IL PALIO.SIENA .IT

Le lettere di Santa Caterina

Tratte da: "Le Lettere di S. Caterina da Siena - ridotte a miglior lezione e in ordine nuovo disposte con proemio e note" di Niccolò Tommaseo (G. Barbera, editore - 1860)

Ricerca  


lettere

CCXLI - A monna Giovanna di Corrado

Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.


Carissima madre in Cristo dolce Gesù. Io Catarina, serva e schiava de' servi di Gesù Cristo, scrivo a voi nel prezioso sangue suo; con desiderio di vedervi fare una abitazione nella cella del cognoscimento di voi medesima, acciocchè possiate venire a perfetto amore; considerando me, che colui che non ama il suo Creatore, non può piacere a lui, perocchè egli è esso Amore, e non vuole altro che amore. Questo amore truova l'anima che cognosce sè medesima; perocchè vedendosi, sè non essere, ma l'essere suo avere per grazia e non per debito,, eogni grazia che è fondata sopra l'essere, e dato ci è con. inestimabile amore; allora truova in sè tanta bontà di Dio versare, che la lingua non è sufficcinte a dirlo: e poiche si vede tanto amare da Dio, non può, fare che non ami. Ama in sè la ragione e Dio; e odia la sensualità, che disordinatamente si vuole dilettare del mondo (o ella si diletta dello stato o ricchezze, o di piacere alle creaturepiù che al Creatore, fondandosi in suo parere), diletti e piaceri del mondo, o alcuna volontà. Sono di quelli che amano e' figliuoli; e chi lo sposo, e chi la madre, o padre, disordinatamente d'amore troppo sensitivo: il quale amore è uno mezzo tra l'anima e Dio che non lassa ben cognoscere la verità del vero e superno amore. E però disse la prima dolce Verità: «Chi non abbandona il padre e la madre, suoro e fratelli, e sè medesimo, non è degno di me». Ben se n'avvedevano e avvedono e' veri servi di Dio; che subito spogliano il cuore e l'affetto e l'anima loro del mondo e delle pompe e delizie sue, e d'ogni creatura fuori di Dio: non, che egli non amino la creatura; ma amanla solamente per Dio, in quanto sono creature amate smisuratamente dal Creatore. Ma come essi odiano la parte sensitiva, che ribella a Dio in loro; così l'odiano nel prossimo, che veggono che offende la somma eterna Bontà. Così voglio che facciate voi, carissima madre in Cristo dolce Gesù; che voi amiate la bontà di Dio in voi, e la sua smisurata carità, la quale troverete nella cella del cognoscimento di voi medesima. In questa cella troverete Dio. Chè, come Dio tiene in sè ogni cosa che partecipa l'essere, così in voi troverete la memoria, la quale tiene ed è atta a ritenere il tesoro de' beneficii di Dio; troveretevi lo intendimento, il quale ci fa participare la sapienzia del Figliuolo di Dio, intendendo e cognoscendo la sua volontà, che non vuole altro. che la nostra santificazione. Vedendo questo, l'anima non si può dolere nè conturbare di neuna cosa che avvenga, cognoscendo che ogni cosa è fatta con providenzia di Dio e con grandissimo amore.


Con questo cognoscimento voglio e vi prego per amore dello svenato Agnello, che medichiate l'ascaro e la malagevolezza che avete sentita per la partita di Stefano. Godete e esultate; chè non sarà senza accrescimento di grazia nell'anima sua e nella vostra. Per grazia di Dio, ilvederete tosto. Anco, dico che nel cognoscimento di voi voi troverete la clemenzia dolce dello Spirito Santo; che è quella parte che non dona, nè è altro che amore; e ciò che egli fa e adopera adopera per amore. Questo affetto troverete nell'anima vostra: perocchè la volontà non è altro che amore; ogni suo affetto e movimento non si muove per altro che per amore. Ama e odia quello che l'occhio del cognoscimento ha inteso e veduto. Or bene è vero adunque, carissima madre, che dentro nella cella dell'anima voi truovate tutto Dio, il quale dà tanta dolcezza e refrigerio e consolazione che per neuna cosa che avvenga si può turbare, perocchè ella è fatta capace della volontà di Dio.


Dirittamente l'anima allora diventa uno giardino pieno di fiori odoriferi di santo desiderio; e nel mezzo si è piantato l'arbore della santissima croce, dove si riposa l'Agnello immacolato, il quale diriga sangue, bagna e allaga questo dolce e glorioso giardino, e tiene in sè e' frutti maturi delle vere e reali virtù. Se volete pazienzia,ine è fondata mansuetudine; in tanto che non è udito il grido suo dell'Agnello per neuna mormorazione; umiltà profonda, vedendo Dio umiliato all'uomo, il Verbo umiliato all'obbrobriosa morte dellacroce. Se... carità, egliè essa carità: anco, più che... la forza dell'amore e dellacarità l'ha tenuto confitto e chiavellato in croce. Non eran sufficienti e' chiovi e la croce a tenere Dio-ed-uomo, se la forza della carità non l'avesse tenuto. Non mi maraviglio se quella che ha fatto di sè giardino per cognoscimento di sè, ella è forte contra tutto quanto il mondo; perocchè ella è conformata, e fatta una cosa con la somma fortezza. Veramente ella comincia a gustare l'arra di vita eterna in questa vita; ella signoreggia il mondo, perocchè se ne fa beffe. Le dimonia temono d'approssimarsi all'anima che arde nella divina carità.


Orsù, carissima madre, non voglio che dormiate più nella negligenzia nè nell'amore sensitivo; ma con un ardentissimo e smisurato amore vi leviate su, bagnandovi nel sangue di Cristo, e nascondendovi nelle piaghe di Cristo crocifisso. Non dico più. Son certa che, se starete in cella, come detto è, non troverete altro che Cristo crocifisso. E così dite a Corrado che faccia questo medesimo. Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. Gesù dolce, Gesù amore.

lettera precedente lettera successiva
lettere
Lettera di Santa Caterina
Lettera di Santa Caterina a Stefano Maconi

 
  • Good&Cool
Per migliorare la tua navigazione su questo sito, utilizziamo cookies e altre tecnologie che ci permettono di riconoscerti. Utilizzando questo sito, acconsenti agli utilizzi di cookies e delle altre tecnologie descritti nella nostra informativa sui cookies.
OK