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Le lettere di Santa Caterina

Tratte da: "Le Lettere di S. Caterina da Siena - ridotte a miglior lezione e in ordine nuovo disposte con proemio e note" di Niccolò Tommaseo (G. Barbera, editore - 1860)

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CCLIX - A Tommaso d'Alviano

Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.


Carissimo fratello in Cristo dolce Gesù. Io Catarina, serva e schiava de' servi di Gesù Cristo, scrivo a voi nel prezioso sangue suo; con desiderio di vedervi servo fedele al nostro Creatore, la qual servitudine fa l'uomo regnare eternamente. Ma non darebbe vita a chi non fusse fedele, cioè col lume della santissima fede; il quale s'acquista coll'occhio dell'intelletto, quando l'anima ragguarda nella inestimabile carità di Dio, cioè con quanto amore egli ci ha donato l'essere. E nel Verbo dell'unigenito suo Figliuolo troviamo, anco, amore inestimabile; però che nel sangue suo troviamo che ci ha recreati a Grazia, la quale l'uomo l'aveva perduta per la colpa sua. Sicchè per amore, dunque, Dio ci creò all'imagine e similitudine sua, e per amore ci donò il suo figliuolo, acciocchè ci restituisse; ricreandoci a Grazia nel sangue suo, volle Dio col mezzo del figliuolo mostrare a noi la sua verità, e la dolce volontà sua, che non cerca nè vuole altro che la nostra santificazione. La sua verità era questa, che in verità aveva creato l'uomo, però che participasse e godesse nella eterna sua visione, dove l'anima riceve la beatitudine sua. Onde per lo peccato commesso da Adam non si adempiva questa verità nell'uomo. Volendo Dio adunque adempire questa verità, esso medesimo si costringe con la sua carità, e donaci quella cosa ch'egli ha più cara, cioè il Figliuolo unigenito; e pongli questa obbedienzia, che egli restituisca l'uomo, e dalla morte torni alla vita. Vuole Dio, che 'l figliuolo dell'umana generazione rinasca, come detto è, nel sangue: e neuno può avere il frutto del sangue senza il lume della fede. E però disse Cristo a Nicodemo: «Neuno può entrare a vita eterna, che non rinasca un'altra volta.» Volle Cristo dunque manifestare, che il Padre eterno gli aveva dato a concepire per affetto d'amore il figliuolo dell'umana generazione, e parturirlo con Vera obbedienzia e odio e dispiacimento dell'offesa del padre in sul legno della santissima croce. E' par bene che facesse questo dolce Verbo come l'aquila, che ragguarda nella ruota del sole, e sempre di sopra da alto vede il cibo che ella vuole pigliare; e vedendolo nella terra, viene e piglialo, e poi in alto 'l mangia. Così il dolce Gesù, aquila nostra, ragguarda nel sole della volontà eterna del Padre, e ine vede l'offesa e la ribellione che la creatura gli ha fatto. Sicchè nella terra della creatura, la quale hatrovata nell'altezza del Padre, ha veduto il cibo che debbe prendere. Il suo cibo è questo: che di questa miserabile terra che ha offeso e ribellato a Dio con la miserabile disobbedienzia, piglia coll'obbedienzía sua a volere compire nell'uomo la verità del Padre, e rendere a lui la Grazia, e trarlo dalla servitudine del dimonio (la quale servitudine dà morte eternale),e riducelo a servire il suo Creatore. Poi, dunque, che elli ha veduto e preso 'l cibo il quale 'l padre gli ha dato a mangiare. vede che abbasso in terra non si può mangiare, a voler trarre il miserabile uomo alla prima ubbidienzia sua; e però si leva con la preda all'altezza della santissima croce, e ine il mangiacon spasimato e ineffabile desiderio: e sopra sè punisce le nostre iniquitadi, col corpo sostenendo, e con la volontà satisfacendo, per dispiacimento e odio del peccato. E con la volontà della virtù divina, che era in lui, porse il sacrifi. cio del sangue suo al Padre: e così è accettoquesto sacrificio a lui.


