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Le lettere di Santa Caterina

Tratte da: "Le Lettere di S. Caterina da Siena - ridotte a miglior lezione e in ordine nuovo disposte con proemio e note" di Niccolò Tommaseo (G. Barbera, editore - 1860)

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CCXCI - A Urbano VI

Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.


Santissimo e carissimo Padre in Cristo dolce Gesù. Io Catarina, serva e schiava de' servi di Gesù Cristo, scrivo a voi nel prezioso sangue suo; con desiderio di vedervi fondato in vera e perfetta carità, acciocchè, come pastore buono, poniate la vita per le pecorelle vostre. E veramente, santissimo Padre, che solo colui che è fondato in carità, è quello che si dispone a morire per amore di Dio e salute dell'anime; perocchè è privato dell'amore proprio, di sè medesimo. Perocchè colui che è nell'amor proprio non si dispone a dare la vita; e non tanto la vita,ma neuna piccola pena non pare che voglia sostenere: perocchè sempre teme di sè, cioè di non perdere la vita corporale e le proprie consolazioni. Onde ciò che fa, fa imperfetto e corrotto, perché è corrotto il principale suo affetto, col quale affetto adopera. E in ogni stato adopera poca virtù, o pastore o suddito che sia. Ma il pastore che è fondato in vera carità, non fa così; ma ogni sua operazione è buona e perfetta, perché l'affetto suo è unito e congiunto nella perfezione della divina carità. Questi non teme nè 'l dimonio nè la creatura, ma solo teme il Creatore suo; e non cura le detrazioni del mondo, nè obbrobri nè scherni nè villanie, nè scandalo nè murmurazione de' sudditi suoi; li quali si scandalizzano e vengono a murmurazione quando sono ripresi dal prelato loro: ma come uomo virile, e vestito della fortezza della carità, non gli cura.


Nè però allenta il fuoco del santo desiderio, e non si tolle da sè la margarita della giustizia, la quale porta nelpetto suo lucido e unita con la misericordia. Perocchè, se giustizia senza misericordia fusse, sarebbe con le tenebre della crudeltà, e più tosto sarebbe ingiustizia che giustizia; e misericordia senza giustizia sarebbe nel suddito, come l'unguento in su la piaga, che vuol essere incesa col fuoco: perché ponendovi solo l'unguento senza incenderla, imputridisce piuttosto che non sana. Ma, unita l'una e l'altra insieme, dà vita nel prelato in cui ellariluce; e sanità nel suddito, se elli non fusse già membro del dimonio, che in neuno modo si volesse correggere. Benchè, se mille volte 'l suddito non si correggesse, non debbe lassare però il prelato che non corregga; e non sarà meno la virtù sua perché quello iniquo non riceva il frutto. Questo fa la pura e schietta carità, che è in quellaanima che non cura sè per sè, ma sè per Dio, e Dio cerca per gloria e loda del nome suo, in quanto il vede che egli è degno d'essere amato per la sua infinita bontà: nè il prossimo cerca per sè, ma per Dio; volendo fare quella utilità al prossimo, che a Dio fare non può. Perocchè vede e cognosce ch'egli è lo Dio nostro, che non ha bisogno di noi; e però si studia con grande sollicitudine di fare utilità al prossimo, e specialmente a' sudditi che glisono commessi. E non si ritrae di procacciare la salute dell'anima e del corpo per ingratitudine che truovi in loro, nè per minaccie nè per lusinghe d'uomo; ma in verità, vestito del vestimento nuziale, séguita la dottrina dell'umile e immacolato Agnello, pastore dolce e buono; il quale, come innamorato, per la salute nostra corse all'obbrobriosa morte della santissima croce. Tutto questo fa l'amore ineffabile, che l'anima ha conceputo nell'obietto di Cristo crocifisso. Santissimo Padre, Dio v'ha posto come pastore sopra le pecorelle sue di tutta la religione cristiana; havi posto come celleraio a ministrare 'l sangue di Cristo crocifisso, di cui vicario sete: e haviposto in tempo, nel quale abbonda più la iniquità ne sudditi, che già abbondasse, già è grandissimo tempo, e sì nel corpo della santa Chiesa, e sì nell'universale corpodella religione cristiana. E però è a voi grandissima necessità d'essere fondato in carità perfetta, con la margarita della giustizia, per lo modo che detto è: acciocchè non curiate il mondo, nè li miseri abituati nel male, nè veruna loro infamia; ma, come vero cavaliero, e giusto pastore, virilmente correggere, divellendo il vizio e piantando la virtù, disponendosi a ponere la vita, se bisogna. O dolcissimo padre, il mondo già non può più: tanto abbondano li vizii, e singolarmente in coloro che sono posti nel giardino della santa Chiesa come fiori odoriferi, accíocchè gittino odore di virtù; e noi vediamo che essi abbondano in miserabili e scellerati vizii, in tanto che con essi appuzzano tutto quanto il mondo. Oimè, dov'è la purità del cuore e la onestà perfetta; che con l'onestà loro l'incontinenti diventassero continenti? Ed egli è tutto il contrario: perocchè spesse volte li continenti e lipuri gustano la incontinenzia per le immondizie loro. Oimè, dov'è la larghezza della carità e la cura delle anime, e il distribuire a' poveri, e al ben della Chiesa, e perla loro necessità? Sapete bene, che il contrario fanno. O miserabile me! Con dolore il dico: li figliuoli si notricano di quella sostanzia che essi ricevono mediante il sangue di Cristo, e non si vergognano di stare come barattieri, e giocare con quelle sacratissime mani unte da voi, vicario di Cristo: senza l'altre miserie le quali si commettono. Oimè, dove è la profonda umilità, con la quale umiltà confondano la superbia della propria sensualità loro? con la quale, con grande avarizia, si commettono le simonie, comperando li beneficii con presenti o con lusinghe o con pecunia, con dissoluti e vani adornamenti, 'l non come clerici, ma peggio che secolari. Oimè, babbo mio dolce, poneteci rimedio; e date refrigerio alli spasimati desiderii delli servi di Dio, che di dolore muoiono, e non possono morire; e con grande desiderio aspettano che voi, come vero pastore, mettiate mano a correggere non solamente con la parola, ma con l'affetto, rilucendo in voi la margarita della giustizia unita conla misericordia; e senza alcuno timore servile correggere in verità quelli che si notricano al petto di questa dolce Sposa, li quali sono fatti ministri del sangue.


