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Le lettere di Santa Caterina

Tratte da: "Le Lettere di S. Caterina da Siena - ridotte a miglior lezione e in ordine nuovo disposte con proemio e note" di Niccolò Tommaseo (G. Barbera, editore - 1860)

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CCLXIV - A monna Jacoma di misser Trinci da Fuligno

Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.


Carissima suoro in Cristo dolce Gesù. Io Catarina, serva e schiava de' servi di Gesù Cristo, scrivo a voi nel prezioso sangue suo; con desiderio di vedervi fondata in vera e perfetta pazienzia, considerando me, che l'anima non può piacere a Dio nè stare nella sua Grazia senza la virtù della pazienzia. Perocchè, essofatto c'h'ell'è impaziente, è privata di Dio per Grazia (perocchè la impazienzia procede dall'amor proprio di sè medesimo), vestita della propria volontà sensitiva; e l'amor proprio e lapropria sensualità non è in Dio. Adunque vedete, che l'anima, ch'è impaziente, è privata di Dio.


Impossibile è, dice Cristo, che l'uomo possa servire a due signori; perocchè s'egli serve all'uno, egli sarà in contento all'altro, perché sono contrarii. Il mondo e Dio non hanno conformità insieme, e però sono tanto contrarii e' servi del mondo a' servi di Dio. Colui che serve al mondo, non si diletta d'altro, se non d'amare colla propria sensualità e disordinato amore, delizie, ricchezze, stati, onore, e signoria; le quali cose passano tutte come 'l vento, però che non hanno in loro alcuna fermezza nè stabilità.


Appetisce la creatura con amore disordinato la lunga vita, e ella è breve; la sanità, e spesse volte ci convieneessere infermi. E tanto è la poca fermezza loro in ogni diletto e consolazione del mondo, che di bisogno è, ch'elle siano tolte a noi, o che noi siamo tolti a loro. Onde alcuna volta permette Dio che elle siano tolte a noi; e questo è quando noi perdiamo la sustanzia temporale, o eziandio la vita corporale di coloro che noi amiamo: o egli viene caso che noi lassiamo loro, questo è quando Dio ci chiama di questa vita, morendo corporalmente. Dico dunque, che per lo disordinato amore ch'è servi del mondo hanno posto a loro medesimi, col quale amor disordinato amano ogni creatura e figliuoli e marito e fratell e padre e madre, e tutti e' diletti del mondo; perdendoli sostengono intollerabili pene, e sono impazienti e incomportabili a loro medesimi. E non è da maravigliarsene; però che tanto si pérdono con dolore, quanto l'affetto dell'anima le possiede con amore. Onde in questa vita gustano l'arra dell'inferno; in tanto che se essi non si proveggono in ricognoscere le colpe loro, e con vera pazienzia portare, considerando che Dio l'ha permesso per nostro bene; giungono all'eterna dannazione. O quanto è stolto, carissime suoro e figliuole, colui che si dà ad amare questo miserabile signore del mondo, 'l quale non ha in sè alcuna fede; anco, è pieno d'inganno: e ingannato rimane colui che se ne fida! Egli mostra bello, ed egli è sozzo; egli ci vuole mostrare che egli sia fermo e stabile, ed egli si muta. Bene lo vediamo manifestamente; però che oggi siamo ricchi, e domane poveri; oggi signori, e domane vassalli; oggi vivi, e domane morti. Sicchè vediamo dunque, che non è fermo. Questo parbe che volesse dire quel glorioso di Paolo dicendo: «Abbiti cura a coloro che presumono di fidarsi di loro e del mondo; però che quando tu credi benestare, e tu vieni meno». E così è la verità.


Doviamo dunque levarci dall'amore e confidenzia che abbiamo al mondo, poichè ci dà tanto male di colpa e di pena da qualunque lato noi ci volliamo. Elle danno, dico, molestia e scandalo le cose del mondo a chi le possiede fuori di Dio. In Dio dobbiamo amare ciò che noi amiamo, e a gloria e loda del nome suo. E non vorrei però, che voi credeste che Dio non volesse che noi amassimo; però ch'egli vuole che noi amiamo, perché tutte le cose che sono fatte da lui, sono degne d'essere amate; perocchè Dio, che è somma Bontà, ha fatte tutte le cose buone, e non può fare altro che bene. Ma solo il non amarle con ordine secondo Dio, e con vera umiltà, ricognoscendole da lui, è quello che le fa cattive, ed è male di colpa. Questa colpa dunque, che è una nostra disordinata volontà, con la quale noi amiamo, non è degua d'esser amata; anco, è degna d'odio e di pena, perché non è in Dio.


