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Le lettere di Santa Caterina

Tratte da: "Le Lettere di S. Caterina da Siena - ridotte a miglior lezione e in ordine nuovo disposte con proemio e note" di Niccolò Tommaseo (G. Barbera, editore - 1860)

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CCLXXXVII - A frate Nniccolo di Nanni dell'ordine di Monte Oliveto, e a don Pietro di Giovanni di Viva monaco della Certosa a Maggiano presso a Siena

Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.


Carissimo figliuolo in Cristo dolce Gesù. Io Catarina, serva e Schiava de' servi di Gesù Cristo, scrivo a voi nel prezioso sangue suo: con desiderio di vedervi costante e perseverante nel santo e vero proponimento che avete fatto nel cuore e nella mente vostra, cioè di servire a Dioin verità nell'Ordine Santo; perocchè senza la perseveranzia non ricevereste il frutto delle vostre fatighe. Peròche solo la perseveranzia è quella che è coronata. Sicchè vedete che questa gloriosa virtù della perseveranzia c'è di gran necessità. Poi, dunque, che ella c'è di così grande bisogno; in che modo la potiamo avere? dicovelo.


Ogni virtù ha vita dall'affetto della carità; e senza la carità, perché vi fasse l'atto della virtù, non ne riceverebbe l'anima frutto di Grazia. Convienc i dunque per affetto d'amore acquistare la virtù: ma all'amore vero non si può venire, che il cuore e l'affetto non sia spogliato dell'amore proprio di sè. Il quale amore proprio e tenerezza, che l'uomo ha alla propria passione sensitiva, tollela vita della Grazia, e offusca il lume dell'intelletto; ilquale drittamente è una nuvola posta sopra la pupilla del lume della santissima Fede. E perde il gusto del santo desiderio; onde la virtù, che prima gli pareva buona e dilettavasi di vederla negli uomini virtuosi, e per sè la cercava in Cristo crocifisso; venuto ch'egli è a questo amore proprio, gli pare tutto il contrario. E fállo debole e timoroso: e l'ombra sua gli fa paura. E questa è la cagione, che l'uomo non persevera in quello ch'egli ha cominciato; cioè, mentre che la radice dell'amore proprio vive in lui. Perocchè, non, avendo il lume, che già ha perduto, come detto è; va in tenebre, e non cognosce la verità, nè cognosce il difetto suo, e le grazie e i doni di Dio e' quali ha ricevuti dalla infinita sua Bontà. Ma se egli avesse questo cognoscimento, non sarebbe debile, ma forte e perseverante; e non verrebbe meno per le inique e malvage tentazioni del dimonio, nè per molestia della propria fragilità, nè per le lusinghe del mondo, nè per le fadighe dell'Ordine; ma ogni cosa trapasserebbe con cuore virile, e col lume della santissima Fede.


Adunque, carissimo figliuolo, questo è il modo di venire a perfetta perseveranzia: cioè che voi vi spogliate ilcuore e l'affetto d'ogni amore proprio di voi, e d'ogni tenerezza del corpo vostro. Fuggite il ricordamento del mondo, del padre e de' fratelli, suore e parenti vostri: ricordateli, per desiderio della salute loro, con sante orazioni; ma con altra tenerezza, no. Voi sapete che il nostro Salvatore dice: noi doviamo renunciare al padre a alla madre, a suore e fratelli e a noi medesimi, cioè alla propria nostra volontà, se noi vogliamo essere degni di lui; perocchè in altro modo non potremo. Voi avete cominciato a renunziare al mondo e alla propria vostra volontà; e avete preso 'l giogo della vera obedienzia. A volerla dunque bene osservare, e compire questo proponimento in fine alla morte, vi conviene ogni dì di nuovo renunziare al mondo e a tutte le sue delizie.


