sua; e contra il mondo, non seguitando la sua vanità, ma rifiutando li stati e le delizie sue; e contra la propriafragilità e carne sua. Anzi l'ha conculcata con li piè dell'affetto e col lume della ragione, tenendola non con disordinata delicatezza nè diletto di corpo nè con cibi delicati; ma macerandola con la penitenzia, col digiuno, con la vigilia, e con l'umile e continua orazione. Per questo modo non si lassa soprastare alla serva della fragile carne, ma alla ragione: siccome debbiamo fare, acciocchè l'anima sia donna, come ella debbe essere, e la sensualità sia serva. Perocchè grande vergogna e confusione è all'uomo, che di signore, libero di tanta libertà che neuno li può togliere la città dell'anima sua, egli diventimiserabile servo e schiavo di questi tre nemici, li quali ilfanno tornare a non cavelle, privandolo dell'essere della Grazia. E però questi che sono fortificati, sono liberi, perché sono privati delle mani de' nemici loro, e hanno fornita la città dell'anima della compagnia delle vere e reali virtù. Oh quanto dolcemente questi cotali, con la fame e zelo dell'onore di Dio, e della salute dell'anime, fortificano il prossimo, animandolo colla buona vita loro a virtù! per la quale virtù si privano dell'amore proprio di loro medesimi; il quale dicemmo che faceva indebilire. E però dissi che quelli che è fatto forte, spesse voltefortificava il prossimo suo.


Adunque voglio, carissimo padre, che voi siate colonna ferma e stabile, e che mai non vi mutiate per neuna cosa che il mondo ci volesse dare; nè per persecuzioni che si levassero pur tra voi, clerici, nel corpo mistico della santa Chiesa. Ma se non fuste spogliato dell'amore proprio di voi, non è dubbio che sareste debole, e per debilezza verreste meno. E però desidera l'anima mia di vedervi posto in tanta fortezza che in neuna cosa veniate meno, ma che voi pariate le spalle, ad aitare e sovvenire li debili. Date, date del sangue di Cristo all'anima vostra,acciocchè, come innamorata, corra alla battaglia, a combattere virilmente. La memoria s'empia di questo prezioso sangue; lo intelletto vegga e intenda la sapienzia del Verbo dell'unigenito Figliuolo di Dio, e con quanta sapienzia col sangue vinse la malizia nostra, e la malizia dell'antico dimonio, pigliandolo con l'amo della nostra umanità: e la volontà corra (come ebria del sangue di Cristo, dove ha trovato l'abisso della carità sua), ad amare; amandolo con tutto il cuore, con tutto l'affetto, e contutte le forze suo infino alla morte; non pensando di sè, ma solo di Cristo crocifisso. E ponersi in su la mensa della croce, e ivi prendere il cibo dell'anime per onore di Dio, cioè sostenendo con vera pazienzia in fino alla morte; portando li difetti del prossimo nostro nel cospetto di Dio con grande compassione: e portare la ingiustizia fatta a noi con pazienzia. Or così facciamo, carissimo padre, perocchè ora è il tempo.


Parmi avere inteso che discordia nasce costà tra Cristo in terra, e con li discepoli suoi: della quale cosa ricevo intollerabile dolore, solo per lo timore che io ho dellaeresia, della quale cosa dubito forte che per li miei peccati ella non venga. E però vi prego per quello glorioso e prezioso sangue che fu sparto con tanto fuoco d'amore, che voi non vi stacchiate mai dalla virtù, e dal capo vostro. E pregovi che preghiate Cristo in terra strettamente, che tosto faccia questa pace (perocchè troppo sarebbe duro a combattere dentro e di fuore); acciocchè egli possa attendere a tagliare le vie, per le quali questo potesse avvenire. Diteli, che si fornisca di buone colonne, ora in su 'l fare de' cardinali; li quali siano uomini virili,e che non temano la morte, ma dispongansi con virtù a sostenere per l'amore della verità, e per reformazione della santa Chiesa, infino alla morte; e dare la vita, se bisogna, per onore di Dio. Oimè, oimè, non indugiate il tempo; e non s'aspetti tanto a ponere il rimedio, che la pietra ci caggia in capo.


Oimè, disavventurata l'anima mia! Chè tutte l'altre cose, cioè guerra, disonore, e altre tribolazioni, ci parrebbero meno che una paglia o un'ombra, per rispetto di questo. Pensate! chè io ne tremo pur a pensarlo: specialmente avendo udito da alcuna persona, essendole mostrato col mezzo della ragione, quanto ella era grave e pericolosa; in tanto che la guerra (pensate!) gli pareva niente a rispetto di quello. Dicovi, che pareva che il cuore e la vita si partisse del corpo suo per dolore. Onde invocava e chiedeva la Misericordia che provedesse a tanto male; desiderando che il corpo suo gittasse sangue per forza del santo e affocato desiderio, non parendogli che il sudore dell'acqua fasse sufficiente a satisfare; e però voleva sudore di sangue: e volentieri avrebbe volato che il corpo suo fusse stato svenato. Credo, carissimo padre, che meglio mi sia a tacere che a parlare di questa materia. Ma prego voi quanto io so e posso, che preghiate Cristo in terra e gli altri, che tosto si faccia questa pace, e che tengano quelle vie e quelli modi che siano onore di Dio e reformazione della santa Chiesa, e a levare questo scandalo. E se pur venisse che voi siate fortificaticon la virtù e con uomini virtuosi, acciocchè si possa resistere e cacciare la tenebra, e permanere nella luce; e ionon ne dubito punto, che Dio il farà per la sua infinita misericordia, e spezzerà le tenebre e la puzza della sposa sua, e rimarrà l'odore e la luce al tempo suo quando piacerà alla smisurata e infinita bontà e carità di Dio. E in questo mi conforto, e piglia allegrezza l'anima mia. Che se questo non fusse, credo che io morrei stentando.


Or siatemi virile, e colonna che mai non manchiate: e io ne pregherò, e farò pregare, Dio, che così vi faccia. Altro non vi dico. Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. Perdonate, padre, alla mia presunzione, che presumo tanto di parlare; ma l'amore e il dolore me ne scusi innanzi a voi. Gesù dolce, Gesù amore.

lettera precedente lettera successiva
lettere
Lettera di Santa Caterina
Lettera di Santa Caterina a Stefano Maconi

 
  • Good&Cool
Per migliorare la tua navigazione su questo sito, utilizziamo cookies e altre tecnologie che ci permettono di riconoscerti. Utilizzando questo sito, acconsenti agli utilizzi di cookies e delle altre tecnologie descritti nella nostra informativa sui cookies.
OK