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Le lettere di Santa Caterina

Tratte da: "Le Lettere di S. Caterina da Siena - ridotte a miglior lezione e in ordine nuovo disposte con proemio e note" di Niccolò Tommaseo (G. Barbera, editore - 1860)

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CCLIV - A Pietro di missere Jacomo Attacusi de' Tolomei, da Siena

Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.


Carissimo e dilettissimo fratello in Cristo dolce Gesù. Io Catarina, serva e schiava de' servi di Gesù Cristo, scrivo a voi nel prezioso sangue suo; con desiderio di vedervi amatore e servitore di Cristo crocifisso; perocchè in altro modo non possiamo piacere a Dio. E questo doviamo fare per debito; perocchè ogni creatura che ha in sè ragione, è tenuta e obligata d'amarlo: però che da Dio non aviamo ricevuto altro che servizio, diletto e piacere; e hacci amati senz'essere amato da noi. Perocchè, non essendo noi, ci creò alla immagine e similitudine sua; e, perdendo la Grazia per lo peccato della disobedienzia di Adam, ci donò il Verbo dell'unigenito suo Figliuolo, solo per amore, non perché da noi avesse ricevuto servizio, ma offesa. E per la offesa noi eravamo caduti in guerra con Dio; ed esso Dio, offeso da noi, ci donò il Verbo del Figliuolo suo, e fecelo nostro mezzo e tramezzatore, facendo pace della grande guerra, con lo prezioso sangue dell'Agnello. Dunque la obedienzia sua ha sconfitta la disobedienzia di Adam: e come per la disobedienzia contraemmo tutti peccato, così per l'obedienzia del Figliuolo di Dio abbiamo tutti contratto la Grazia. Ed è infinita la grazia che noi ricevemmo per mezzo di questo Verbo. Però che tanto, quanto l'uomo offende, ed elli torna al sangue di Cristo con dolore e amaritudine della sua colpa, tanto riceve misericordia, essendoci ministrato il sangue con la santa confessione. Perocchè, vomitando il fracidume delle nostre iniquitadi con la bocca, cioè confessandoci bene e diligentemente al sacerdote; egli allora assolvendoci, ci dona il sangue di Cristo, e nelsangue si lava la lebbra de' peccati e delli difetti che sono in noi. Tutto questo dono ci ha dato Dio per amore, e non per alcuno debito. Dunque ben siamo tenuti di amare, e dobbiamo amarlo, se noi non vogliamo l'eterna dannazione.


Ma attendete una cosa: chè chi farà contra questo sangue.o terrà con coloro che perseguitano il sangue, cioè, che con ingiuria, scherni e vituperio perseguitano la sposa di Gesù Cristo, questi tali giammai, se elli non sicorreggono, non parte ciperanno il frutto del Sangue.


E non gli sarà scusa, perché s'ammantino col mantello de' difetti de' ministri del Sangue, dicendo: «Noi perseguitiamo li difetti de' mali Pastori». Chè siamo venuti a tanto, noi falsi Cristiani, che ci pare far sacrificio a Diofacendo per secuzione alla sposa sua. Chè, poniamochè li ministri sian demoni incarnati, e pieni di molta miseria, non dobbiamo però noi essere manigoldi nè giustizieri di Cristo. Però che sono gli Unti suoi; e vuole che rimanga a lui a fare la giustizia di loro, ed a cui egli l'hacommessa. E però signore temporale o legge civile non se ne può impacciare, che non caggianella morte dell'anima sua; perché Dio non vuole. Costui non mostra segno che ami il suo Creatore; anco, mostra segno d'odio. Bene è ignorante e miserabile colui che si vede tanto amare, che egli non ami. E grande è la pazienzia di Dio che sostiene tanta iniquità.


Non ci scordiamo dunque di servire ed amare il nostro Creatore, però che siamo tenuti d'amarlo, come detto è. E servire non è vergogna; perché servire a Dio, non è essere servo, ma è regnare. E tanto quant'è più perfetto il servigio, e più si sottomette a lui, tanto è piùlibero e fatto signore di sè medesimo, e non è signoreggiato da quella cosa che non è, cioè il peccato. Perocchè a maggior miseria non si può recare l'uomo, che farsi servo e schiavo del peccato; però che perde l'essere della Grazia, e serve a non cavelle, e diventa non cavelle.


