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Le lettere di Santa Caterina

Tratte da: "Le Lettere di S. Caterina da Siena - ridotte a miglior lezione e in ordine nuovo disposte con proemio e note" di Niccolò Tommaseo (G. Barbera, editore - 1860)

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CCLXXXII - A Niccolo da Osimo

Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.


Carissimo e reverendissimo padre in Cristo dolce Gesù.


Io Catarina, serva e schiava de' servi di Gesù Cristo, scrivo a voi nel prezioso sangue suo; con desiderio di vedervi colonna ferma, che non si muova mai, se non in Dio; non schivando nè refutando il labore e la fadiga che durate nel corpo mistico della santa Chiesa, sposa dolce di Cristo, nè per ingratitudine, nè per ignoranzia che trovaste in coloro che si pascono in questo giardino, nè per tedio che ci venisse di vedere le cose della Chiesa andare con poco ordine. Perocchè spesse volte adiviene, che quando l'uomo s'affadiga in una cosa, e poi non viene compiuta in quello modo ed effetto che esso desidera; la mente ne viene a tedio e tristizia, quasi cogitando in sè medesimo e dicendo: «Meglio t'è di lassare questa operazione che hai cominciata e fatta tanto tempo, e anco non è venuta in fine: e cerca la pace e la quiete della mente tua». Arditamente allora debbe rispondere l'anima con fame dell'onore di Dio e della salute dell'anime, e rifiutare la consolazione propria, e dire: «Io non voglioschifare nè fuggire fadiga, perocchè io non son degno della pace e quiete della mente mia. Anco, voglio permanere in quello stato che io sono eletto, e virilmente dare l'onore a Dio con mia fadiga, e la fadiga al prossimo mio». Benchè alcuna volta il dimonio per farci venire a tedio le nostre operazioni, sentendovi la poca pace della mente, gli porrà dinanzi questo, dicendo nella mente sua: «In questo io offendo più che io non merito. E però vorrei volentieri fuggire, non per fadiga, ma per non volere offendere». O carissimo padre, nè a voi nè al dimonio, quando vi mettesse questi pensieri nel cuore e nella mente, non date luogo, nè credete; ma con allegrezza e con santo e affocato desiderio abbracciate le fadighe, e senza alcuno timore servile.


E non abbiate timore in quello d'offendere; perocchè l'offesa c'è manifestata nella disordinata e perversa volontà. Perocchè, quando la volontà non fosse ordinata Dio, allora è offesa. Che, perché l'anima sia privata dellaconsolazione e dell'esercizio dell'Offizio e de' molti Salmi, e di non dirlo a luogo e a tempo suo, nè con quella mente pacifica che esso medesimo vorrebbe; non è però perduto il tempo suo: anco, è esercitato pure per Dio. Onde non ne debbe pigliare pena nella mente sua; e specialmente quando s'affadiga e esercita in servizio della sposa di Cristo. Perocchè, per qualunque modo e di qualunque cosa noi ci affadighiamo per lei, è di tanto merito ed è tanto piacevole a Dio, che lo intelletto nostro non è sufficiente a vederlo nè a poterlo imaginare.


Ricordomi, dolcissimo padre, d'una serva di Dio, alla quale fu manifestato quanto era piacevole a lui questo servizio; e questo dico acciocchè siate inanimato a sostenere fadiga per lei. Avendo una volta, fra l'altre, questa serva di Dio, secondo ch'io intesi grandissimo desiderio di ponere il sangue e la vita, e tutte l'interiora sue destruggere e consumare, nella sposa di Cristo, cioè la santa Chiesa; levato l'occhio dell'intelletto suo a cognoscere, sè medesima non essere per sè, e a cognoscere la bontà di Dio in sè, cioè, vedere che Dio per amore le aveva dato l'essere e tutte le grazie e li doni che erano posti sopra l'essere; onde vedendo e gustando tanto amore e abisso di Carità, non vedeva in che modo potesse rispondere a Dio, se non che amore. Ma perché utilità a lui non poteva fare, non gli poteva dimostrare l'amore; e però si dava a vedere e cognoscere se trovava d'amare alcuno mezzo per lui, per cui manifestasse l'amore. Onde ella vedeva che Dio sommamente amava la sua creatura che ha in sè ragione; e quello amore che ella trovava in sé, quello trovava in tutti: perocchè tutti siamo amati da Dio. E questo era quello mezzo che ella trovava (che manifestava se ella amava Dio o no), in cui ella poteva fare utilità. Ond'ella allora si levava ardentemente nella carità del prossimo, e concepeva tanto amore alla salute loro, che volentieri arebbe data la vita per la salute loro.Sicchè dunque, quella utilità che non poteva fare a Dio, desiderava di fare al prossimo suo. E poichè ebbe veduto e gustato che gli conveniva rispondere col mezzo del prossimo, e così rendergli amore per amore; siccome Dio col mezzo del Verbo del suo Figliuolo ci ha manifestato l'amore e la misericordia sua, così vedendo che col mezzo del desiderio della salute dell'anime, dando l'onor a Dio e la fadiga al prossimo, si piaceva a Dio; guardava in che giardino e in su che mensa si gustava il prossimo.


