ACHILLE SCLAVO (1861-1930)

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Tratto da "Senesi da ricordare" di Marco Falorni.

Achille Sclavo

Medico.

N. Lesegno, presso Cuneo, 23/3/1861 - m. Siena, 2/6/1930

Lo Sclavo fu personalità di grandissimo spicco, sia come scienziato, sia come insegnante, sia soprattutto per le sue qualità umane, che lo portarono a svolgere una fondamentale opera di apostolato per la formazione di una coscienza igienica a livello popolare in Italia.

Egli merita inoltre di essere ricordato anche per aver fondato in Siena, nel 1904, il noto istituto sieroterapico che porta il suo nome, che è stato, ed è ancora, una delle massime istituzioni di ricerca e di produzione nel campo dei sieri curativi, a livello europeo e mondiale. Siena ebbe l'onore di ospitare lo Sclavo per gran parte della sua vita, e l'omonimo istituto sieroterapico è ancora oggi motivo di indiscusso vanto per la città.

Dopo essere stato allievo di L. Pagliani, di P. Canalis, e di A. Vestea, lo Sclavo si laureò presso l'Università di Torino nel 1886. Fu quindi Direttore del Laboratorio Batteriologico, ed insegnò Batteriologia nella Scuola Speciale d'igiene presso la Direzione Generale della Sanità creata da Francesco Crispi, fino a quando essa venne soppressa in seguito ai rivolgimenti politici del 1896. Il Nostro fu allora Incaricato di Igiene a Siena, e poi, per concorso, a Sassari; nel 1898 ritornò a Siena, e qui svolse continuativamente, salvo il periodo 1918-21 che trascorse presso l'Università di Firenze, una fervida attività di ricerca scientifica al servizio dell'igiene nel campo pratico.

Negli anni 1914-19 e 1924-26 fu anche Rettore dell'Università di Siena. La sua produzione scientifica fu vastissima. Egli si occupò di problemi di batteriologia, di sierologia, di immunologia, di biologia generale, ecc., e fece anche importanti studi sull'epurazione biologica delle acque, sull'approvvigionamento idrico, sull'alimentazione umana, sull'edilizia, su numerose nuove applicazioni della tecnica igienica. I suoi studi culminarono nelle ricerche sieroterapiche sul carbonchio ematico, con la messa a punto di un efficace vaccino anti-carbonchioso, che risolse completamente e definitivamente, dal lato scientifico e da quello curativo e preventivo, i gravi problemi umani e zootecnici causati da questa malattia. Il siero anti-carbonchioso, infatti, non fu soltanto di grandissima utilità per contadini, pastori, conciatori di pelli, fino ad allora decimati dal carbonchio, ma fu di giovamento anche per gli animali domestici, e soprattutto per quelli da allevamento e impiegati nell'agricoltura, portando così, di riflesso, notevoli benefici economici per il paese. I risultati ottenuti valsero allo Sclavo lusinghieri riconoscimenti, tra i quali il Premio Internazionale Riberi.

Di rilievo fu anche la sua opera nel campo sociale. Egli contribuì in maniera determinante alla campagna anti-malarica e anti-colerica in Sardegna nel 1910, e a quella in Puglia nel 1910-11, nonché a quella contro il vaiuolo a Palermo nel 1911, meritandosi la medaglia d'oro ai benemeriti della salute pubblica.

Dopo la prima guerra mondiale, durante la quale il Nostro svolse una fervida attività medica nel paese e fra le truppe combattenti, lo Sclavo partecipò attivamente alla lotta anti-tubercolare, condotta a fondo soprattutto nei centri rurali, alla protezione dell'infanzia, e allo sviluppo sociale dell'educazione fisica.

Egli, inoltre, costituì l'Associazione Italiana di Igiene, e partecipò a lungo al Consiglio Superiore della Sanità e ad altre importanti istituzioni; per le sue doti di volgarizzatore delle regole igieniche, fu premiato con medaglia d'oro ai benemeriti dell'istruzione popolare.

Ricordiamo anche che egli fu insegnante di non comune efficacia, e che creò una numerosa schiera di igienisti, pervenuti poi alla cattedra o ad alti uffici nell'amministrazione sanitaria.

Per quanto riguarda, infine, l'Istituto Sieroterapico Sclavo fondato nel 1904, ricordiamo che una delle sue prime importanti produzioni fu quella di un nuovo e più efficace siero anti-difterico. L'lstituto ha continuato a svilupparsi dopo la morte del fondatore, tenendosi, tra l'altro, in continuo contatto con l'Organizzazione Mondiale della Sanità, e contribuendo in maniera determinante alla costituzione del centro internazionale di ricerche «Uniserum», al quale partecipano i maggiori istituti sieroterapici d'Europa.

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