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Le lettere di Santa Caterina

Tratte da: "Le Lettere di S. Caterina da Siena - ridotte a miglior lezione e in ordine nuovo disposte con proemio e note" di Niccolò Tommaseo (G. Barbera, editore - 1860)

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CCXLII - Ad Angelo da Ricasoli

Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.


Carissimo e reverendo padre in Cristo dolce Gesù. Io Catarina, serva e schiava de' servi di Gesù Cristo, scrivo a voi nel prezioso sangue suo, con desiderio di vedervi uomo virile, e non timoroso; acciocchè virilmente serviate alla dolce sposa di Cristo; adoperando per onore di Dio spiritualmente, secondo che nel tempo d'oggi questa dolce sposa ha bisogno. Son certa, che, se l'occhio dell'intelletto vostro si leverà a vedere la sua necessità,voi 'l farete sollicitamente, e senza veruno timore, o negligenzia. L'anima che teme di timore servile, neuna sua operazione è perfetta; e in qualunque stato si sia, nelle piccole cose e nelle grandi, viene mneno, e non conduce quello che ha cominciato alla sua perfezione. O quanto è pericoloso questo timore! egli taglia le braccia del santo desiderio: egli accieca l'uomo, che non gli lassa cognoscere nè vedere la verità. Perché questo timore procede dalla cechità dell'amore proprio di sè medesimo. Chè, subitochè la creatura che ha in sè ragione. s'ama d'amore proprio sensitivo, subito teme; e questa è la cagione perché teme, perché ha posto l'amore e la speranza sua in cosa debile, che non ha in sè fermezza nè stabilità veruna, anzi passa come 'l vento.


Oh perversità d'amore, quanto sei dannosa a' signori temporali e spirituali, e a' sudditi! Se egli è prelato, eglinon corregge mai, perché teme di non perdere la prolazione e di non dispiacere alli sudditi suoi. Così medesimamente il suddito. Perché umilità non è in colui che s'ama di così fatto amore, anzi è una radicata superbia. Il superbo non è mai obediente. Se egli è signore, non tiene giustizia, anzi commette inique e false giustizie, facendo secondo il piacere suo, o secondo il piacere delle creature. E così, per lo non correggere e non tenere giustizia, li sudditi ne diventano più cattivi, perché si nutricano nelli vizi e nelle malizie loro.


Poichè è tanto pericoloso l'amore proprio e il disordinato timore, è da fuggirlo, e da aprire l'occhio dell'intelletto nello obietto dell'immacolato Agnello, il quale è regola e dottrina nostra: e lui dobbiamo seguitare, perocchè egli è esso amore e verità; e non cerca altro che l'onore del padre e la salute nostra. Elli non temeva nè Giudei nè persecuzione loro, nè la malizia della dimonia, nè infamia, nè scherni, nè villania; nell'ultimo non temè l'obrobriosa morte della croce. Noi siamo gli scolari, che siamo posti a questa dolce e soave scuola. Voglio adunque, carissimo e dolcissimo padre, che con grandissima sollicitudine e dolce prudenzia apriate l'occhio dell'intelletto in questo Libro della vita, che vi dà sìdolce e soave dottrina; e non attendiate a veruna altra cosa che all'onore di Dio e alla salute dell'anime, e al servizio della dolce sposa di Cristo. Con questo lume vi spoglierete dell'amore di voi proprio, e sarete vestito d'uno amore divino: cercherete Dio per la sua infinita bontà, che è degno d'essere cercato e amato da noi. Amerete voi e la virtù; e odierete il vizio per Dio. E di questo medesimo amore amerete il prossimo vostro.


Vedete bene, che la divina Bontà v'ha posto nel corpo mistico della santa Chiesa, nutricandovi al petto di questa dolce sposa, solo perché voi mangiate alla mensa della santissima croce il cibo dell'onore di Dio e della salute dell'anime. E non vuole che sia mangiato altro che in croce, portando le fadighe corporali con molti ansietati desiderii, siccome fece il Figliuolo di Dio, che insiememente sosteneva li tormenti nel corpo e la pena del desiderio; e maggiore era la croce del desiderio, che non era la croce corporale. Il desiderio suo era questo: la fame della nostra redenzione, per compire l'obbedienza del Padre Eterno, ewragli pena, infinochè none 'l vedeva compito. E anzi, come Sapienzia del Padre Eterno, vedeva coloro che participavano il sangue suo, e coloro che nol participavano per le colpe loro. Il sangue era dato a tutti; e però si doleva per la ignoranzia di coloro chenone 'l volevano participare. Questo fu quello crociato desiderio che portò dal principio infino alla fine. Data ch'elli ebbe la vita, non terminò però il desiderio, ma si la croce del desiderio. E così dovete far voi, e ogni creatura che ha in sè ragione; dare la fadiga del corpo e la fadiga del desiderio, dolendovi dell'offesa di Dio, e dannazione di molte tante anime quante vediamo che periscono. Parmi che sia tempo, carissimo padre, di dare l'onore a Dio, e la fadiga al prossimo. Non è da vedere più sè con amore proprio sensitivo, nè con timore servile; ma con vero amore e santo timore di Dio adoperare. E se bisogna dare la vita per onore di Dio, si debbe dare, non tanto che la sustanzia temporale. Spero per la infinita bontà di Dio, che, essendo voi uomo virile, voi il farete, e persevererete in quello che voi avete cominciato, cioè, d'essere fedele figliuolo della santa Chiesa. Ed esercitandovi in virtù, giungerete alla grande perfezione. Ho avuta grande allegrezza della buona perseveranzia e costanzia che avete avuta. Pregovi che infino alla morte non volgiate il capo in dietro; facendo come uomo virtuoso, e fiore odorifero, che dovete essere, nel corpo mistico della santa Chiesa; considerando ivi che quelli che non sono virili in virtù, non sono costanti.


Dissi che desideravo di vedervi uomo virile, e non timoroso, acciocchè meglio potiate adempire la volontà di Dio e il desiderio mio nella salute vostra. Accompagnatevi coll'umile e immacolato Agnello, e troverete il Re nostro, venuto a noi nella strada Umile e mansueto. Vergognerassi allora la propria sensualità di levare il capo per impazienzia, vedendo Dio tanto umiliato; il quale, per fare noi grandi, è fatto piccolo. E insegnaci la prima dolce Verità a diventare grandi. Con che? con la bassezza della vera milità. E però dissi che noi imparassimo da lui ad essere umili, e mansueti di cuore.


Orsù, carissimo Padre, destianci dal sonno della negligenzia, e virilmente corriamo, seguitando la dottrina della Verità. Altro non dico. Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. Gesù dolce, Gesù amore.

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Lettera di Santa Caterina a Stefano Maconi

 
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