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Le lettere di Santa Caterina

Tratte da: "Le Lettere di S. Caterina da Siena - ridotte a miglior lezione e in ordine nuovo disposte con proemio e note" di Niccolò Tommaseo (G. Barbera, editore - 1860)

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CCXLV - A un genovese del terzo ordine di San Francesco, che aveva preso una conversazione spirituale con una donna; per lo che pativa molte pene

Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.


Carissimo fratello in Cristo dolce Gesù. lo Catarina, serva e schiava de' servi di Gesù Cristo, scrivo a voi nel prezioso sangue suo; con desiderio di vedervi vero combattitore, siccome vero cavaliere virile, col lume e con loscudo della santissima fede riparare ai colpi; e con esso lume, cognoscere quale è quella cosa che fortifica i nemici, e quale c'indebilisce; acciocchè abbracciate il rimedio che gli fa debili, e fuggiate la cagione che gli fortifica. Quale è la cagione che li fortifica? è la propria volontà, fondata in amore proprio di sè medesimo. Questo amore indebilisce la volontà, e fálla vollere come foglia al vento. Ciò che l'amore sensitivo ama, la volontà vicorre, consentendo volontariamente al piacere di quella cosa che ama. Nella quale volontà sta la colpa; e non i movimenti che desse l'amore sensitivo in volere amare quelle cose che sono fuore della volontà di Dio e della ragione, se non in quanto la volontà consenta. E però la volontà, che séguita l'amore proprio di sè, fortifica i nemici, e s'indebilisce come detto è quale è quella cosa che fortifica l'anima, e indebilisce i nemici è la volontà nostra, vestita, per affetto d'amore, della volontà di Dio; laquale volontà è di tanta fortezza, eh, nè dimonio nè creatura la può indebilire se essa medesima ion vuole. E perché ella è forte? Perché volontariamente s'è unita in Dio, che è somma ed eterna fortezza. Ella è ferma, e stabile; perché lo Dio nostro, in cui ella fa mansione, è immutabile: onde ella non si muove altro che in lui. E onde aquista l'anima questa fortezza? dalla dottrina del dolce e amoroso Verbo, ragguardandola col lume della santissima fede; nella quale dottrina, e nel sangue suo, cognobbe che la volontà di Dio non cerca nè vuole altro che la nostra santificaione. E però se ne innamorò, e vestissene; annegando la volontà sua in quella di Dio.


Questa volontà fa l'anima prudente: che non è idiota, nè senza lume; ma cm sapienzia e grande discrezione ordina la vita sua, stando sempre attento di fuggire quelle cose che gli abbiano a tollere Dio. E perché vede che l'amore sensitivo gli 'l tolle, però odia la propria sensualità; e ama la ragione: onde con lume di ragione fa ogni suo fatto. Ama il suo Creatore senza mezzo, e senza misura: e non tanto che egli vi voglia mettere in mezzo le cose create, o le creature; ma egli non ci vuole per mezzo sè medesimo, cioè la propria perversa volontà. E come egli renuncia a sè; così rifiuta le creature, e tutte le cose create: cioè, che non le ama fuore della volontà di Dio, ma bene le ama per Dio; onde l'amore suo è ordinato. Che se egli ama la creatura, l'ama per l'amore del Creatore, con modo, e non senza modo; con misura, e non senza misura.


E con quale misura? con quella della carità di Dio. Non tolle altra misura, perocchè ne rimarrebbe ingannato, siccome fanno molte persone imperfette, che si lassano pigliare al dimonio coll'amo dell'amore. Cominciando a misurare con la carità di Dio; cioè d'amare le creature per lui; poi escono di questa dritta misura, e caggiono nella misura della propria sensualità. E vedrassi il cieco che coll'amo della devozione ha perduto Dio, e l'orazione santa, della quale s'aveva fatta madre; vedesi gittare a terra l'armi con le quali si difendeva, indebilita la volontà, e fortificati i suoi nemici; e trovasi nell'ultima ruina. Già ha conceputa la morte; non ha, se non a parturire. E non si sente; nè fugge quella creatura come veleno; ma séguita, e va dietro al veleno. Le velenate cogitazioni e movimenti non potiamo noi tenere che non vengano. perché la carne è pronta a impugnare contra lo spirito; e il dimonio non dorme mai, anco insegna a noi negligenti esser solliciti alla vigilia. Ma bene può il liberoarbitrio legare la volontà, che ella non consenta, nè volontariamente li riceva in casa sua; e può fuggire che attualmente non si voglia ritrovare in quello luogo. Ma per la sua cechità pare che voglia aspettare che si vegga cadere uno angelo dal cielo, a andarne nel profondo dell'inferno.