Sicchè vedete che sta in alto con pena e obbrobrio, scherni, ingiurie, strazii, e villanie; afflitto di sete e saziato di obbrobrii, in tanto che per sete della salute nostra muore. E così ha mangiato questo dolce e innamorato Agnello. E però disse egli: «Se io sarò levato in alto, ognicosa tirerò a me». Perocchè, per lo rinascere che l'uomo ha fatto nel sangue di Cristo crocifisso, è tratto ad amarlo; se egli séguita la ragione, e non se la toglie con l'amore della propria sensualità. Tratto dunque il cuore ad amare il suo Benefattore, è tratto tutto, cioè il cuore, l'anima e l'affetto, con tutte le sue operazioni spirituali:perocchè le potenzie dell'anima, che è cosa spirituale, sono tratte da questo amore. Onde la memoria è tratta dalla potenzia del Padre Eterno, ed è costretta in ritenere li benefici che ha ricevuti da lui, e ad averne memoria per affetto d'amore, ed essere grato e cognoscente. L'intelletto si leva nella sapienzia di questo Agnello immacolato a ragguardare in lui il fuoco della sua carità, dove egli vede giusti tutti i giudicii di Dio: perocchè ciò che Dio permette, egli 'l fa per amore, e non per odio, di qualunque cosa si sia, o prosperità o avversità: e però tiene e riceve ogni cosa per amore. Perocchè, se altro avesse voluto la sapienzia di Dio, cioè il suo Figliuolo, non ci averebbe data la vita. E però l'anima, alluminata in questo vero lume, non si duole d'alcuna fadiga che sostenga: anco, se la sensualità si volesse dolere, col lume della ragione la fa star quieta. E non tanto che si doglia, ma egli l'ha in reverenzia; ed è contento di sostenere, per punire le colpe sue e per potersi confortare con le pene di Cristo crocifisso. E se egli ha la prosperità delmondo, lo stato, e la signoria; egli la tiene non con disordinato amore, ma con ordinato; zelante della vera e santa giustizia, senza alcun timore servile: però che ha levato l'occhio dell'intelletto nella sapienzia del Figliuolo di Dio, dove vede abbondare tanta giustizia, che per non lassare impunita la colpa, l'ha punita sopra di sè nella sua umanità, la quale egli prese di noi. Onde allora si leva l'affetto, e corre all'amore che l'occhio dell'intellettoha veduto in Dio; e così acquista e gusta la grazia e la clemenzia dello Spirito Santo. Empito l'affetto d'amore e di desiderio di Dio, egli si distende ad amare caritativamente il prossimo suo con una carità fraterna, e non con amore proprio; però che, se fosse nell'amore proprio, non terrebbe nè ragione nè giustizia nè a sè nè al prossimo suo. Ma perché la Grazia dello Spirito Santo l'ha privato dell'amore proprio di sè, per lo levare che fece dell'affetto suo in lui; è fatto giusto, e servo fedeledel suo Creatore. E così ciò ch'egli ama, si leva in alto, perché ogni cosa ama per Dio. E così, in ogni stato che egli è, o in signoria, o in grandezza, o stato o ricchezza del mondo, o allo stato della continenzia o nello stato del matrimonio, o con figliuoli o senza figliuoli, in ogni modo è piacevole a Dio; poichè egli ama con l'affetto che è legato in lui. E così ci mostra, la prima dolce Verità. Poichè l'uomo ha ordinato le tre potenzie dell'anima spirituale, e halle levate in alto per affetto d'amore, econgregate nel nome di Dio; cioè accordata la memoria a ritenere i doni e le grazie di Dio, come detto è; e lo intelletto a intendere la volontà nella sapienzia del Figliuolo di Dio, e la volontà ad amare nella clemenzia dolce dello Spirito Santo; Dio si riposa allora per grazia nell'anima sua.


