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Novellette di San Bernardino

Tratte da: G. Carabba editore - Lanciano, stampa 1916

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Esempi e detti morali

Contro le vanità donnesche (III)

Hai tu mai udito che 'l taverniere vende di due vini a uno tempo, che l'uno è migliore che l'altro; e 'l migliore, sempre il dà a cotagli che vi vanno spesso, o a cotagli amici; e 'l peggiore il dà a cotagli pecoroni? Cosí fa proprio la donna vana. Ella vende il vino migliore in Vescovado, al Duomo, a coloro che la mirano; e l'altro vende al suo marito pecorone. Quando va alla chiesa, ella vi va ornata, lillata, inghiandata, che pare che la sia madonna Smiraldina, e in casa sta come una zambraca. Per certo voi ve ne dovareste vergognare in voi medesime, non che fra tanto popolo; che dovareste stare meglio e piú in pònto in camera col tuo marito, che in Vescovado fra tanta gente. E talvolta ti mostri d'èssare uno lione di fuore, e in casa una pecoruccia mansueta. Doh, guardati che tu non sia cagione di fare pericolare lui e anco te per lo tuo non stare in pònto, come tu debbi, con lui. E anco t'aviso che se tu pure t'aconci mira che egli non s'avegga di te cosa, altro che tutta buona e tutta onesta: fa' che mai egli non vega di te altro che purità e nettezza; sí bene ch'io voglio che tu stia ornata e dilicata, ma con discrezione ogni cosa, e con modo onesto. Se tu vedi che 'l tuo marito ti vuole bene e non si cura del tuo acconcime allora tu puoi stare piú cosí a la domestica; ma se egli se ne cura, tu faresti male a non fare che tu gli comparisca. Questo dico per molte che si stanno in casa brutte, nere, come cotali fornaiacce, che non se ne curano come elle stanno: io non la lodo. Grande malignità e peccato è, credetemi, 'l portare tanta robba in capo; che avete imparato ognuno e ognuna a portare una balla. Non vedi tu el male che tu fai ponendo da canto el pecato? Prima tu ti guasti il capo per la tanta caldezza: egli ti putirà la bocca in poco tempo e 'l fiato; tu ti guasti i denti, e dolgonti per ogni poco di freddo. Avisoti: per quae peccavit homo, per ea torquetur: Per quello membro che tu pecchi, in quello sarai gastigato ne l'altro mondo. O donna, pon mente al mio dire. Del tuo capo tu n'hai fatto uno Iddio, e cosí ne fai tu, madre, del capo della tua figliuola; tu non pensi piú là: sempre la studi, e talvolta è piena di lendini. So' anco di quelle che hanno piú capi che 'l diavolo; ogni dí rimutano uno capo di nuovo. El diavolo n'ha sette, e ci è tale che n'ha anco piú; che di quello ch'io mi ricordo da quindici anni in qua, tanti modi, tante forgie, ch'io trasecolo. Per certo voi sète piú uscitemi dal manico, ch'io non avrei mai potuto crédare. Levategli via nel nome di Dio, che cosí a poco a poco ve n'andareste ne la mala via. Voi non ve n'avedete come ce n'avvediamo noi. Io veggo tale che porta il capo a trippa, chi il porta a frittella, chi a taglieri, chi a frappole, chi l'aviluppa in su, chi in giú. Oh, egli è il mal segno tange forgie! Ponetele giú, vi dico. Cosí a voi, donne, ponete giú tante vanità: che se voi vi vedeste, voi parete pure civette e barbagianni e locchi.

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