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Le lettere di Santa Caterina

Tratte da: "Le Lettere di S. Caterina da Siena - ridotte a miglior lezione e in ordine nuovo disposte con proemio e note" di Niccolò Tommaseo (G. Barbera, editore - 1860)

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CCLVI - A M. Niccolo, Priore della Provincia di Toscana

Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.


Carissimo figliuolo in Cristo dolce Gesù. Io Catarina, serva e schiava de' servi di Gesù Cristo, scrivo a voi nel prezioso sangue suo; con desiderio di vedervi cavaliere virile, spogliato dell'amore proprio di voi medesimo, e vestito dell'amore divino. Perché il cavaliere ch'è posto per combattere in sul campo della battaglia, debbe essere armato dell'arme dell'amore, che è la più forte arme che sia. E non basterebbe che l'uomo fusse armato solamente di e corazze e di panziere; perocchè spesse volte diverrebbe, che se non avesse l'arme dell'amore, e il desiderio d'appetire onore, e volere sapere la cosa per la quale egli combatte; subitochè egli vedesse e' nemici, temerebbe e volgerebbe il capo a dreto. Così vi dico che l'anima che comincia ad intrare nel campo della battaglia per combattere co' vizi, col mondo, col dimonio, e con la propria sensualità, se non s'arma dell'amore della virtù, e non si reca il coltello in mano dell'odio, e dellavera e santa conscienzia fondata in amore divino; giammai non combatte, ma viensi meno; e, come negligente persona che è armata della propria sensualità, si pone a giacere, dormendo ne' vizi e nei peccati.


Questa è qual'arme gloriosa che scampa l'uomo dalla morte eternale, e gli dà lume, e tollegli la tenebra. E da stato bestiale, viene a stato d'uomo. Chè colui che vive nei vizi e nei peccati e nella molta immondizia, egli prende i costumi e la forma delle bestie: chè, come la bestia non ha in sè ragione, anzi va secondo gli appetiti suoi; così l'uomo ch'è fatto bestiale, ha perduto il lume della ragione, e lassasi guidare a movimenti carnali, e agli altri disordinati appetiti che gli vengono; e tutto ilsuo diletto non è in altro che in disonestà, e in ben mangiare e bere, in delicatezze, delizie, Stati, e onori del mondo, i quali tutti passano come 'l vento. Costui non è cavaliere vero, e non è da ricevere i colpi perché s'è messa l'arme della morte, e posta in sè la condizione dell'animale. Questo non voglio tocchi a voi: ma voglio che virilmente e realmente siate uomo; e non tanto che uomo; ma, crescendo in virtù, avendo combattuto già co' vizi, come detto è, vegnate a stato angelico, voi e la vostra compagnia, siccome Dio v'ha chiamati. Chè voi sapete che lo stato umano è lo stato del matrimonio; a stato angelico sete voi, e la vostra religione, siccome glialtri religiosi, i quali ha posti nello stato della continenza. Non sarebbe cosa convenevole, anzi sarebbe spiacevole a Dio, e abominevole al mondo, che voi che sete chiamati e andate alla maggiore perfezione, che non tanto che in stato umano o in stato angelico, ma voi sete posti nello stato de' gloriosi martiri, posti a dare la vita perCristo crocifisso; che voi foste poi nello stato delle bestie, molto sarebbe spiacevole a mescolare grande tesoro col brutto, e miserabile loto.


Orsù virilmente, senza veruno timore servile, alle due battaglie, che Dio v'ha posto! La prima è la battaglia generale data ad ogni creatura che ha in sè ragione: chè, come siamo in tempo da discernere il vizio dalla virtù, così siamo attorniati da' nemici nostri, cioè, dal dimonio, e dalla propria carne e perversa sensualità, che sempre impugna contro lo spirito. Ma con l'amore della virtù e odio dei vizio gli sconfiggerete. L'altra battaglia è in particulare data a voi per grazia, della quale ognuno non è fatto degno; alla quale battaglia vi conviene andare armato non solamente d'armatura corporale, ma dell'arme spirituale. Chè se non aveste l'arme dell'amore dell'onore di Dio, e desiderio d'acquistare la città dell'anime tapinelle infedeli, che non participano il sangue dell'Agnello: poco frutto acquistereste con l'arme materiale. E però io voglio, carissimo padre e figliuolo, che voi con tutta la vostra compagnia vi poniate per obietto Cristo crocifisso, cioè, il sangue prezioso dolcissimo suo, il quale fu sparto con tanto fuoco d'amore per torci la morte e darci la vita, acciocchè pienamente in grande perfezione venga in effetto quello perché voi andate; e riceviate il grandissimo frutto, cioè frutto di grazia e di vita: chè dalla Grazia giugnamo alla vita durabile.