Molto è discordante veramente questo misero signore del mondo da Dio. Dio vuole virtù, e 'l mondo vizio; in Dio è tutta pazienzia, e 'l mondo è impaziente. In Cristo crocifisso è tutta clemenzia ed è fermo e stabile, che mai non si muove, e le sue promesse non fallano mai, perocch'egli è vita, e indi abbiamo la vita. Egli è verità, peròche egli attiene la promessa, ogni bene remunera, e ogni colpa punisce. Egli è luce che ci dà lume; egli è nostra speranza, nostro proveditore e nostra fortezza; e a chi si confida in lui, egli non manca mai; perocchè tanto quanto l'anima si confida nel suo Creatore, tanto è proveduta. Egli tolle la debilezza, e fortifica 'l cuore del tribolato, che con vera umiltà e confidenzia chiede l'adiutorio suo, pur che noi volliamo l'occhio dell'intelletto con vero lume alla sua inestimabile carità. Il qual lume acquisteremo nell'obietto del sangue di Cristo crocifisso; perocchè senza il lume non potremmo vedere quanto è miserabile cosa amare il mondo, nè quanto è bene e utilità amare e temere Dio: perocchè, non vedendo, non si potrebbe amare chi è degno d'amore, nè dispregiare il vizio e 'l peccato, che è degno d'odio.


Ora a questo, dunque, dolce Signore, voglio che con vera pazienzia voi serviate. Voi avete provato quanto è penosa la servitudine del mondo, e con quanta pena vien tosto meno. Dunque accostatevi a Cristo crocifisso, e lui cominciate a servire con tutto il cuore e con tutta l'anima; e con vera pazienzia porterete la santa disciplina che egli v'ha posta non per odio, ma per amore ch'egli ebbe alla salute dell'anima sua, alla quale ebbe tanta misericordia, permettendo che morisse nel servizio della santa Chiesa: che, essendo morto in altro modo, per li molti viluppi e tenerezze del mondo e affanno delli amici e parenti (e' quali spesse volte sono impedimento della nostra salute) averebbe avuto molto che fare. Volendo dunque Dio, che l'amava di singolare amore, provedere alla salute sua, permise di conducerlo a quel punto, il quale fu dolce all'anima sua. E voi dovete esser amatrice più dell'anima che del corpo; però che 'l corpo è mortale, ed è cosa finita, e l'anima è immortale e infinita. Sicchè dunque vedete che la somma Providenza ha proveduto alla sua salute; e a voi ha proveduto di farvi portare delle fadighe, per avere di che remunerarvi in vita eterna. Già abbiamo detto che ogni bene è remunerato, e ogni colpa è punita, cioè ogni pena e tribolazione, che con pazienzia si porta; e ogni impazienzia, mormorazione, e odio che abbiamo contra Dio e 'l prossimo nostro e a noi medesimi; e anco ha voluto il dolce e buono Gesù, che cognosciate che cosa è 'l mondo, e quanto è miserabile cosa a farsi Dio de' figliuoli, o del marito, odello stato, o d'alcuna altra cosa.


E se voi mi diceste: «la fadiga è sì grande, che io non la posso portare»; io vi rispondo, carissima suoro, che la fadiga è piccola, e puossi portare. Dico ch'è piccola, per la piccolezza e brevità del tempo; però che tanto è grande la fadiga quanto è 'l tempo. Chè, passati che noi siamo di questa vita, sono finitele nostre fadighe. Il tempo nostro quanto è? Dicono li Santi, ch'egli è quanto una punta d'aco; che per altezza nè per lunghezza non è cavelle. E così è la vita del corpo nostro: però che subito vien meno quando piace alla divina Bontà di trarci di questa vita.


Dico ancora, che si può portare; perocchè neuno è che le possa tollere da sè per alcuna impazienzia. Onde assai dica: «Io non posso nè voglio portare»: chè gli conviene pur portare. E 'l suo non volere gli aggiugne fadiga sopra fadiga, colla sua propria volontà; nella quale volontà sta ogni pena. Perocchè tanto è grande la fadiga, quanto la volontà la fa grande. Onde, tollimi la volontà, ed è tolta la fadiga.


E con che si tolle questa volontà? Colla memoria del sangue di Cristo crocifisso. Questo sangue è di tanto diletto che ogni amaritudine nella memoria di questo sangue diventa dolce, e ogni gran peso diventa leggiero: però che nel sangue di Cristo troviamo l'amore ineffabile con che siamo amati da lui: perocchè per amore ci ha data la vita, e rendutaci la Grazia, la quale noi per lo peccato perdemmo. Nel sangue troviamo la larghezza della sua misericordia; e ine si vede che Dio non vuole altro che 'l nostro bene. O sangue dolce, che inebrii l'anima! Elli è quel sangue che dà pazienzia; egli ci vesteil vestimento nuziale col quale ci conviene entrare a vita eterna. Questo è il vestimento della carità, senza 'l qualesaremmo cacciati dei convito di vita eterna. Veramente, carissima suoro, che nella memoria di questo sangue acquistiamo ogni diletto, e ogni refrigerio in ogni nostra fadiga e avversità. E però vi dissi che colla memoria del sangue di Cristo si tolleva la volontà sensitiva, la quale ci dà impazienzia; e vesteci la detta memoria del sangue, della volontà di Dio, dove l'anima porta con tanta pazienzia che di neuna altra cosa che le addivenga si può turbare; ma duolsi più quando si sentisse dolore delle fadighe, e ribellare alla volontà di Dio, che non fa delle proprie fadighe. E così dovete far voi, e dolervi del sentimento vostro, che si duole. E per questo modo mortificherete 'l vizio dell'ira e della impazienzia, e verrete a perfetta virtù.


