IL PALIO.SIENA .IT

Le lettere di Santa Caterina

Tratte da: "Le Lettere di S. Caterina da Siena - ridotte a miglior lezione e in ordine nuovo disposte con proemio e note" di Niccolò Tommaseo (G. Barbera, editore - 1860)

Ricerca  


lettere

CCLXVIII - Agli anziani e consoli gonfalonieri di Bologna

Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.


Carissimi fratelli in Cristo dolce Gesù. Io Catarina, serva e schiava de' servi di Gesù Cristo, scrivo a voi nel prezioso sangue suo; con desiderio di vedervi spogliati dell'uomo vecchio, e vestiti dell'uomo nuovo: cioè spogliati del mondo e del proprio amore sensitivo, che è il vecchio peccato di Adam; e vestiti del nuovo Cristo dolce Gesù, cioè dell'affettuosa sua carità. La quale carità, quando è nell'anima, non cerca le cose sue proprie, ma è liberale e larga a rendere il debito suo a Dio; cioè d'amarlo sopra d'ogni altra cosa, e a sè rendere odio e dispiacere della propria sensualità; e amare sè per Dio, cioè per rendere gloria e loda al nome suo; al prossimo rendere la benevolenzia con una carità fraterna e con ordinato amore. Perocchè la carità vuole essere ordinata: cioè che l'uomo non facci a sè male di colpa, per campare, non tanto che un'anima, ma se possibil fosse, di salvare tutto quanto 'l mondo, nol debbe fare; perocchè non è lecito di commettere una piccola colpa per adoperare una grande virtù. E non si debbe ponere il corpo nostro per campare il corpo del prossimo; ma doviamo bene ponere la vita corporale per salute dell'anime, e la sustanzia temporale per bene e vita del prossimo. Sicchè vedete che vuole essere ordinata, ed è ordinata, questa carità nell'anima.


Ma quelli che sono privati della carità, e pieni dell'amor proprio di loro, fanno tutto il contrario: e come essi sono disordinati nel cuore e nell'affetto loro, così sono disordinati in tutte quante le operazioni loro. Onde noi vediamo che gli uomini del mondo senza virtù servono e amano il prossimo loro, e con colpa; e per piacere e servire a loro, non si curano disservire a Dio, e dispiacergli, e far danno all'anime loro. Questo è quello amore perverso, il quale spesse volte uccide l'anima e il corpo; e tolleci il lume, e dacci la tenebra; tolleci la vita,e dacci la morte; privaci della conversazione de' Beati, e dacci quella dell'inferno. E se l'uomo non si corregge mentre ch'egli ha il tempo; spegne la margarita lucida della santa giustizia, e perde il caldo della vera carità eobedienzia.


Onde, da qualunque lato noi ci volliamo, in ogni maniera di creature che hanno in loro ragione, si vede mancare in ogni virtù per questo malvagio vestimento del proprio amor sensitivo. Se noi ci volliamo a' prelati, essiattendono tanto a loro, e stare in delizie, che vedendo i sudditi nelle mani delle dimonia, non pare che se ne curino. E i sudditi, nè più ne meno non si curano d'obedire né nella legge civile nè nella legge divina, nè si curanodi servire l'un l'altro se non per propri utilità. E però non basta questo amore nè l'unione di quelli che sono uniti d'amore sensitivo, e non di vera carità; ma tanto basta e dura l'amicizia loro, quanto dura il piacere e il diletto, e la propria utilità che ne traggono. Onde, s'egliè signore, egli manca nella santa giustizia: e questa è la cagione; perocchè teme di non perdere lo stato suo; e per non far dispiacere, si va mantellando, e occultando i loro difetti ponendo l'unguento in su la piaga nel tempo che ella vorrebbe essere incotta e incesa col fuoco. Oimè misera l'anima mia! Quando egli debbe ponere il fuoco Della divina carità, incendere il difetto con la santa punizione e correzione, per santa giustizia fatta; egli lusinga, e infingesi di non vederlo Questo fa verso coloro che egli vede che possono impedire lo stato suo: ma ne' poverelli, che sono da poco e di cui egli. non teme, mostra zelo di grandissima giustizia; e senza alcun pietà e misericordia pongono grandissimi pesi per piccola colpa. Chi n'è cagione di tanta ingiustizia? l'amore proprio di sè. Ma e' miserabili uomini del mondo, perché sono privati della verità, non cognoscono la verità, nè secondo Dio per salute loro, nè per loro medesimi; per conservare lo stato della signoria. Perché, se essi cognoscessero la verità, vederebber che solo il vivere col timore di Dio conserva lo stato e la città in pace: e per conservare la santa giustizia, rendendo a scuno de' sudditi il debito suo: e a chi debbe ricevere misericordia, fare misericordia non per propria passione, ma per verità: e a chi debbe ricever giustizia, farla condita con misericordia non passionata d'ira; nè per detto di creatura, ma per santa e vera giustizia: e attendere al bene comune, e non l ben particolare; e ponere gli officiali, e quelli che hanno a reggere la città, non a sètte, nè per animo; nè per lisinghe, nè per rivendere, ma solo con virtù e modo di ragione: e scegliere uomini maturi e buoni, e non fanciulli; e che temano Dio, amatori del bene comune, e non del bene particolare suo. Or per questo modo si conserva lo stato loro e la città in pace e in unione. Ma le ingiustiziee il vivere a sètte, e il ponere a reggere e governare uomini che non sanno reggere loro medesimi nè le famiglie loro, ingiusti e iracondi, passionati d'ira e amatori di loro medesimi; questi sono quelli modi che fanno perdere lo stato spirituale della Grazia, e lo stato temporale. Onde a questi cotali si può dire: In vano t'affatighi a guardare la città tua, se Dio non la guarda; cioè se tu non temi Dio, e nelle tue operazioni non tel poni inanzi a te.