Bene è dunque miserabile cosa dell'uomo cieco e stolto senza neuno lume, che egli avvilisca tanto sè medesimo per disservire il suo Creatore, e per servire al dimonio e al mondo con le sue delizie (che non ha alcunia fermezza) e alla propria sensualità; e' lassa di servire laBontà infinita, che l'ama tanto inestimabilmente, e sì dolce e glorioso Signore, il quale ci ha ricomperati non d'oro nè d'argento, ma del prezioso sangue dell'unigenito suo Figliuolo. E non è alcuno che possa ricalcitrare a lui. Perocchè noi siamo venduti, e non ci possiamo più vendere nè a dimonio nè a creatura, servendo alle creature fuore di Dio. Noi siamo ben tenuti e obbligati di servire al prossimo nostro, ma non di servizio che sia contra la volontà di Dio. O quanto è gloriosa la signoria che l'anima ac quista per servire il suo Creatore! Però che ella signoreggia tutto il mondo, e fassi beffe de' costumi e de' modi suoi; e signoreggia sè medesimo, e non è signoreggiato dall'ira nè dalla immondizia nè da alcuno altro vizio, ma tutti li signoreggia con affetto e amoredella virtù. Molti sono che signoreggiano le città e le castella, e non signoreggiano loro: ma ogni signoria senza questa è miserabile, e non dura. E sempre la tiene imperfettamente, e con poca ragione, e con men giustizia; ma farà ragione e giustizia, secondo la propria sensualità e amore proprio di sè e secondo al piacere e volontà degli uomini. Onde allora non è giustizia, ma è ingiustizia; perocchè la giustizia non vuol essere contaminata coll'amore proprio nè con dono di pecunia, nè con lusinghe nè di piacere dell'uomo. E però colui che l'ama, vorrà innanzi morire che offendere Dio in questo o in alcuna altra cosa. Onde allora è servo fedele, ed è fatto signore di sè medesimo, signoreggiando la propria sensualità e il libero arbitrio con la ragione. Adunque, poich'è di tanta dignità lo amore e il servire a Dio; ed è necessario alla salute nostra; e lo contrario è tanto pericoloso e di tanta miseria; voglio e pregovi, fratello carissimo, che voi 'l serviate con tutto il cuore e con tutto l'affetto. E non aspettate il tempo, però che non sete sicuro d'averlo: perocchè noi siamo condennati alla morte, e non sappiamo quando. E però non doviamo perdere il tempo presente per quello che non siamo sicuri d'avere.


E perché aviamo detto che noi siamo tenuti d'amare Dio;dico che colui che ama, deve fare utilità a colui che egli ama, e debbe servirlo. Ma io veggo che a Dio non possiamo fare utilità; perocchè pro non gli facciamo del nostro bene, nè danno del nostro male. Che doviamo dunque, fare? Doviamo rendere gloria e loda al nome suo, e menare la vita nostra piena d'odori di virtù; e 'l frutto e la fatiga dare al prossimo, cioè con nostra fatigafargli utilità, e servirlo in quelle cose che sono secondo Dio, e portare e sopportare li difetti suoi con vera carità, ordinata e non disordinata. Amore disordinato è di commettere la colpa per campare, o per piacere al prossimo. Non vuol esser così: perocchè l'ordinato amore in Dio non vuole ponere l'anima sua per campare tutto quanto il mondo. E se fosse possibile che per commettere uno peccato egli mandasse ogni creatura che ha in sè ragione, a vita eterna; nol debbe fare. Ma ben debbe ponere la vita corporale per l'anima del suo prossimo, e la sustanzia corporale per campare il corpo. Or per questo modo, e con questo mezzo del prossimo ci conviene amare Dio: e così mostreremo che noi lo amiamo. Così sapete che Cristo disse a santo Pietro, quando disse: «Pietro, amimi tu?» E, rispondendo Pietro, che ben sapeva che egli l'amava; compite le tre volte, disse: «Se tu mi ami, pasci le pecorelle mie». Quasi dica: a questo mi avvedrò se tu m'ami; cioè: non potendo fare utilità a me, se sovverrai al prossimo tuo, nutricandolo, e dandogli la fadiga tua con la santa e vera dottrina. A noi dunque conviene sovvenírlo secondo l'attitudine nostra, chi con la dottrina, e chi coll'orazione, e chi con la sustanzia; echi non può colla sustanzia, sovvenire con gli amici; acciò che noi siamo sempre con la carità del prossimo, facendo utilità a questo mezzo che Dio ci ha posto. Onde io vi richieggio a voi per grazia e per misericordia, e cosìdichiaro la parola, di Cristo: «Pietro, ami tu il tuo Creatore e me? Or mi servi nel prossimo tuo, che ha bisogno o necessità, giusta il nostro potere; sempre messo innanzi l'onore di Dio, senza alcuna offesa». Io ho inteso che Luisi della Vigna da Capua, fratello di dove ha vita senza morte e luce senza tenebre, sazietà senza fastidio e fame senza pena. E io m'obbligo a lui, e a voi, di sempre, mentr'io viverò, offerire continue orazioni, lagrime e desiderii per la salute vostra, secondo che la divina Grazia mi concederà. Altro non ho che darvi. Fate quello di lui che di me medesima, per l'amore di Cristo crocifisso, e acciò che dimostriate l'amore che voi gli avete, e per amore di me e frate Raimondo, è preso dalla gente del prefetto, il quale era con la gente della Reina; e hannogliposto di taglia quattromila fiorini, la qual cosa non è possibile a lui di fare, perché è povero. Prego dunque voi, e stringo in quella ardentissima carità, la quale Dio ha mostrata a voi e a ogni creatura per mezzo del sangue del suo Figliuolo, che voi preghiate il Prefetto per vostraparte (chè ho inteso il potete fare), e per misericordia, che per amore di Cristo crocifisso ci faccia questa grazia e misericordia, che egli sia lassato, e non gli sia richiestoquello che non può fare. E ditegli che questa è limosina; e faccia ragione che Dio per questo gli conservi il tempo a correggere la vita sua, e venga a vera virtù, e a pace e aquiete dell'anima e del corpo, e spezialmente a riverenzia e a obedienzia della santa Chiesa; siccome servo fedele Cristiano. Perocchè dopo questo ne gli séguita la vita durabile, di frate Raimondo che è padre dell'anima mia. Raccomandatemi al Prefetto, e ditegli che séguiti le vestigie di Cristo crocifisso, e anneghisi nel sangue di Cristo crocifisso. Non dico più. Permanete nella santa e dolce dilezione dì Dio. Gesù dolce, Gesù amore.

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