Oh maladetta devozione, quanto se' uscita dalla misura tua! Oh sottile amo, tu entri queto come il ladro che fura; poi ti fai domestico della casa; e poichè hai abbacinato l'occhio dell'intelletto, ti fai manifesto. E non se' veduto; ma ben si sente la puzza tua. O carissimo e delcissimo fratello in Cristo dolce Gesù, tolliamo la mano dell'odio con contrizione di cuore e dispiacimento della colpa, e con essa mano traiamo la brusca dall'occhio sicchè rimanga chiaro, acciochè cognosciamo questo falso nemico. Fuggasi la volontà, che non consenta alle cogitazioni del cuore; e ritraggasi il corpo, che in tutto si levi dal luogo e dalla presenzia della creatura.


Oimè, oimè, attachianci all'arbore della croce, e ragguardiamo l'Agnello svenato per noi e ine racquistiamo il fuoco del santo desiderio, e con esso desiderio ritroviamo la madre nostra della santissima e umile orazione, fedele e continua. Altrimenti, sarebbe madre senza latte, e non notrirebbe i figliuoli delle virtù nell'anima colla dolcezza sua. Subito che averemo ritrovata questa madre, riaveremo la misura della carità di Dio, con la quale ci conviene misurare l'affetto e l'amore che abbiamo alla creatura che ha in sè ragione: saremo fatti forti: tolta sarà da noi ogni debilezza; e saremo virili, perché sarà spento in noi il piacere femminile, che fa il cuore pusillanime. Privati saremo della tenebra, a anderemo per la luce, seguitando la dottrina di Cristo crocifisso. Tutti fortificati con lo scudo della santissima fede, staremo nelcampo della battaglia, non rifiutando fadiga, nè mai volleremo il capo indietro, ma con lunga perseveranzia, senza alcuno timore servile, con timore santo, vedendo i nostri nemici debili, e noi fatti forti della somma fortezza. E nella perseveranzia, vedremo la corona della gloria, apparecchiata non a chi solamente comincia, ma a chi persevera infino alla fine. E però, essendosi l'anima vestita di fortezza, è perseverante; altrimenti, no.


Per la qual cosa io vi dissi ch'io desideravo di vedervi vero combattitore, acciocchè nieglio potiate compire la volontà di Dio e il desiderio mio, e sovvenire alla vostra necessità. Ponetevi il sangue di Cristo dinanzi all'occhio dell'intelletto vostro, sicchè vi faccia inanimare alla battaglia. In questo glorioso sangue s'anneghi la volontà; acciocchè muoia, e, come morta, non consenta alle malizie del dimonio nè delle creature, nè alla fragile carne. Efuggite il luogo, se voi avete cara la vita dell'anima vostra. Fatto questo, non curate le battaglie e le molestie del dimonio: e non venite a confusione di mente; ma portate con pazienza la pena, e con dispiacimento la colpa che seguirebbe a consentire volontariamente, e attualmente mandarla in effetto. Non siate negligente, ma sollecito. Disponete il gusto a sentire l'odore delle virtù,e della vera e santa povertà per amore del povero e umile Agnello. Poichè avete messo mano all'aratro, non vollete il capo indietro a mirarlo.


Altro non dico. Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. Fuggite nella cella del cognoscimento di voi, dove troverete la larghezza della bontà e carità di Dio, che v'ha campato dall'inferno. Gesù dolce, Gesù amore.

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