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Le lettere di Santa Caterina

Tratte da: "Le Lettere di S. Caterina da Siena - ridotte a miglior lezione e in ordine nuovo disposte con proemio e note" di Niccolò Tommaseo (G. Barbera, editore - 1860)

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CCLXI - A M. Mariano, prete della misericordia, essendo a Monticchiello

Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.


Dilettissimo e carissimo figliuolo in Cristo Gesù. Io Catarina, serva e schiava de' servi di Gesù Cristo, scrivo a voi nel prezioso sangue suo; con desiderio di vedervi, cavaliero virile, combattere virilmente in su questo campo della battaglia, e non voltarvi a dietro a schifare veruno colpo che venisse; perocchè sareste cavaliero senza gloria. Ma virilmente pigliate l'arme, sicchè 'l colpo non passi dentro; cioè l'arme della santissima croce: perocchè ella è quella arme, che ci difende da ogni colpa e tentazione di dimonio visibile e invisibile. Nella memoria del sangue averete la vittoria. O figliuolo mio carissimo, quanto sarà beata l'anima vostra e la mia, quando starete in questo campo della battaglia, mare tempestoso, armato dell'arme della carità. La quale acquisterete nella memoria della croce; prendendo il coltello, con che vi potiate difendere da nemici che v'hanno assediato, cioè, il coltello del timore e dell'amore, quando vedete che i nemici delle molte cogitazioni v'assalissero, o lecreature che vi dessero esemplo, invitandovi a peccato. Allora tenete salda la memoria nel prezzo del sangue, del quale tanto dolcemente sete ricomprato; e il coltello detto, percotendoli col santo timore di Dio; vedendo quanto gli è spiacevole il peccato, che per lo peccato è morto; e quanto gli è piacevole la virtù. E con questo tutti li sconfiggerete.


Ricordivi di quel santo Padre, che si mise alla prova col fuoco, dicendo: «Pensa, anima mia, che di questo ne va il fuoco eternale. Prova questo fuoco; e se puoi sostenerlo, commetti il peccato». Così riprendete voi medesimo; guardando sempre, che l'occhio di Dio è sopra di voi, e non è cosa si secreta che egli non vegga; ed è remuneratore del bene e del male; e veruno è, che da questo giudicio si possa difendere. Adunque levatevi con sollicitudine; e ricordivi che dovete morire, e non sapete quando. Il bene che egli remunera, sì è amore. Sicchè per amore ogni cosa per lui vorrete sostenere; e il male vi darà timore, col quale toglierete e porrete freno alle perverse cogitazioni.


Sicchè, essendo armato, come detto è, e' colpi delle tentazioni non vi faranno male: e adoperando il coltello con perseveranzia, rimarrete vincitore e sconfiggerete i nemici vostri. Poi potrete dire quella dolce parola, quando verrà il tempo della morte, che dice Paolo: «Io ho corso, e hollo consumato, sempre osservando fede a te, Signore. Ora ti dimando la corona della Giustizia». Bene è adunque da perse verare.


Ponetevi al costato del Figliuolo di Dio, e bagnatevi nell'abundanzia del sangue suo. E fate con umilità ciò che avete a fare; perocchè il dimonio non si caccia col dimonio, ma con la virtù della pazienzia, e con umiltà. Siate buono dispensatore a' poverelli che hanno bisogno. E il conversare con cotesta gente sia sempre col timore di Dio. Se potete difender quello de' poveri con umilità, fatelo: quando che non (sappiate usare del tempo che voi sete del Comandamento del capitano), fate dalla parte vostra ciò che potete. Confortatevi; e permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. Gesù dolce, Gesù amore.

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