Ma attendete, che la cosa, che non si cognosce, non si può ne pigliare nè lassare. E però c'è bisogno il lume della santissima Fede, e con esso lume ponere dinanzi all'occhio dell'intelletto vostro l'obietto di Cristo crocifisso. Nel quale obietto cognoscerete quanto è grave la colpa del peccato mortale; la quale colpa si commette col disordinato amore e volontà, che l'uomo piglia, o in sè medesimo, o nelle creature che hanno in sè ragione, o nelle cose create. E tanto è la gravezza del peccato mortale, che solo uno è sufficiente a mandate l'anima all'inferno, che dentro vi si trova legata. Tanto dispiacque a Dio, e dispiace, che per punire il peccato di Adam, mandò il Verbo dell'unigenito suo Figliuolo: e volselo punire sopra il corpo suo, conciosiacosa che in lui non fusse veleno di peccato. Nondimeno per satisfare alla colpa dell'uomo, e per non lassarla impunita, il punì sopra il Verbo dell'Unigenito suo Figliuolo. Onde Cristo benedetto fu nostra giustizia: e la giustizia e la pena chedaveva portare l'uomo, la portò egli; e, come innamorato, per compire l'obedienzia del padre e la salute nostra, corse all'obbrobriosa morte della santissima croce. Sicchè bene vediamo in questo obietto del Verbo quanto è grave la colpa del peccato mortale. Vedendo, dunque, che egli è di tanta gravezza e tanto spiacevole a Dio, l'anima, che l'ha cognosciuto col lume della Fede, l'odia, e vienli a grande dispiacere e il peccato e la cagione del peccato. E perché vede che la legge perversa del corpo suo è uno strumento che lo inchina a peccato, ed è una legge perversa che inpugna contra allo spirito; però la ragione con libero arbitrio, e con la santa e buona volontà, si leva con odio e dispiacimento, macerando il corpo e la carne sua, e occidendo la propria volontà col coltello della santa obedienzia; non ribellando mai all'Ordine nè al prelato suo. Ma sempre persevera, e debbe perseverare, con quello desiderio dell'obedienzia che egli v'entró il primo dì, e con quello santo timore, infino all'ultimo della vita sua, esercitandosi la mente con umile e continua orazione, acciocchè la mente non stia mai oziosa. Ma sempre si vuole empire,o salmeggiando, pensando, o levando la mente sua a Dio, ragunando in sè medesimo l'affocata carità, la quale trova e vede nel sangue del Verbo del Figliuolo di Dio. Perocchè del sangue ci ha fatto bagno per lavare i nostri difetti.


E quando l'anima vede, e pensa, sè essere tanto amata da Dio; non può fare che non ami: amando, la mente pensa di quello ch'ell'ama. E perché senza amare non può vivere, e due amori contrari insieme non possono stare; di bisogno sarà che sia spogliata del perverso amore, e vestita di quello di Dio. Il cuore allora, che non puòfare che non senta quello che ama, caccerà con santi pensieri le cogitazioni che 'l dimonio le volesse mandare nel cuore. E trovando il dimonio che 'l cuore arda nel fuoco della divina carità, non vi s'accosterà molto, se non come la mosca alla pignatta che bolle. Ma se 'l dimonio trovasse tiepido e timoroso, egli v'entrerebbe subito dentro con diversi e laidi pensieri e fantasie. Doviamo adunque esercitarci, acciocchè non siamo trovati nè tiepidi nè vòti, ma pieni di Dio per santo desiderio, meditando e pensando a' dolci beneficii, che abbiamo ricevuti da lui. E se pure i pensieri venissero (perché 'l dimonio non dorme mai, ma sempre ci molesta); non doviamo però venire a tedio nè a confusione di mente, ma resistere a guardare che la volontà non consenta. Perocchè, non consentendo la volontà nè alle cogitazioni del dimonio nè alla fragilità della carne, non offende; anco, merita, per la pena che egli porta. E per questo, se egli non si pone a sedere per negligenzia, nè venga a confusione nè a tedio di mente, nè lassi lo esercizio dell'orazione; ne viene a vera e perfetta virtù. Perocchè nel tempo delle battaglie cognosce meglio sè e la sua fragilità, e la bontà di Dio in sè, vedendo che Dio per grazia gli conserva la buona e santa volontà; la quale volontà è sola quella che offende, e merita. Sicchè dunque vedete, che nel tempo delle grandi battaglie l'anima viene a maggior perfezione, e provasi nella virtù. Poi, voglio che voi crediate che Dio non ci pone maggior peso che noi potiamo portare; anco, ce li dà a misura, perocchè egli è lo Dio nostro, che non vuole altro che la nostra santificazione.