Sicchè vedete, carissimi fratelli e signori, che l'amore proprio è guastamento della città dell'anima, e guastamento e rivolgimento delle città terrene. Onde io voglio che voi sappiate, che neuna cosa ha posto in divisione il mondo in ogni maniera di gente, se non l'amore proprio, dal quale sono nate e nascono le ingiustizie. Parmi, carissimi fratelli, che abbiate desiderio di crescere e conservare il buono stato della vostra città; e per questo desiderio vi moveste a scrivere a me indegna miserabile e piena di difetto. La quale lettera intesi e vidi con affettuoso amore, e con volontà di satisfare i desiderii vostri,e d'ingegnarmi, con quella grazia che Dio mi darà, ad offerire voi e la città vostra dinanzi a Dio con continua orazione. Se voi sarete uommi giusti, e che il reggimento vostro sia fatto come detto è di sopra, non passionati, nè per amor proprio e bene particolare, ma con bene universale fondato in su la pietra, viva Cristo dolce Gesù; e col timore suo facciate tutte le vostre operazioni; e col mezzo delle orazioni conserverete lo stato, la pace, e l'unità della città vostra. E però vi prego per amore di Cristo crocifisso (poichè altro modo non c'è) che, avendo voi l'aiuto dell'orazione de' servi di Dio voi non manchiate nella parte vostra quello che bisogna. Perocchè, se voi mancaste, voi sareste bene un poco sostenuti dall'orazioni, ma non tanto, che tosto non venisse meno; però che voi dovete aitare a portare questo peso, della parte vostra.


Onde, considerando me, che col vestimento dell'amore sensitivo e particolare non potreste sovvenire a' servi di Dio; e che colui che non sovviene sè del sovvenimento della virtù, non può sovvenire la città sua fraterna, e col zelo della santa giustizia; dico che è bisognoche siate vestiti dell'uomo nuovo, Cristo dolce Gesù, cioè della inestimabile sua carità. Ma non ci possiamo vestire, che prima non ci spogliamo; nè spogliare mi potrei se io non veggo quanto m'è nocivo a tenere il vecchio peccato, e quanto m'è utile il vestimento nuovo della divina carità; però che, veduto che l'uomo l'ha, l'odia, e per odio se ne spoglia; e ama, e per amore si veste del vestimento delle virtù fondate nell'amore dell'uomo nuovo. Or questa è la via. E però vi dissi ch'io desideravo di vedervi spogliati dell'uomo vecchio, e vestiti dell'uomo nuovo, Cristo crocifisso e a questo modo acquisterete e conserverete lo stato della grazia, e lo statodella città vostra; e non mancherete mai alla debita reverenzia della santa Chiesa, ma con modo piacevole renderete il debito, e conserverete il vostro stato. Altro non dico. Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. Gesù dolce, Gesù amore.

lettera precedente lettera successiva
lettere
Lettera di Santa Caterina
Lettera di Santa Caterina a Stefano Maconi

 
  • Good&Cool
Per migliorare la tua navigazione su questo sito, utilizziamo cookies e altre tecnologie che ci permettono di riconoscerti. Utilizzando questo sito, acconsenti agli utilizzi di cookies e delle altre tecnologie descritti nella nostra informativa sui cookies.
OK