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Le lettere di Santa Caterina

Tratte da: "Le Lettere di S. Caterina da Siena - ridotte a miglior lezione e in ordine nuovo disposte con proemio e note" di Niccolò Tommaseo (G. Barbera, editore - 1860)

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CCLXIII - A monna Montagna, gran serva di Dio, nel contado di Narni, in Capitona

Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.


Carissima e dilettissima madre in Cristo dolce Gesù. Io Catarina, serva e schiava de' servi di Gesù Cristo, scrivo a voi nel prezioso sangue suo; con desiderio di vedervi arsa e consumata nel fuoco della divina carità. La quale carità non cerca le cose sue; cioè che non cerca sè per sè, nè 'l prossimo per sè, nè Dio per sè: ma sè e 'l prossimo per Dio, e Dio per lui medesimo, in quanto egli è degno d'essere amato come somma ed eterna bontà. Questo fuoco arde, e non consuma; e consuma: cioè che non affligge nè dissecca l'anima, ma ingrassala, ungendola di vera e perfetta umiltà, la quale è balia e nutrice di essa carità; e consuma ogni amore proprio spirituale e temporale, e ogni altra cosa che trovasse nell'anima fuore della dolce volontà di Dio.


Dico che consuma l'amore proprio temporale: però che col lume cognobbe, sè e le cose temporali e transitorie essere strumento di morte, che uccidono l'anima che disordinatamente le possiede; e però le comincia a odiare, e gettarle fuore del cuore e della mente sua. E perché l'anima non può vivere senza amore, subito comincia a drizzare l'affetto e l'amore verso la ricchezza delle virtù. Onde questo fuoco d'amore per forza del calore suo consuma in tutto l'altro amore. Poichè l'anima l'ha così consumato in sè, anco non è perfetta; ma insino che ella non giugne alla sua perfezione, gli rimane uno amore proprio spirituale o verso le creature o verso il Creatore:benchè l'uno non è senza l'altro; però che, con quella perfezione che noi amiamo Dio, con quella amiamo la creatura ragionevole. A che s'avvede che questo amore proprio spirituale sia nell'anima? quando la persona ama in sè la propria consolazione, per la quale lasserà di non adoperare la salute del prossimo suo; o quando in quella operazione si vedesse, diminuire la pace e la quiete della mente, o altri esercizi che per sua consolazione volesse fare; o quando alcuna volta amasse la creatura di spirituale amore, e a lei non paresse che quella creatura rispondesse all'amore suo, o che avesse più stretta conversazione e mostrasse più amore a un'altra persona che a lei, ne sostiene pena gravissima, sdegno e dispiacere, e spesse volte giudicio nella mente sua, e dilungamento da quella creatura, sotto colore d'umiltà e di più avere la sua pace: ed egli è 'l proprio amore ch'ella ha a sè medesima. Questi sono e' segni verso la creatura, che l'amore proprio spirituale non è ancora consumato nell'anima verso il Creatore.


E quando la mente ricevesse alcuna tenebra, battaglie, o privazioni delle sue consolazioni usate; se ella perquesto viene a tedio o a confusione di mente, per la quale confusione e tedio spesse volte lasserà il dolce esercizio dell'orazione (la quale cosa non debbe fare, ma per ogni modo debbe pigliare la madre dell'orazione, e non partirla da sè: chè s'ella lassa questo massimamente, o veruno atto virtuoso, segno è che l'amore è mercennaio, cioè che ella ama per propria consolazione, e che l'amore proprio del diletto spirituale è anco radicato nell'anima sua); dico che 'l fuoco della diviria carità il consuma,e leva la imperfezione; fa l'anima perfetta nell'amore di Dio e dilezione del prossimo. Non cura, per onore di Dio e salute dell'anime, di perdere le proprie consolazioni: non rifiuta labore; anco, si diletta di stare in sullamensa del crociato desiderio, accompagnando l'umile immacolato Agnello. Ella piange con quelli che piangono, e fassi inferma con quelli che sono infermi: però che le colpe d'altrui reputa sue. Ella gode con quelli che godono, dilargando 'l cuore nella carità del prossimo; in tanto che quasi più è contenta del bene, pace e consolazione altrui, che di sè medesima. Quello ch'ella ama, vorrebbe che ogni gente l'amasse. Non si scandalizza perché vedesse più amare altrui che sè; ma con vera umiltà sta contenta, perché reputa sè difettuosa, e l'altrevirtuose. E poi le pare giusta cosa e convenevole che quella in cui si truova la virtù, sia più amata di lei. Questa carità unisce l'anima in Dio, annegando la propria volontà, e vestela e uniscela coll'eterna volontà sua; intanto che di neuna cosa si può scandalizzare nè turbare quella mente, se non dell'offese fatte al suo Creatore, e della dannazione dell'anime.


