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Le lettere di Santa Caterina

Tratte da: "Le Lettere di S. Caterina da Siena - ridotte a miglior lezione e in ordine nuovo disposte con proemio e note" di Niccolò Tommaseo (G. Barbera, editore - 1860)

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CCL - All'abbate di Sant'Antimo

Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.


Carissimo padre in Cristo dolce Gesù. Io Catarina, serva e schiava de' servi di Gesù Cristo, scrivo a voi nel prezioso sangue suo; col desiderio di vedervi con vero e dolcissimo lume,il quale lume è necessario all'anima; cioè, d'aprire l'occhio dell'intelletto a vedere e ragguardare e giudicare la somma ed eterna volontà di Dio in voi. Questo è quello dolce vedere che fa l'uomo prudente, e non ignorante; fállo cauto, e non leggermente giudicare la volontà degli uomini, come spesse volte fanno i servi di Dio, con colore di virtù e con zelo d'amore. Esso lume fa l'uomo virtuoso, e non timoroso. E con debita riverenzia giudica la volontà di Dio in sè; cioè, che quello che Dio permette, o persecuzione o consolazione, o dagli uomini o dal dimonio, tutto vede che è fatto per nostra santificazione; e godesi della smisurata carità di Dio, sperando nella providenzia sua, che provede in ogni nostra necessità; ogni cosa dà con misura; e se cresce la misura cresce la forza. Questo vede l'anima e cognosce, quando, alluminato l'occhio dell'intelletto suo, ha cognosciuta la volontà di Dio, e però n'è fatto amatore.


Dico che questo lume non giudica la volontà de' servi di Dio, nè di veruna altra creatura; ma giudica ed ha in reverenzia che lo Spirito Santo gli guidi; e però non piglia ardire di mormorazione: che essi siano giudicati dagli uomini, ma solo da Dio. Benchè potremmo dire: è veruno servo di Dio, che sia tanto alluminato, che un altro non possa vedere più di lui? No: anco è di necessità, per manifestare la magnificenzia di Dio, e per usare l'ordine della carità, che l'uno servo di Dio con l'altro usinoe participino insieme il lume e le grazie e i doni che ricevono da Dio: e perché si vegga che il lume e la magnificenzia della propria dolce Verità si manifesti infinita, come ella è, e non finita; e perché noi ci umiliamo a cognoscere il lume e la Grazia di Dio ne' servi di Dio. Li quali egli pone come fonti; e chi tiene un'acqua, e chi ne tiene un'altra; i quali sono posti in questa vita per dare vita ad essi medesimi, e per consolazione e refrigerio degli altri servi di Dio, che hanno sete di bere queste acque, cioè di molti doni e grazie che Dio pone ne' servi suoi. E così sovviene alla nostra necessità.


Sicchè, egli è vero che non è veruno che sia tanto illuminato, che spesse volte non abbia bisogno del lume d'altrui; ma colui che è alluminato di questa dolce volontà di Dio, dà lume con lume di fede; non giudicando con mormorazione, e scandalo di colui che egli vuole consigliare; ma per sì fatto modo, che sta e rimane senza pena. Onde, se egli s'attiene al consiglio suo, godene; e se egli non s'attiene al consiglio suo, godene; e se egli non vi s'attiene, giudica dolcemente che non è senza misterio e senza necessità, e con providenzía e volontà di Dio. E però rimane in pace e in quiete e senza pena; perocchè è vestito di questa volontà; e non si affanna di parole, partecipando con altrui i suoi pareri; anco, s'ingegna d'annegarli e di mortificarli nel parere dolce di Dio; offerendogli ogni dubbio e timore che egli n'avesse. Liberamente offera sè, e il dubbio che ha dal prossimo suo dinanzi a Dio. Or con questa dolce prudenzia vanno e stanno coloro che sono alluminati di questo vero lume: onde in questa vita gustano vita eterna.


Il contrario è di coloro che sono ignoranti; poniamochè servono a Dio: i quali pur s'hanno serbato ancora de' loro giudicii e de' loro pareri, colorati di virtù e dizelo d'amore. E per questo cadiamo spesse volte in grandi difetti e in molti scandali e mormorazioni. E però c'è bisogno il lume vero e schietto. Ma non so che si possa bene avere se non si perde la nuvola e la tenebra di noi; che il nostro parere non sia fermo, ma dia a terra. Oh lume glorioso! O anima annegata, perduta sei nel lume; perocchè non vedi te per te, ma vedi solamente il lume in te; e in quello lume vedi e giudichi il prossimo tuo. Così vedi e ami e hai in riverenzia il prossimo tuo nel lume, e non nel tuo parere, nè nel falso giudicio dato per zelo d'amore. Bene è da aprirce dunque, e speculare con l'occhio dell'intelletto nostro, con la perduta e annegata volontà. E così col lume dell'amore vero, e reverenzia della volontà di Dio, e di quella de' suoi servi, acquisteremo il lume, e giugneremo alla perfetta e vera purità; e non saremo scandalizzati nel servi di Dio. Perocchè non ne saremo fatti giudici: ma saremo consolati in loro, e dello stare, dell'andare e d'ogni loro operazione goderemo, avendo giudicato e veduto la volontà di Dio in loro. Orsù dunque, carissimo padre e figliuolo, poniamoci al petto della divina Carità, e ine gustiamo questo dolce e soave latte, il quale ci farà venire alla perfezione de' Santi, e seguitare le vestigie e la regola dell'Agnello. Perderemo il timore, e metterenci fra le spine e fra triboli, e none schiferemo labore: ma dorrenci dell'offesa de' mormoratori, e dello scandalo degli uomini; e porterengli con grande compassione dinanzi a Dio. E noi seguiteremo l'operazioni sante, cominciate per onore di Dio e salute delle anime; e finiremo nella sua dolce volontà. Sopra questa materia io non dico più, se non che noi ci anneghiamo nel sangue di Cristo crocifisso; senza veruno timore (vi dico), sapendo che se Dio è per noi, neuno sarà che sia contra noi.


La mia venuta non so quando ella potrà essere. Non posso sapere quanto io mi starò. Spaccierommi il più tosto che si potrà; sempre compiendo in me, nell'andare e nello stare, la dolce volontà di Dio, e non quella degli uomini. Fovvi sapere, a voi e agli altri, che tante pene e cogitazioni vi lassate cadere nel cuore, che io non sto nè mi vo affatigando, con le molte infirmitadi, a diletto, se non quando io son costretta da Dio per lo suo onore e per salute dell'anime. Onde, se del bene i cuori infermi ne vogliono pigliare male, io non ne posso fare altro. Non debbo però io vollermi indietro, e lassare stare l'arato; perocchè così parrebbe che noi arassimo a petizione degli uomini, onde verrebbe la zizzania, e affogherebbe il grano. Altro non vi dico. Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. Gesù dolce, Gesù amore.

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