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Le lettere di Santa Caterina

Tratte da: "Le Lettere di S. Caterina da Siena - ridotte a miglior lezione e in ordine nuovo disposte con proemio e note" di Niccolò Tommaseo (G. Barbera, editore - 1860)

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CCXXXIV - A Buonaccorso di Lapo in Firenze, essendo la Santa in Avignone

Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.


Carissmo fratello in Cristo dolce Gesù. Io Catarina, serva e schiava de' servi di Gesù Cristo, scrivo a voi nel prezioso sangue suo; con desiderio di vedere voi e gli altri vostri signori, pacificare il cuore e l'anima vostra neldolcissimo sangue suo, nel qual sangue si spegne ogni odio e guerra, e abbassasi ogni superbia dell'uomo. Però che nel sangue l'uomo vede Dio umiliato a sè, prendendo la nostra umanità. La quale umanità è aperta e confitta e chiavellata in croce, sì che per li forami del corpo di Cristo crocifisso esce, e versa il sangue sopra di noi: ed ècci ministrato da' ministri della santa Chiesa. Pregovi per l'amore di Cristo crocifisso che voi riceviate il tesorodel sangue, il quale v'è dato dalla sposa di Cristo. Pacificatevi, pacificatevi con lei nel sangue; cognoscete le colpe e l'offese vostre fatte contra lei. Perocchè chi cognosce la colpa sua, e mostra in effetto che si cognosca, e siaumiliato; riceve sempre misericordia. Ma chi 'l mostra solo con la parola, e non va più oltre con le operazioni, non la trova mai. Questo non dico tanto per voi, quanto per gli altri che in questo difetto cadessero.


Oimè, oimè, carissimo fratello! Io mi doglio de' modi che sono tenati in dimandare la pace al santissimo Padre; che s'è mostrato più la parola che l'effetto. Questo dico perché, quand'io venni costà a voi e a' vostri Signori, mostrando nelle parole che fossero emendati della colpa commessa, parendo che si volesse umiliare, chiedendo misericordia al santo Padre; dicendo io a loro: «Vedete, Signori! se voi avete intenzione d'usare ogni umiltà in fatto e in detto, e che io v'offeri come figliuolimorti dinanzi al padre vostro, io m'affadigherò in quanto questo vogliate fare. Per altro modo io non v'anderei; «ed egli mi risposero che erano contenti. Oimnè, omimè, carissimi fratelli, questa era la via, e la porta perla quale vi conveniva entrare; e verun'altra ce n'è. E se fosse seguitata questa via in effetto, come con la parola; voi avereste avuta la più gloriosa pace che avesse mai persona. E non dico questo senza cagione, però che io so la disposizione del santo Padre, come ella era fatta: ma poichè noi cominciammo a escire della via, seguitando i modi astuti del mondo, facendo altro in effetto che pria non s'era porto con la parola, ha dato materia al santo Padre non di pace, ma di più turbazione. Però che venendo di qua i vostri ambasciatori, non tennero quel modo debito, che li era fatto tenere per li servi di Dio. Voi sete andati con modi vostri. E mai con loro non potei conferire, siccome diceste a me che direste a loro quando chiesi la lettera della credenzia cioè che noi conferissimo insieme d'ogni cosa, dicendo: «Noi non crediamo che questo si faccia mai per altra mano che de' servi di Dio». E si è fatto tutto il contrario. Tutto è perché non ci è anco il vero cognoscimento de' difetti nostri. E avveggomi che le parole umili procedevano più per timore e per bisogno, che per effetto d'amore o di virtù; però che se fosse stato in verità il cognoscimento della colpa commessa, averebbe risposto l'operazione al suono della parola; e i vostri bisogni, e quello che volevate dal santo Padre, avereste posto nelle mani de' veri servi di Dio. I quali sarebbero stati quei mezzi che averebbe sì dirizzati li mandati vostri e quelli del santo Padre, che voi avereste avuta buona concordia. Non l'avete fatto; della qual cosa ho avuta grande amaritudine, per l'offesa di Dio, e danno nostro.


Ma voi non vedete quanto male e quanti inconvenienti ne vengono per la vostra ostinazione, e per lo stare fermo nel vostro proponimento. Oimè, oimè, scioglietevi del legame della superbia, e legatevi coll'umile Agnello; e non vogliate spregiare nè fare contra il Vicario suo. Non più così! Per l'amore di Cristo crocifisso. Non tenete a vile il sangue suo. Quello che non s'è fatto per lo tempo passato, fatelo per lo presente. Non pigliate amaritudine nè sdegno, se vi paresse che il Padre santo dimandasse quello che vi paresse molto duro e impossibile a fare. Egli non vorrà però altro che la vostra possibilità.Ma egli fa come vero padre, che batte il figliuolo quando offende; fagli gran reprensione per farlo umiliare, e cognoscere la colpa sua; e il buono figliuolo non si sdegna contr'al padre, perché vede che ciò che fa, fa per amor suo; e però quanto più 'l caccia, più torna a lui, chiedendo misericordia sempre. Così dico a voi da parte di Cristo crocifisso, che tante volte quante foste spregiati dal nostro padre Cristo in terra, tante volte fuggite a lui. Lassatelo fare; chè egli ha ragione


Ecco che ora ne viene alla sposa sua, cioè al luogo di san Pietro e di san Paolo. Fate che subito corriate a lui con vera umiltà di cuore ed emendazione delle colpe vostre, seguitando il santo principio con lo quale cominciaste. Facendo così, averete pace spirituale e corporale. E tenendo altro modo, i nostri antichi non ebbero mai tanti guai, quanti averemo noi; perocchè chiameremo l'ira di Dio sopra di noi, e non parteciperemo il sangue dell'Agnello.


Non dico più. Sollecitate quanto potete ora che il santo Padre sarà a Roma. Io ho fatto, e farò, ciò che potrò, infino alla morte, per onore di Dio e per pace vostra, e perché si levi via questo mezzo, perché impedisce 'l santo e dolce passaggio. Che se non n'escisse altro male, siamo degni di ille inferni. Confortatevi in Cristo nostro dolce Gesù; che io spero per la sua bontà, che se vorrete tenere quel modo che dovete, voi averete buona pace. Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. Gesù dolce, Gesù amore.

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