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Le lettere di Santa Caterina

Tratte da: "Le Lettere di S. Caterina da Siena - ridotte a miglior lezione e in ordine nuovo disposte con proemio e note" di Niccolò Tommaseo (G. Barbera, editore - 1860)

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CCLXV - A Francesco di Pipino sarto da Firenze, e a monna Agnesa sua donna

Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.


Carissimi figliuoli in Cristo dolce Gesù. Io Catarina, serva e schiava de' servi di Gesù Cristo, scrivo a voi nel prezioso sangue suo; con desiderio di vedervi spogliati di voi medesimi, e vestiti di Cristo crocifisso, morti ad ogni propria volontà, e ogni parere e piacere umano; e solo viva in voi la sua dolce verità. Perocchè in altro modo non veggo che poteste perseverare nella virtù: e non perseverando, non ricevereste la corona della beatitudine; e così avereste perduto il frutto delle vostre fatidighe.


Voglio adunque, figliuoli miei dolci, che in tutto vi studiate d'uccidere questa perversa volontà sensitiva, la quale sempre vuole ribellare a Dio. E il modo da ucciderla è questo: di salir sopra la sedia della coscienzia vostra, e tenervi ragione, e non lassare passare uno minimo pensiero fuora di Dio, che non sia corretto con grande rimproverio. Faccia l'uomo due parti di sè; cioè la sensualità e la ragione: e questa ragione tragga fuore il coltello di due tagli, cioè odio del vizio, e amore della virtù;e con esso tenga la sensualità per serva, dibarbicando e divellendo ogni vizio e movimento di vizio dall'anima sua. E mai non dia a questa serva cosa che gli addimandi; ma coll'amore delle virtù conculcarla sotto e' piedi dell'affetto. Se ella vuole dormire, e tu con la vigilia e coll'umile orazione; se vuole mangiare, e tu digiuna; se sileva a concupiscenzia, e tu colla disciplina; se vuole starsi in negligenzia, e tu coll'esercizio santo; se s'avviluppa, per sua fragilità e per illusione del dimonio, in vani e disonesti pensieri, e tu ti leva col rimproperio, vituperandola, e colla memoria della morte la impaurisci, e con santi pensieri cacciare e' disonesti: e così in ogni cosa farforza a voi medesimi. Ma ogni cosa con discrezione; cioè della vita corporale, pigliando la necessità della natura, acciò che 'l corpo, come strumento, possa aitare all'anima, ed esercitarsi per Dio. Per questo modo, con molta forza e violenzia che farete a questa perversa legge della carne vostra e della volontà propria, averete vittoria di tutti e' vizii, e acquisterete in voi tutte le virtù. Ma questo non veggo che poteste fare mentre fuste vestiti di voi; e però vi dissi che io desideravo di vedervene spogliati, e vestiti di Cristo Crocifisso. E così vi prego strettissimamente che vi ingegniate di fare, acciò che voi siate la gloria mia. Fate, che io vi vegga due specchi di virtù nel cospetto di Dio. E levatevi oggimai da tanta negligenzia e ignoranzia quanto io sento in voi; e non mi date materia di pianto, ma d'allegrezza. Spero nella bontà di Dio, che ancora mi darà consolazione di voi. Non dico più. Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. Gesù dolce, Gesù amore.

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