Questo dobbiamo intendere che il nostro Salvatore dicesse quando disse: «Se saranno due o tre o più, congregati nel nome mio, io sarò nel mezzo di loro». Onde possiamo intendere che egli il dicesse così della congregazione detta di sopra delle tre potenzie dell'anima, come pure della congregazione ne' servi di Dio, corporale. Ma attendete che egli ci mette il due, il tre, e 'l più. Deltre abbiamo detto: del due possiamo intendere per l'amore e santo desiderio di Dio; però che l'amore ha a congregare. Chè se l'uomo non amasse, non disporrebbe la memoria a ricevere e a ritenere, nè l'intelletto si sarebbe mosso a vedere nè intendere, nè la volontà avrebbe nutricato in sè l'amore divino. Poichè ha raunato il tesoro, il timore santo il guarda, e non lassa passare dentro nella città dell'anima i nemici del peccato mortale. E anco per quella legge santa di Dio, la quale fu data a Moisè, fondata in timore, poniamochè primo movimento fu amore (perocchè per amore Dio la diè, perché l'uomo avesse freno nel suo male adoperare).Venne poi il dolce e amoroso Verbo con la legge dell'amore, non a dissolvere la legge data, ma per compirla (però che timore non ci dava vita): accordando poi la legge dell'amore con quella del timore; la quale fu di tanta perfezione, che la cosa imperfetta fece perfetta. Conviensi dunque tenere l'una e l'altra, però ch'elle sono unite in tanta perfezione che, chi non vuole esser separato da Dio, non può avere l'una che non abbia l'altra, però che sono legate insieme (quanto che a' dieci Comandamenti sempre parlando), ed insieme danno vita di Grazia; che chi volesse separare, impossibile sarebbe che potesse avere Dio per Grazia nel mezzo dell'anima sua. E però disse: se saranno due; e non disse, se sarà uno; perché uno non può far più che uno, e così non può giugnere a tre senza due. Ma conviensi, che l'anima n'abbia prima due; e a mano a mano, ne ha due, cioè l'amore e il timore di Dio. E di lì si trova le tre potenziedell'anima, che non è altro che un'anima; nel quale uno, adornato con la perfezione della carità è tanto perfetta, che tiene e due e tre, e 'l più. E perché dice: «O due o tre, o più, congregati nel nome mio?» Queste sono le sante e buone operazioni della creatura che ha in sè ragione. Perocchè ogni operazione ch'egli facesse (poniamochè avessero colore d'essere del mondo, siccome è di tenere il grande stato e signoria, e fosse con la donna o co' figliuoli suoi, che pare una cosa mondana, o in qualunque altra cosa che fosse); tutte sono dirizzate in Dio, quando l'anima ha fatto il suo principio, di regolare e di congregare tutte le virtù sue nel nome di Dio. Allora cognosce bene la sua verità; cioè, che Dio non gli ha dato in questa vita alcuna cosa che, se egli vuole, gli sia impedimento alla sua salute; anco, gli sono istrumento di farlo esercitare in virtù, e di dargli maggior cognoscimento della miseria sua e della divina bontà.


E però non si lagna, nè si può lagnare, nè del Creatore nè della creatura, altro che di sè medesimo, che ribella colla puzza del peccato mortale al suo Creatore. Di Dio non si può lagnare, però che l'ha fatto si forte, che nè dimoni nè creatura gli può tollere Dio. Anco, spesse volte la ingiuria che gli è fatta dalli uomini del mondo, seegli non vuole seguitare la propria sensualità con ira, glifa avere Dio più perfettamente; però che pruova nella virtù della pazienzia, e vede s'egli ama il suo Creatore inverità o no; ed empiesi più il vasello dell'anima sua di Grazia. Sicchè dunque non si può lagnare nè anco se per mezzo della creatura ricevesse movimenti d'immondizia, e fosse inchinato per commossione, o atti, o modi a non essere onesto. Dico che anco di questo non si può lagnare; però che assai possono venire i movimenti per propria fragilità o per inducimento d'altra creatura, come detto è; non, che 'l possa costrignere, se egli vorrà fare resistenzia con la ragione, e sentire l'odore della purità.


