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Le lettere di Santa Caterina

Tratte da: "Le Lettere di S. Caterina da Siena - ridotte a miglior lezione e in ordine nuovo disposte con proemio e note" di Niccolò Tommaseo (G. Barbera, editore - 1860)

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CCXCII - A frate Guglielmo, e a missere Matteo Rettore della Misericordia, e a frate Santi, e agli altri figliuoli

Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.


Carissimi figliuoli in Cristo dolce Gesù. Io Catarina, serva e schiava de' servi di Gesù Cristo, scrivo a voi nel prezioso sangue suo; con desiderio di vedervi legati nel legame della carità; considerando io, che senza questo legame non potiamo piacere a Dio. Questo è quello dolce segno al quale si cognoscono i servi e i figliuoli di Cristo. Ma pensate, figliuoli miei, che questo legame vuole essere schietto, e non macchiato per amore proprio di sè medesimo. Che se tu ami il tuo Creatore, amalo e servilo in quanto egli è sommo e eterno Bene, degno d'essere amato, e non per propria utilità: perocchè sarebbe amore mercennaio; siccome l'avaro che ama i danari per propria avarizia. Così l'amore del prossimo vostro sia schietto. Amatevi, amatevi insieme: voi sete prossimo l'uno dell'altro. Ma guardate, che se l'amore vostro fusse fondato in propria utilità, o in proprio diletto, che avesse l'uno dell'altro; egli non durerebbe, ma verrebbe meno, e l'anima vostra si troverebbe vota. L'amore che è fondato in Dio, vuole essere così fatto, che egli si debba amare per rispetto della virtù, e in quanto egli è creaturacreata alla imagine di Dio. Chè, perché venga meno il diletto in colui ch'io amo, o l'utilità; se egli è fondato inDio, non viene meno, perché ama per rispetto della virtù e per onore di Dio, e non per lo suo proprio. Dico che, se egli è in Dio, che se eziandio la virtù venisse meno in colui che ama, non ricusa meno l'amore. Manca bene l'amore della virtù, che non v'è; ma non manca in quanto egli è creatura di Dio, membro suo legato nel corpo mistico della santa Chiesa: anco, gli cresce uno amore di grande e vera compassione; e per desiderio il partorisce con lagrime e sospiri e continue orazioni nel cospetto dolce di Dio. Or questa è quella dilezione che lasciò Cristo a' discepoli suoi; che non viene mai meno nè allenta mai: e non è impaziente per veruna ingiuria che riceva; e non vi cade mormorazione, nè dispiacimento; perocchè non l'ama per sè, ma per Dio. Non giudica, nè vuole giudicare, la volontà degli uomini, ma la volontà del suo Creatore, che non cerca nè vuole altro che la nostra santificazione. E gode di ciò che Dio permette per qualunque modo si sia; perocchè non cerca altro che l'onore del suo Creatore, e la salute del prossimo suo. Veramente si può dire che costoro siano legati nel legame della carità con quello legame che tenne confitto e chiavellato Dio-e-Uomo in sul legno della santissima e dolce croce.


Ma pensate, figliuoli miei, che giammai non verreste a questa perfetta unione, se non vi ponessi per obietto Cristo crocifisso, seguitando le vestigie sue: che in lui troverete questo amore, che v'ha amati di grazia, e non di debito. E perché egli ama di grazia, non allentò mai il suo amore, nè per nostra ingratitudine, nè per ignoranzia, nè per superbia nè vanità nostra; ma sempre perseverò infino all'obbrobriosa morte della croce, togliendoci la morte e dandoci la vita. Or così fate voi, figliuoli miei: imparate, imparate da lui. Amatevi, amatevi insieme d'amore puro e santo in Cristo dolce Gesù, Altro non dico, perché tosto spero, quando piacerà alla divina bontà, di rivedervi. Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. Gesù dolce, Gesù amore.

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