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Le lettere di Santa Caterina

Tratte da: "Le Lettere di S. Caterina da Siena - ridotte a miglior lezione e in ordine nuovo disposte con proemio e note" di Niccolò Tommaseo (G. Barbera, editore - 1860)

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CCLXXI - A monna Alessa

Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.


Carissima figliuola in Cristo dolce Gesù. Io Catarina, serva e schiava de' servi di Gesù Cristo, scrivo a te nel prezioso sangue suo; con desiderio di vederti serva e sposa fedele al tuo Creatore; acciocchè mai non ti sciogli della verità, ma per amore della verità desideri di portare pena, sostenendo senza colpa infino alla morte. Perciocchè nelle pene, nelle fadighe, annegandovi dentro la propria volontà sensitiva, l'anima s'accosta più al suo Creatore, e fassi una volontà con lui. Bisogno c'è adunque di portare, e di perdere noi medesimi. Così saremo atte a piangere e offerire umili e continue orazioni dinanzi da Lui, per suo onore e per la salute dell'anime. Perocchè noi dobbiamo essere gustatrici e mangiatrici di questo dolce e glorioso cibo.


Ma guarda, carissima figliuola, che tu non t'ingannassi: perocchè inganno sarebbe quando tu volessi mangiare alla mensa del Padre Eterno, e schifassi di mangiarlo alla mensa del Figliuolo, in su la quale mensa ce 'l conviene mangiare. Perocchè senza pena non si può avere; e nel Padre non cade pena, ma solo nel Figliuolo. E perché senza pena non potevamo passare questo mare tempestoso; però questo dolce e amoroso Verbo, in cui cade la pena, si fece via, e regola nostra, e batte la strada colsangue suo.


Adunque non dormiamo noi, serve ricomperate dal sangue di Cristo, se vogliamo essere spose fedeli; ma destianci dal sonno della negligenzia, e corriamo per questa strada di Cristo crocifisso, con spasimato e ansietato desiderio; perocchè vediamo il mondo in maggior necessità che fusse mai. E però io t'invito e ti comando, che tu rinnovelli il pianto e il desiderio tuo con molte orazioni per la salute di tutto quanto il mondo, e per la reformazione della santa Chiesa; che Dio per la sua bontà dia grazia al Padre nostro che compia quello ch'egli ha cominciato. Chè, secondo che m'è stato scritto da Roma, pare ch'egli cominci virilmente; però che pare che voglia attendere ad acquistare anime. E perché io so il santo desiderio suo; ha speranza, se i miei peccati non lo impediscono, che tosto s'averà la pace. Altro non dico, se non che tu gridi con voce e fede viva nel cospetto di Dio. Permani nella santa e dolce dilezione di Dio. Gesù dolce, Gesù amore.

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