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Le lettere di Santa Caterina

Tratte da: "Le Lettere di S. Caterina da Siena - ridotte a miglior lezione e in ordine nuovo disposte con proemio e note" di Niccolò Tommaseo (G. Barbera, editore - 1860)

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CCXLVII - A monna Giovanna di Corrado

Al nome di, Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.


A voi, carissima suoro e figliuola in Cristo Gesù, io Catarina, serva e schiava de' servi di Gesù Cristo, scrivo nel prezioso sangue suo; con desiderio di vedervi vestita del vestimento nuziale; considerando me, che senza questo vestimento l'anima non può piacere al suo Creatore, nè ritrovarsi alle nozze della vita durabile. Voglio adunque che siate vestita; e acciocchè meglio vi possiate vestire voglio che vi spogliate d'ogni amore sensitivo proprio, che avete a voi, a' vostri figliuoli, o a veruna altra cosa creata. Fuori di Dio, non dovete amare nè voi nè neuna altra cosa; perocchè è impossibile che l'uomo serva a due signori; sicchè se egli serve all'uno,egli è incontento all'altro. E neuno è, che possa servire a Dio e almondo; perocchè non hanno neuna conformità insieme. Il mondo cerca onore, stato, ricchezza, figliuoli in grande stato, gentilezza, piacere e diletto sensitivo, radicati efondati nella perversa superbia: ma Dio cerca e vuole tutto il contrario. Egli vuole povertà volontaria, umiliazione di cuore, dispregiamento di sè e d'ogni diletto e piacimento del mondo; e non vuole onore proprio, ma l'onore di Dio, e la salute del prossimo suo. E cerca solo in che modo si possa vestire del fuoco dell'ardentissima Carità, coll'adornamento delle dolci e reali virtù; con vera e santa pacienzia; e che ad altri non sia vendicativo per neuna ingiuria che gli sia fatta dal prossimo suo: ma con pacienzia tutto porta, e cerca solo di fare vendetta di sè, perché si vede d'avere offesa la prima dolce Verità. E ciò che ama, ama in Dio; e fuore di Dio non amaniente.


E se voi mi diceste: «In che modo debbo amare?» io vi rispondo, che e' figliuoli e ogni altra cosa si debbono amare per amore di Colui che li ha creati, e non per amore di sè, nè de' figliuoli; e non offendere mai Dio per loro, nè per neuna altra cosa. E ciò non amare per rispetto di veruna utilità, nè come cosa vostra, ma come cosa prestata a voi: perocchè, ciò che ci è dato in questa vita, c'è dato per uso e imprestanza; e tanto ci è lassato,quanto piace alla divina Bontà che ce l'ha dato. Dovete adunque ogni cosa usare come dispensatrice di Cristo crocifisso, sì della sustanzia temporale (quanto è possibile a voi di poterlo fare a poverelli, che stanno in persona di Dio); e sì dovete dispensare de' figliuoli vostri, cioèdi nutricarli e allevarli sempre col timore di Dio; e volere prima che essi muoiano, che elli offendano il loro Creatore. Fate fate sacrificio di voi e di loro a Dio. E sevoi vedete che Dio li chiami, non fate resistenzia alla dolce volontà sua; ma se essi coll'una mano, e voi come vera e buona madre amatrice della salute loro, con le due; non volendo voi eleggere gli stati a vostro modo (perocchè sarebbe segno che voi gli amaste fuori di Dio); ma secondo lo stato a che Dio li chiama, a quello siate contenta. Chè spesse volte dice la madre che ama e' figliuoli suoi nella perversità del mondo: «A me piace bene, ch'e' miei figliuoli piacciano a Dio; e il possono servire così al mondo come in altro stato». Ma alle semplici madri spesse volte avvviene, volendoli pure annegare nel mondo, che esse non li hanno poi nè a Dio nè al mondo. E giusta cosa è, che esse ne siano private spiritualmente e corporalmente, poichè tanta superbia e ignoranza regna in loro, facendo così, volendo poner legge e regola allo Spirito Santo che gli chiama. Costoro non li amano in Dio, ma con amore proprio sensitivo fuori di Dio; chè amano più e' corpi che l'anime loro. Giammai, dilettissima suoro e figliuola in Cristo dolce Gesù, non si potrebbe vestire di Cristo Crocifisso chi, prima, di questo non fussi spogliato. Spero per labontà di Dio, che questo non toccherà a voi; ma, come vera e buona madre, darete voi e loro ad onore e gloria del nome di Dio; e così sarete vestita del vestimento nuziale. Ma acciocchè meglio vi possiate vestire, voglio che leviate il desiderio, e l'affetto vostro dal mondo, e da ogni sua cosa; e che apriate l'occhio dell'intelletto a cognoscere l'amore che Dio vi ha; che per amore vi ha dato il Verbo dell'Unigenito suo Figliuolo; e 'l Figliuolo vi ha data la vita con tanto fuoco d'amore, e ha svenato el corpo suo, facendoci bagno di Sangue. Ignoranti e miserabili noi, che non cognosciamo, nè amiamo tanto benefizio! Ma tutto questo è però che l'occhio è serrato; che se fusse aperto, ed avesse posto per obietto Cristo Crocifisso, non sarebbe ignorante nè ingrato a tanta grazia. E però vi dico, che sempre apriate quest'occhio. Fermatelo e stabilitelo nel consumato Agnello, acciocchè ignoranzia non caggia mai in voi.


Orsù, figliuola dolcissima, non tardiamo più; ricoveriamo il tempo perduto con vero e perfetto amore; sicchè in questa vita vestendoci per grazia del vestimento detto, noi godiamo ed esultiamo nelle nozze della vita durabile, voi insieme con lo sposo e figliuoli vostri. E confortatevi dolcemente, e siate paziente, e non vi conturbate, però che io abbia tenuto troppo Stefano; però che io ne ho presa buona sicurtà; perché per amore e affetto sono fatta una cosa con lui; e però ho preso delle cose vostre, sì come di cosa mia. Credo che non l'aviate avuto troppo per male. Io per voi e per lui insino alla morte voglio adoperare ciò che io potrò. Voi, Madre, l'avete partorito una volta; e io lui e voi e tutta la vostrafamiglia voglio partorire in lagrime e in sudore, per continue orazioni e desiderio della salute vostra.


Altro non dico. Raccomandatemi a Corrado, e benedicetemi tutta l'altra famiglia, e particolarmente la mia pianta novella che di nuovo s'è cominciata a piantare nel Giardino della santa Chiesa. Fate che vi sia raccomandato, e che voi mel notrichiate in virtù, sicchè gitti odore fra gli altri fiori. Dio vi riempia della sua dolcissima grazia. Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. Gesù dolce, Gesù amore.

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