Adunque col lume della Fede vi levate da ogni amore proprio. E acciocchè veniate a perfettissimo amore, vi ponete per obietto, come detto è, dinanzi all'occhio dell'intelletto vostro, Cristo crocifisso, e la ineffabile Carità sua, la quale v'ha mostrata col sangue che elli ha sparto con tanto fuoco d'amore; acciocchè col lume in questo dolce Verbo cognosciate la gravezza del peccato, e la propria vostra fragilità, e la carità sua. Nella qualecarità amerete e cercherete la virtù; volendo sostenere ogni pena per potere acquistare virtù. Ed ameretevi caritativamente col prossimo vostro. E a questo vi dovete studiare; cioè d'amare Dio in verità, e il prossimo come voi medesimo, ed essere umile, ed obedire con vera pazienzia, sostenendo pene, ingiurie, scherni e villanie, e lefadighe dell'Ordine, e le gravi obedienzie che vi fussero imposte dal prelato, e le tentazioni del dimonio; e ogni cosa portare con vera perseveranzia infino alla morte. E ricorrere, nel tempo delle battaglie e delle fadighe, con questo lume della fede santa, ad abbracciare la santissima croce, e ine con ferma speranza sperare nel sangue di Cristo crocifisso. E io non dubito punto che, essendo voi umile (la quale umilità notrica la carità nell'anima), eobediente con vera pazienzia; che in virtù di questo sangue voi averete vittoria de' nemici vostri, cioè, del mondo, della carne e del dimonio; e tornerete con la vittoria alla città vostra di Jerusalem, la quale è visione di pace.


Ma senza la forza e perseveranzia, la quale si perde per amore proprio, non vi tornereste mai. E però vi dissi ch'io desideravo di vedervi costante e perseverante nel santo proponimento, che fatto avete, infino alla morte: e così vi prego, carissimo figliuolo, che facciate, poichè Dio vi ha fatta tanta misericordia, e il glorioso santo Niccolò che v'ha tratto delle puzze del mondo e di tanta miserabile fadiga nella quale voi eravate, e postovi nel giardino della santa religione a combattere contra i vizii e la propria volontà, per acquistare le virtù e per adempire la dolce volontà di Dio in voi. Combattete dunque virilmente (e non vollete il capo indietro), con lo scudo elume della fede, navicando col giogo della santa obedienzia; e innanzi volere morire, che ricalcitrare all'obedienzia santa.


E se alcuna volta alla sensualità gli paresse duro a portare, o che l'anima venisse alcuna volta a tedio, per molti pensieri che venissero nella mente, non sentendo la pace che vorrebbe; levatevi allora con vera umilità, riputandovi indegno della pace e quiete della mente, e degno di portare fadighe, in qualunque modo Dio ve le concede: considerando le pene che il Figliuolo di Dio ha portate per noi, e anco considerando le pene che portaste in servizio del dimonio. Direte allora a voi medesimo: «Come tu, falsa sensualità portasti tanta pena. mentre che eri in tenebre del peccato mortale molto maggiormente debbi portare ora per Cristo crocifisso nel tempo che Dio t'ha dato il lume. Porta oggi dunque, anima mia; e domane farai quello che ti farà fare Dio. Forse che domane sarà terminata la vita tua, e riceverai il frutto, in virtù del sangue, delle tue fadighe». Per questo modo, cioè facendovi degno delle fatighe per amore di Cristo crocifisso, e per consideraziene de' difetti vostri, trapasserete le fadighe, terete il giogo di Cristo, cheè dolce e soave, dando nell'anima vostra l'ardore della sua inestimabile carità. Bagnatevi nel sangue di Cristo crocifisso, acciocchè siate costante e perseverante, e compiate l'allegrezza nell'anima mia; la quale io ho avuta, per la salute vostra, dell'abito e giogo santo, e ho avete preso, dell'obedienzia. E pensate, che intollerabile dolore mi sarebbe d'avere tratto uno figliuolo, per la bontà di Dio dalle mani del dimonio, e io vedessi, che voi non perseveraste, e non fuste specchio di religione con vera umilità' e obedienzia. E però vi prego, comando quanto io so e posso che voi non volliate il capo indietro a mirare l'arato: ma andate innanzi senza alcuno timore servile. E pregovi che sappiate ponere freno alla lingua; e che, quando i pensieri, e le forti tentazioni d'alcuna cosa più particolare vi venissero nel cuore, e fusse l'odio quanto più si volesse essere; voi non lo teniate maidentro da voi, anco le manifestate al padre dell'anima vostra. Perocchè molto piace al dimonio quando noi le teniamo, e molto gli dispiace quando noi le diciamo: però che tenendolo, l'anima se ne confonde, e viene a tedio, e lassi gli esercizii spirituali, che ha presi. Onde spesse volte viene a disperazione. E il dimonio non vorrebbe altro, se non farei cadere in disperazione. Adunque c'è necessario il non temere, ma manifestare ogni nostra infirmità al medico dell'anima nostra, con la speranza del sangue di Cristo. Non vi dico più. Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. Gesù dolce, Gesù amore.

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