Questo è un fuoco che converte ogni cosa in sè, e fa levare l'affetto dell'anima sopra sè medesima, ricevendo tanta unione per elevazione di mente, ch'ella ha fatta nella divina Carità, che 'l vasello del corpo suo perde ogni sentimento; in tanto che vedendo non vede, udendo non ode, parlando non parla, andando non va, toccando non tocca. Tutti e' senti menti del corpo paiono legati, e pare perduta la virtù perché l'affetto s'è perdutoa sè, e unito in Dio. Onde con la virtù e carità sua ha tratto a sè quell'affetto: e mancano e' sentimenti del corpo; perché più perfetta è l'unione che l'anima ha fatta in Dio, che quella dell'anima nel corpo. Egli trae a sè le potenzie dell'anima, con tutte le sue operazioni. Perché la memoria s'è empita del ricordamento de' beneficii, e della grande bontà sua; l'intelletto ha posto dinanzi a sè la dottrina di Cristo crocifisso, data a noi per amore; e però la volontà corre con grandissimo affetto ad amarla. Allora tutte le operazioni sono ordinate, e congregate nel nome suo. Ella gusta il latte della divina dolcezza, ella s'inebria del sangue di Cristo; e, come ebra, non si vuole satollare altro che d'obbrobri; abbracciando scherni, rimproveri e villanie, freddo e caldo, fame e sete, persecuzioni dagli uomini e molestie dalle demonia: in tutte si gloria col glorioso Paolo in Cristo dolce Gesù.


Dissi che la carità non cercava sè, perché non elegge luogo nè tempo a modo suo, ma secondo che gli è conceduto dalla divina Bontà. E però ogni luogo gli è luogo, e ogni tempo gli è tempo. Tanto gli pesa la tribulazione quanto la consolazione, perché ella cerca l'onore di Dio nella salute dell'anime, con affetto d'acquistare e crescere nelle vere e reali virtù. Qui ha fatto il suo principio;non nelle proprie consolazioni mentali, nè in rivelazioni; non in uccidere il corpo, ma la propria volontà; avendo veduto col lume che in quello non sta la perfezione dell'anima, ma sì in uccidere la propria volontà spirituale e temporale. E però liberamente la getta nella fornace della divina carità. E poichè ella v'è dentro, bisogno è che ella sia arsa e consumata per lo modo detto.


Or dappoi che abbiamo veduto non cavelle (a rispetto di quello che è), quello che dà questa dolce madre della carità; vediamo in che luogo s'acquista, e con che. Dicovelo in poche parole: acquistasi col lume della santissima fede, la quale fede è la pupilla dell'occhio dell'intelletto. Con questo lume vede l'anima quello che debbe amare, e quello che debbe odiare; vedendo, cognosce; e cognoscendo, ama e odia. Ama, dico, quello che ha cognosciuto della divina Bontà; e odia quello che ha veduto della propria malizia e miseria; la quale vede essere necessaria alla salute sua. Chi ne fu cagione? il lume onde venne il cognoscimento, e dal cognoscimento l'amore. Però che la cosa che non si cognosce, non si può amare. Adunque il lume ci conduce a questo fuoco, e è unito l'uno con l'altro; chè fuoco non è senza lume, nè lume senza fuoco. Dove 'l troviamo? nella casa del cognoscimento di noi. In noi troviamo questo dolce e amoroso fuoco; perché per amore Dio ci ha dato l'essere alla immagine e similitudine sua. Per amore siamo ricreati a Grazia nel sangue di Cristo crocifisso; però che l'amore il tenne confitto e chiavellato in croce. Noi siamo quei vaselli che abbiamo ricevuto l'abbondanzia del sangue; e tutte le grazie spirituali e corporali date a noi sopra l'essere, le abbiamo ricevute per amore. Sicchè, in sè trova l'anima e cognosce questo fuoco dolce. Adunque col lume andiamo pella casa del cognoscimento di noi; e ine ci nutricheremo della divina carità, vedendo noi essere amati da Dio inestimabilmente. La quale carità nutrica al petto suo e' figliuoli della virtù, e fa vivere l'anima in Grazia: senz'essa saremmo sterili e privati della vita.


Considerando me questo, dissi ch'io desideravo (e così desidero in me con voi insieme) di vederci arse e consumate nella fornace della divina carità. Prego la clemenzia dello Spirito Santo che questo ci faccia per grazia, acciocchè la divina Bontà sia glorificata in noi, consumando la vita nostra in dolore e amaritudine dell'offese che sono fatte a lui, con umile e fedele e continua orazione per la santa chiesa, e per ogni creatura che ha in sè ragione. Anneghianci nel sangue dell'Agnello. Altro non vi dico. Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. Umilmente mi vi raccomando. Gesù dolce, Gesù amore.

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