Imparate da questo consumato e svenato agnello che in su la mensa della croce, non ragguardando la sua fadiga nè la sua amaritudine, ma con diletto del cibo dell'onore del padre e salute nostra si pose a mangiarlo in su la mensa dell'obbrobriosa croce. E, siccome innamorato dell'onore del Padre eterno e della salute dell'umana generazione, egli sta fermo e costante, e non si muove per fadighe nè strazi nè ingiurie nè scherni nè villanie; non per nostra ingratitudine, che si vedeva dare la vita per uomini ingrati e sconoscenti di tanto beneficio. Il re nostro fa come vero cavaliere che persevera nella battaglia insino che sono sconfitti i nemici, e, presoquesto cibo, con la carne sua flagellata sconfisse il nemico della carne nostra; con la vera umilità (umiliandosi Dio all'uomo), con la pena e obbrobrio sconfisse la superbia, le delizie e stati del mondo; con la sapienzia sua vinse la malizia del dimonio. Sicchè con la mano disarmata, confitta e chiavellata in croce, ha vinto il principedel mondo, pigliando per cavallo il legno della santissima croce. Venne armato questo nostro cavaliere colla corazza della carne di Maria, la quale carne ricevette in sè colpi per riparare alle nostre iniquità. L'elmo in testa,la penosa corona delle spine, affondata insino al cerebro. La spada allato, la piaga del costato, che ci mostra ilsegreto del cuore; la quale è uno coltello, a chi ha punto di lume, che debbe trapassare il cuore e l'interiora nostre per affetto d'amore. La canna in mano per derisione. E' guanti in mano, e gli sproni in piè, sono le piaghe vermiglie delle mani e delli piedi di questo dolce e amoroso Verbo. E chi l'hae armato? L'amore. Chi l'ha tenuto fermo, confitto e chiavellato in croce? non i chiodi nè la croce: nè la pietra nè la terra tenne ritta la croce, chènon erano sufficienti a tenere Dio-e-Uomo; ma il legame dell'amore dell'onore del padre e salute nostra. L'amore nostro fu quella pietra che 'l levò, e tenne ritto. Quale sarà colui di sì vile cuore, che, ragguardando questo capitano e cavaliere, rimasto insiememente morto e vincitore, che non si levi la debilezza dal cuore, e non diventivirile contro a ogni avversario? veruno sarà. E però vi dissi io, che vi poneste per obietto Cristo crocifisso.


Tingete la sopravesta nel sangue di Cristo crocifisso, e con esso sconfiggerete i primi nemici (ciò nella prima battaglia detta); perché già gli ha sconfitti per noi, e hacci fatti liberi, traendoci dalla perversa servitù del dimonio. E se ci volesse assalire, subito ricorriamo all'arme del figliuolo di Dio. Morti i vizi dell'anima; e voi mangerete il cibo, e sarete fatto gustatore e mangiatore dell'onore di Dio e salute del prossimo vostro. E con questa fame seguiterete l'Agnello, per potere avere questa dolce preda; la quale per affetto d'amore vi dovete immaginare d'avere. Nè per pena, nè per morte, nè per veruno caso che possa addivenire, voi il lassarete, nè volgerete il capo a dietro. O quanto è gloriosa questa battaglia! che, essendo vinto, vince e giammai non rimane perditore. Guarda già, che non fusse si vile che volgesse le spalle. Ma chi persevera, sempre vince; e fa come fece il Figliuolo di Dio, che giocando in su la croce alle braccia con la morte, la vita vinse la morte, e la morte la vita. Dando la vita del corpo suo, distrusse la morte del peccato; con la morte vinse la morte: e la morte vinse la vita, perché il peccato fu cagione della morte del Figliuolo di Dio. Odi dolce gioco e torniello ch'egli ha fatto! Voi che sete eletti a questo medesimo, in su la croce del desiderio dell'onore di Dio e ricompramento dell'anime infedeli, dovete giocare con la morte della infidelità colla vita del lume della fede. Se rimanete morti, questa è l'ottima parte: che la morte sarà vincitrice della morte; siccome vediamo che il sangue de' martiri dava la vita agl'infedeli, e a' malvagi tiranni. E se vinto senza sangue,anco vinco; cioè, che se Dio non permettesse, che rimanesse la vita, non è però dimeno la vittoria; sicchè bene è gloriosa.


Ma non sarebbe gloriosa per gli matti e semplici, che andassero solamente per fumo, e propria utilità sensitiva. Costoro poco farebbono, e per piccola derrata darebbono grande prezzo; darebbono il prezzo della vita loro per lo miserabile fumo del mondo. Costoro ricevono il merito loro nella vita finita. Costoro sono armati del vestimento dell'amore proprio di sè medesimi; e non sono uomini da fatti, ma sono uomini da vento; e così, si volgeranno come foglia senza veruna fermezza e stabilità, perché egli non hanno l'obietto di Cristo crocifisso, nè prese l'arme della vita.


Il desiderio mio è che siate cavaliere vero, voi e gli altri vostri compagni. E però dissi io, ch'io desideravo di vedervi cavaliere virile, posto in questo glorioso campo. Spero, per la infinita bontà di Dio, che voi adempirete la volontà sua, che vi richiede così, e desiderio mio. Altro non dico. Bagnatevi nel sangue di Cristo crocifisso, e nascondetevi nelle piaghe dolcissime sue; e per scudo togliete la santissima croce. Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. Gesù dolce, Gesù amore.

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