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Le lettere di Santa Caterina

Tratte da: "Le Lettere di S. Caterina da Siena - ridotte a miglior lezione e in ordine nuovo disposte con proemio e note" di Niccolò Tommaseo (G. Barbera, editore - 1860)

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CCLXXIX - A misser Ristoro Canigiani

Al nome di Gesù Cristo crocifisso e Maria dolce.


Carissimo figliuolo in Cristo dolce Gesù. Io Catarina, serva e schiava de' servi di Gesù Cristo, scrivo a voi nel prezioso sangue suo; con desiderio di vederti fondato in vera e perfettissima carità. La quale carità è madre e nutrice di tutte quante le virtù; fa l'uomo costante e perseverante nelle virtù, in tanto che nè dimonio nè creatura nel può separare, se egli non vuole. Ella è di tanta diligenzia, che in lei non cade veruna amaritudine che affligga l'anima; ma genera un'amaritudine dolce, che ingrassa l'anima in uno vero cognoscimento di sè, dove ella cognosce le colpe sue passate e presenti, commesse contra il suo Creatore. Per lo quale cognoscimento ha amaritudine, dolendosi d'aver offeso tanto sommo ed eterno Bene, e d'avere lordata la faccia e bellezza dell'anima sua; la quale fu lavata nel sangue dell'umile Agnello. Nel qual sangue cognosce il fuoco e l'abisso della sua carità; per lo quale cognoscimento l'anima viene ad amare, chè in altro modo non vi verebbe. Però che tanto ama la creatura il suo creatore, quanto ragguarda sè essere amato da lui. Onde tutta la fredezza del cuore nostro non procede da altro, se non perché noi non raggurdiamo quanto noi siamo amati da Dio; e perché non ci vediamo: perché la nuvola del proprio amore ha offuscato l'occhio dell'intelletto, dove sta la pupilla del lumedella santissima Fede.


Con questo lume veniamo a perfettissima carità di Dio. E con questo veniamo alla carità del prossimo nostro. Però che l'anima che ama il suo Creatore, vuole amare quello che egli ama; e però vedendo che egli molto ama la creatura, è costretta dal fuoco della sua carità ad amarla e servirla con grande diligenzia e sollecitudine. E quella utilità che non può fare a Dio, perché non ha bisogno di noi, la vuole fare a lei, ministrandole di quelle grazie e doni, che ha ricevuto da Dio in sè spirituali e temporali. E ciò che le ministra fa con spirituale intenzione; però che la carità schietta e liberale non cerca le cose sue, perché non ama sè, nè il Creatore, nè le creature per sè, ma ogni cosa ama per Dio.


La carità non è finta nè doppia, che ella mostri una di fuore, e un'altra porti di dentro. Ella è umile, e non superba; anco, l'umiltà nutrica la carità nell'anima. Ella non è infedele, ma fedele; che fedelmente serve Dio, e il prossimo suo, sperando in lui, e non in sè. Ella non è imprudente; e però adopera tutte le cose con gran prudenzia. Ella è giusta, che ad ognuno rende il debito suo: a Dio rende gloria, e loda al nome suo con le sante virtù; e al prossimo la benivolenzia, e a sè rende odio della colpa commessa, e dispiacimento alla propria fragilità. Ella è forte: che nè l'avversità la può indebilire per impazienzia, nè la prosperità per disordinata allegrezza. Ella pacifica i discordanti, rifrena l'ira, e conculca l'accidia e l'invidia; perché ama e gode del bene del prossimo, come del suo. Ella riveste l'anima del vestimento della Grazia con tanta fortezza, che neuno colpo la può accarnare; anco, ritorna in colui che lo gitta. Onde vediamo che, se il prossimo ci percuote con la ingiuria, e noi pazientemente la portiamo; il colpo avvelenato della colpa ritorna a colui che lo gitta; e se 'l mondo ci percuote col piacere, delizie e stati suoi, e noi il riceviamo con dispiacere; ritorna il colpo a lui con l'odio: e se 'l dimonio percuote con le molte e varie e diverse tentazioni; e noi percuotiamo lui con la fortezza della volontà, stando fermi, costanti e perseveranti infino alla morte, non consentendo alle cogitazioni e malizie sue.


Tenendosi questa ròcca, neuno colpo ci può nuocere; perocchè solo la volontà è quella che commette la colpa, e adopera la virtù, secondo che le piace. Se 'l colpo dell'immondizia ci vuole percuotere, e noi percuotiamo lei coll'odore della purità. La quale purità e continenzia fa l'anima angelica, e stretta figliuola della carità. E tantol'ama questa dolce madre carità, che non solamente di quella immondizia che dà morte all'anima, cioè di quelli che s'invollono nel loto della carnalità, come animali bruti, ma quella eziandio, che lecitamente è conceduta senza colpa di peccato mortale, cioè di quelli che sono nello stato del matrimonio, la fa schifare; intanto che l'uomo volentieri il fuggirebbe, se potesse, perché gli pare bene quello che è, che di quel loto non può uscire senza lordarsi. Molto è cosa impossibile a trassinare il loto, e non imbrattarsi. E però l'anima che sta nella perfettissima carità, gusta l'odore della continenzia: onde vorrebbe fuggire quello che le è contrario. Oh quanto sarebbe dolce sacrificio ed accetto a Dio, se voi, figliuolo e figliuola carissimi, v'offeriste a Dio con questo dolcissimo e soave odore, e lassaste oggimai la lebra a' lebrosi, e voi seguitaste lo stato angelico! Non aspettate iltempo della vecchiezza: chè allora il mondo lassa noi: e poco Dio l'averebbe a grado, quando lassaste quello che non poteste tenere. Ma dategli il fiore della gioventudine; chè l'accetta con grandissimo amore, e saràgli molto grato e piacevole. Non dormiamo più, per l'amore di Cristo crocifisso! Tanto tempo abbiamo fatto stalla del corpo e della mente nostra, che oggimai è da farne un giardino. E non è da aspettare il tempo, però che il tempo non aspetta noi. L'uno inviti e costringa l'altro a vestirsi di questa dolcissima purità, la quale getta odore nel cospetto di Dio e dinanzi alle creature. Son certa che, se averete in voi questa dolce madre carità, voi 'l sarete, giusta il vostro potere; impugnerete la propria fragilità, quando volesse ricalcitrare alla ragione: in altro modo, no. E però, avendo io desiderio di vedervi giunto a questo perfetto ed eccellente stato, considerando che per altro modo non vi si può venire, che per la via della carità; dissi, e dico, che ho grandissimo desiderio di vedervi fondato in vera e perfettissima carità; la quale carità abbraccia ogni bene, e schiva e fugge ogni male di colpa. E poich'ell'è tanto dolce e dilettevole, non è da perdere il tempo per negligenzia, ma è da levarsi con gran sollecitudine, col lume della santissima fede, col quale lume vedremo, noi essere amati; vedendolo, cognosceremo la sua bontà; e cognoscendola, l'ameremo, e con esso amore cacceremo l'amore proprio, che tolle la vita della Grazia. Empitevi la memoria di continuo ricordamento del sangue di Cristo crocifisso. Altro non vi dico. Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. Gesù dolce, Gesù amore.

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