Allora manifestava il nostro Salvadore, dicendole: «Dilettissima figliuola, nel giardino della sposa mia te 'lconviene mangiare, e in su la mensa della santissima croce, cioè, con tua pena, e con crociato desiderio, e con vigilie, e con orazione, e con ogni esercizio che tu puoi; e senza negligenzia. E sappi che tu non puoi avere desiderio della salute dell'anime, che tu non l'abbi della santa Chiesa; perch'ella è il corpo universale di tutte le creature che participano il lume della santa fede, e non possono avere vita, se non sono obedienti alla sposa mia. E però tu debbi desiderare di vedere li prossimi cristiani e gl'infedeli e ogni creatura che ha in se ragione, che si paschino in questo giardino, sotto il giogo della santa obedienzia, vestiti del lume della fede viva; cioè, con sante ebuone operazioni; perocchè fede senza opera è morta. Questo è quello desiderio e fame generale di questo universale corpo. Ma ora ti dico, e voglio, che tu cresca fame e desiderio, e dispongati di ponere la vita, se bisogna, in particulare nel corpo mistico della santa Chiesa, per reformazione della sposa mia. Perocchè, essendo reformata, séguita l'utilità di tutto quanto il mondo: come? perocchè con la tenebra e ignoranzia, e amore proprio, e immondizie, e con enfiata superbia ha generato e genera tenebre e morte nell'anime de' sudditi. Onde io invito te e gli altri servi miei, che v'affadighiate in desiderio, in vigilie e in orazioni e in ogni altro esercizio, secondo l'attitudine che io do a voi; perocchè io ti dico, che a me è tanto piacevole questa fadiga e servizio che si fa a lei, che non tanto che sia remunerata ne' servi miei che hanno diritta e santa intenzione, ma anco sarà remunerata nelli servi del mondo, i quali spesse volte per amor proprio di loro la servono, e anco tal volta per reverenzia della Chiesa santa. Onde io ti dico che non sarà niuno che con reverenzia la serva (tanto l'ho per bene) che non sia remunerato: e dicoti che non vedrà morte eternale. Siccome in coloro che offendono e diservono la sposa mia con poca reverenzia, io non lasserò impunita quella offesa, o per uno modo o per uno altro».


Allora, vedendo tanta grandezza, e tanta larghezza nella bontà di Dio, e quello che si doveva fare per più piacere a lui; cresceva tanto il fuoco del desiderio, che, se possibile le fusse stato mille volte il dì di dare la vitaper la santa Chiesa, e bastasse di qui all'ultimo dì del giudizio, le pareva che fusse meno che una gocciola di vino nel mare. E così è veramente. Voglio adunque, e v'invito alle fadighe, per lei, come sempre avete fatto; sicchè siate colonna, il quale sete posto per appoggiare e aitare questa sposa. E così dovete essere, come detto è; sicchè nè consolazione nè tribolazione vi muova mai. Nè perché venghino i molti venti contrarii per impedire quelli che vanno per la via della verità, non doviamo noi per alcuna cosa vollere il capo a dietro. E però vi dissi che io desideravo di vedervi colonna ferma. Orsù dunque, carissimo e dolcissimo padre; perocchè il tempo è nostro, in questa sposa, di dare l'onore a Dio e la fadiga a lei. Pregovi per l'amore di Cristo crocifisso, che preghiate il Santo Padre, che ogni remedio che si può pigliare, conservando la coscienzia sua, nella reformazione della santa Chiesa e nella pace di tanta guerra quanta si vede in dannazione di tante anime, che egli il pigli con ogni sollicitudine, e non con negligenzia; perocchè d'ogni negligenzia e poca sollicitudine Dio il riprenderà durissimamente, e richiederagli l'anime che per questo periscono. Raccomandatemegli; e umilmente gli domando la sua benedizione. Altro non dico. Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. Gesù dolce, Gesù amore.

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