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Le lettere di Santa Caterina

Tratte da: "Le Lettere di S. Caterina da Siena - ridotte a miglior lezione e in ordine nuovo disposte con proemio e note" di Niccolò Tommaseo (G. Barbera, editore - 1860)

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CCXLVI - Al Priore di Cervaja, presso Genova

Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.


A voi, dilettissimo e carissimo padre per riverenzia di quello dolcissimo Sacramento, e figliuolo, dico per vero e santo desiderio (il quale desiderio partorisce l'anima vostra nel cospetto di Dio per santissima orazione, siccome la madre partorisce il figliuolo), io Catarina, misera miserabile serva e schiava de' servi di Gesù Cristo, scrivo, e vi conforto e raccomandomivi nel prezioso sangue suo; con desiderio di vedervi il cuore e l'affetto consumato nel consumato ardentissimo suo amore. Il quale suo amore consumò e arse e distrusse tutte le nostre iniquitadi in su 'l legno della santissima e venerabile croce. E non finì nè finisce mai, questo dolce fuoco; perocchè se finísse l'affetto suo in noi, verremmo meno. Perocchè finirebbe quello che ci diè l'essere; ché solo il fuoco dell'Amore il mosse a trare noi di sè. Anco, pare che provvedesse la inestimabile carità di Dio alla fragilità e miseria dell'uomo; perocchè, essendo sempre atto e inchinevole ad offendere il suocreatore Dio, providde, a conservarlo, la medicina contra la sua infermità.


La medicina contra le infermitadi nostre non è altro che esso fuoco d'amore, il quale amore è amore che non è mai spento da te. Questo riceve l'anima per medicina, quando ragguarda in sè piantato il gonfalone della santissima croce. Perocchè noi fummo quella pietra, dove fu fitta, e che tenne, questa croce; perocchè nè chiovo nè legno era sufficiente a tenere questo dolce Agnello immacolato, se l'amore e l'affetto non l'avesse tenuto. Quando dunque l'anima ragguarda tanto dolce e cara medicina, non dee cadere in negligenzia, ma debbesi levare con l'affetto e col desiderio suo, e distendere le mani con uno odio e dispiacimento di sè medesimo; e fare come fa l'infermo, che odia la infermità, e ama la medicina che gli è data per lo medico.


O figliuolo e padre in Cristo Gesù, levianci col fuoco dell'ardentissimo amore, con odio e profonda umilità: cognoscendo noi non essere, e ponendo le infermitadi nostre dinanzi al medico Cristo Gesù. Distendasi la mano vostra a ricevere l'amare medicine che sono date a noi. Queste sono le amaritudini che spesse volte l'uomo riceve, cioè molte tenebre e tentazioni, e cenfusione di mente, o altre tribolazioni che venissero di fuore: le quali allora molto ci paiono amare; ma se faremo come il savio infermo, saranno a noi di grandissima dolcezza. Cioè, che noi ragguardiamo all'affetto del dolce Gesù, che ce le dà. Vedendo che nol fa per odio, ma per singolare amore, perocchè non può volere altro che la nostra santificazione. Veduta la sua bontà, e noi vediamo poi la nostra necessità; perocchè grande necessità è a noi averle; però che senz'esse caderemo in ruina. Ma elle ci fanno cognoscere noi medesimi, e levanci, dal sonno della negligenzia; e tollonci la ignoranzia; perochè, n'ha fatto vomitare l'atto della superbia. Onde per questo, nasce una giustizia, con una santa e dolce pazienzia in volere, sostenere ogni pena e tormento, e reputarsi indegno della pace e quiete della mente. Or questo fa l'anima innamorata di Dio, che ha conceputo in sè perfettissimo odio. Aperto dunque l'occhio dello intendimento, e ragguardato in sè la inestimabile bontà e carità di Dio; a costui le pene gli paiono tanto dolci e soavi, che non pare che d'altro si possa dilettare: e sempre pensa in che modo possa sostenere pena per amore dell'odio suo.


A questo dunque vuole e desidera l'anima mia di vedervi andare: sì che, se Dio ci conduce, e, concede grazia d'affa digarsi, e dare la vita per lui, se bisognerà, siafornita la navicella dell'anima nostra di sangue, e del fuoco della divina carità; cercandolo e acquistandolo per lo modo detto di sopra. Altro non dico. Abbiate l'occhio sopra i sudditi vostri, e mai non si serri per neuna cosa. Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. Gesù dolce, Gesù amore.

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