Ma veramente, santissimo Padre, io non so vedere che questo si possa ben fare, se voi non reformate il giardino, di nuovo, della vostra Sposa, di buone e virtuose piante; attendendo di scegliere una brigata di santissimi uomini, in cuitroviate virtù, e non temano la morte. E non mirate a grandezza; ma che siano pastori che con sollecitudine governino le loro pecorelle. E una brigata di buoni cardinali, che siano a voi drittamente colonne, che v'aitino a sostenere il peso delle molte fadighe con l'affitorio divino. Oh quanto sarà allora beata l'anima mia quando io vedrò rendere alla Sposa di Cristo quello che è suo, e vedrò notricare al petto suo quelli che non ragguardano al loro ben proprio, ma alla gloria e loda del nome di Dio, e a pascersi, in su la mensa della croce, del cibo dell'anima. Non dubito che, poi, li sudditi secolari non si correggano; perché nol potrebbero fare, costretti dalla dottrina santa e onesta vita loro, che non sicorreggessero. Non è dunque da dormirci su, ma virilmente e senza negligenzia, per gloria e loda del nome di Dio, farne ciò che voi potete, infino alla morte.


Poi vi prego, e vi costringo per amore di Cristo crocifisso, che le pecorelle, le quali sono state fuore dell'ovile(credo io, per li miei peccati) che voi non tardiate per amore di quello sangue del quale sete fatto ministro, che voi le riceviate a misericordia, e con la benignità e santità vostra sforziate la lor durizia; e dargli quello bene, cioè rimetterli nell'ovile: e se essi in quella vera e perfetta umilità non la chiedono, la santità vostra compia la lor imperfezione. Ricevete dall'infermo quello che vi può dare. Oimè, oimè, abbiate misericordia a tante anime che periscono. E non mirate per lo scandolo che sia venuto in questa città, nella quale propriamente le dimonia infernali si sono esercitate per impedire la pace e la quiete dell'anime e de' corpi: ma la divina bontà ha proveduto, che del grande male non è stato grande male; ma sonsi pacificati li figliuoli vostri, e pur chieggonoa voi dell'olio della misericordia: e poniamo che vi paresse, santissimo Padre, che non la dimandassero con quelli modi piacevoli, e con cordiale dispiacimento della colpa commessa, come doverebbono fare, come piacerebbe alla vostra Santità che facessero. Oimè, non lassate; perocchè saranno poi megliori figliuoli che gli altri. Oimè, babbo mio, che io non vorrei più starce. Fate di me poi ciò che voi volete. Fatemi questa grazia e questa misericordia, a me misera miserabile, che busso a voi. Padre mio, non mi dinegate delle mollicole, che io v'addimando per li vostri figliuoli; acciocchè, fatta la pace, voi leviate il gonfalone della santissima croce. Che vedete bene che gl'Infedeli vi sono venuti ad invitare. Spero per la dolce bontà di Dio, che vi riempirà dell'affocata carità sua; onde cognoscerete il danno dell'anime, e quanto voi sete tenuto ad amarle: e così crescerete in fame e in sollicitudine di trarle delle mani dello dimonio, ecercherete di rimediare al corpo mistico della santa Chiesa, e all'universale corpo della religione cristiana; esingolarmente di riconciliare li vostri figliuoli, reducendogli con benignità, e con quella verga della giustizia, che sono atti a portare, e più no. Son certa, che, non essendoci la virtù della carità, non si farebbe: e però vi dissi, che io desiderava di vedervi fondato in vera e perfettacarità. Non, che io non creda che voi non siate in carità; ma perché, sempre che siamo peregrini e viandanti in questa vita, potiamo crescere in perfezione di carità, però dissi che io voleva in voi la perfezione della carità, cioè notricandola continuamente col fuoco del santo desiderio, partorendola, come buono pastore, sopra li sudditi vostri. E così vi prego che facciate; e io starò, e adopererò infino alla morte con l'orazione, e con ciò che si potrà, per onore di Dio, e per pace vostra e de' vostri figliuoli.


Altro non vi dico. Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. Perdonate, Padre santissimo, alla mia presunzione: ma l'amore e il dolore me ne scusi dinanzi alla Santità vostra. Umilmente v'addimando la vostra benedizione. Gesù dolce, Gesù amore.

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