E se voi considerate voi medesima, quante sono le pene che Cristo ha portate per noi, e con quanto amore ve l'ha concedute, solo perché siate santificata in lui; e quanto la fadiga è piccola per la brevità del tempo, come detto è; e come ogni nostra fadiga sarà remunerata: e quanto Dio è buono, e che la sua bontà non può volere altro che tutto a nostro bene; dico che ogni cosa, avendo questa santa considerazione, vi farà portare leggermente, e ogni tribolazione; con vero cognoscimento de' nostri difetti, che meritiamo ogni fadiga; e della bontà di Dio in noi, dove noi troviamo tanta misericordia: perocchè per le nostre colpe meriteremmo pena infinita; ed egli ci punisce con queste pene finite e insiememente si sconta il peccato, e meritiamo vita eterna per la grazia sua, chi serve lui portando con vera pazienzia. Il quale è di tanta benignità, che 'l servire a lui non è essere servo,ma è regnare. E tutti li fa re, e signori liberi; però che gliha tratti della servitudine del dimonio, e del perverso tiranno del mondo, e della oscura sua servitudine.


Orsù dunque, carissime figliuole, poi che è tanto amaro il servire e amare di disordinato amore il mondo, le creature, e noi medesimi; ed è tanto dolce a servire e temere il dolce nostro Salvatore, signor nostro naturale, che ci ha amati prima che noi fossimo, per la sua infinita carità; non è dunque da perdere più 'l tempo. Ma con vero lume e viva fede, confidandoci che egli ci sovverrà a ogni nostro bisogno, il serviamo con tutto il cuore e con tutto l'affetto e con tutte le forze nostre, e con realepazienzia, la quale è piena di dolcezza. Questa virtù è sempre donna, sempre vince, e non è mai vinta; perocchè non si lascia signoreggiare nè possedere dall'ira. Onde chi l'ha, non vede morte eternale; ma in questa vita gusta l'arra di vita eterna. E senz'essa stiamo nella morte, privati del bene della terra, e del bene del cielo. E però dissi, vedendo tanto pericolo, e sentendo che per lo caso occorso a voi n'avevate bisogno acciocchè non perdeste il frutto delle vostre fadighe, dissi, e dico, cheio desideravo di vedervi fondata in vera e perfetta pazienzia. E così dovete fare, acciocchè, quando sarete richieste dalla prima dolce Verità nell'ultimo punto della morte, potiate dire: «Signor mio, io ho corso, e consumata questa vita con fede e speranza ch'io ebbi in te, portando con pazienzia le fadighe che per mio bene mi concedessi. Ora t'addimando per grazia, per li meriti del sangue tuo, che tu mi doni te, il quale sei vita senza morte, luce senza tenebre, sazietà senza alcuno fastidio, e fame dilettevole senza alcuna pena; pieno d'ogni bene in tanto che la lingua nol può dire nè 'l cuore pensare, nè l'occhio vedere quanto bene è quello che tu hai apparecchiato a me e agli altri, che sostengono volontariamente ogni fadiga per tuo amore». Io vi prometto, carissima suoro, che facendo così, Dio vi rimetterà ancora nella casa vostra temporale; e nell'ultimo tornerete nella patria vostra Jerusalem, visione di pace: siccome fece a Job, che, provato ch'ebbe la sua pazienzia (avendo perduto ciò che egli aveva, morti e' figliuoli, e perduto l'avere e toltagli la sanità, in tanto che le sue carni menavano vermini, la moglie gli era rimasta per lo suo stimolo che sempre 'l tribolava; e in tutte queste cose Job non si lagna, ma dice: «Dio me le diede, e Dio me l'ha tolte; in ogni cosa sia glorificato il nome suo»). Vedendo Dio tanta pazienzia in Job, gli restituì d'ogni cosa il doppio più che non avea, dandogli qui la sua Grazia, e nel fine vita eterna.


Or così fate voi. E non vi lasciate ingannare alla passione sensitiva, nè al mondo nè al dimonio nè a detto d'alcuna cretura. E guardatevi dall'odio del cuore verso il prossimo vostro, perocch'egli è la peggiore lebra che sia. L'odio fa nell'anima come colui che vuole uccidere il nemico suo; il quale, vollendo la punta del coltello verso di lui, uccide prima sè medesimo, che egli uccida lui. Così fa l'odio: perocchè prima è morta l'anima dal coltello dell'odio, che egli uccida lui. Spero nella bontà di Dio che 'l farete. E anco acciò meglio il possiate fare, usate di confessarvi spesso, e di ritrovarvi volentieri co'servi di Dio. E dilettatevi dell'orazione, dove l'anima cognosce meglio sè e Dio. Bagnatevi nel sangue di Cristo crocifisso. Altro non dico. Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. Gesù dolce, Gesù amore.

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