Ma quando si sente percuotere da questo o da alcuno altro vizio, tragga fuore l'amore e il santo timore di Dio,e coll'occhio dell'intelletto ragguardi nella memoria sua, dove ha conservati i beneficii di Dio: e coll'affetto l'ami,e rendagli grazia e loda. E con questa gratitudine santa spegnerà il fuoco dell'ira e della immondizia e della ingiustizia, e d'ogni altro difetto; e singolarmente della ingiustizia. Perocchè l'uomo ch'ha tenere stato e signoria, se non la tiene con virtù, egli cade in molti inconvenienti: però che essofatto che non la tenesse coll'occhio dirizzato in Dio, la tenerebbe col proprio e disordinato amore; il quale amore attossica l'anima, e tollegli il lume,onde non intende nè cognosce altro che cose transitorie e sensitive, giudicando la volontà di Dio e la sua e quelladegli uomini sempre in male, e non in alcuno bene; e tollegli la vita della Grazia, e dàgli la morte. E neuna suaoperazione si drizza ad altro che a morte di colpa; perocchè la giustizia, la fa secondo il parere degli uomini, e non secondo la ragione, per timore servile ch'egli ha di non perdere lo stato suo. Oh quanto è pericoloso questo perverso amore! Egli è la legge del dimonio, la quale fu data di primo principio dal dimonio ad Eva; e Adam la seguitò e compilla: che fu una legge diabolica d'amore e timore. Ma la prima dolce Verità ci ha liberati, e data a terra questa perversa legge; in quanto non è costretto l'uomo a tenerla per alcuna cosa che sia. Può bene per lo libero arbitrio ch'egli ha, pigliarla per sè medesimo, se vuole; ma non, che per forza gli sia dato più che la suavolontà voglia. Bene si debbe dunque vergognare la creatura che ha in sè ragione, ad avere sì fatto ricompratore che gli ha dato la fortezza, e tratto da servitudine della legge del peccato; a non seguitarlo con perfetto amore, con tutto il cuore, con tutto l'affetto, e col lume della fede viva, la quale truova e gusta coll'occhio dell'intelletto, e coll'affetto parturisce operazioni vive, e non morte. E però è fede viva; chè fede senz'opera, morta è. Per altro modo non potremmo essere servi di Cristo crocifisso; il quale servire, fa l'uomo regnare sì nellavita durabile, e sì perché il fa signore di sè medesimo. Perocchè, se signoreggia sè, è fatto signore di tutto il mondo. Perocchè neuna cosa cura nè teme, se non di Dio, cui egli serve e ama. Molti posseggono le città e le castella; e non possedendo loro per affetto di virtù, non si truovano covelle, ma truovansi vuoti insiememente e del mondo e di Dio, o per vita o per morte.


Considerando dunque me, che senza il mezzo del lume della Fede non potevate giugnere a questa perfezione, dissi che io desiderava di vedervi servo fedele al nostro Creatore; e così vi prego, carissimo fratello, che 'l facciate, cioè che voi il serviate virilmente. é vero che alui non potete fare utilità nè servizio, perché non ha bisogno di nosiro servizio; ma egli ci ha posto il mezzo, e reputa fatto a sè quello che noi facciamo a lui, cioè di servire il prossimo nostro per gloria e loda del nome suo. E singolarmente fra gli altri servizii che possiamo mostrate che gli piaccia bene, si è di servire la dolce sposa sua, al cui servizio pare che v'abbia chiamato. Servitela dunque liberamente; perocchè, di qualunque servizio spirituale o temporale la servirete, tutto gli è piacevole, purchè sia fatto con dritta e buona intenzione. Facendo così, Dio è grato e cognoscente, e renderavvi il frutto della vostra fadiga in questa vita per Grazia; e nella vitadurabile riceverete l'eterna visione di Dio, e vederete con chiaro e perfetto lume, e senza alcuna tenebra, l'amore e verità del Padre Eterno: però che quagiuso il vediamo imperfettamente, ma lasuso senza alcuna imperfezione. Altro non dico. Prego la bontà sua, che vi dia perfetto lume a servirlo perfettamente. Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. Gesù dolce, Gesù amore.

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