ANTONIO FEDERIGHI

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Tratto da "Senesi da ricordare" di Marco Falorni.

Scultore e architetto

N. Siena, forse 1411 - m. probabilmente 1490

Artista di importanza tutt'altro che secondaria; il suo originale percorso stilistico segna un punto fisso negli studi sulla scultura e sull'architettura rinascimentale italiana.

Nel 1439-40 Antonio figurava come scalpellino alle dipendenze dell'Opera del Duomo ed ebbe modo di collaborare, in vari lavori eseguiti nella Cattedrale, col grande Jacopo della Quercia, dal quale restò notevolmente influenzato. Certamente dovette farsi molto onore, se già nel 1448 assumeva l'incarico di Capomaestro dell'Opera del Duomo, affiancandosi a Pietro di Tommaso del Minella.

Dal 1451 attese, per moltissimi anni, con varie interruzioni, all'intarsio del pavimento marmoreo della Cattedrale, contribuendo in maniera determinante a renderlo splendido, tanto che a tutt'oggi esso è primario vanto della città che lo ospita. Nello stesso anno assunse anche l'incarico di Capomaestro dell'Opera del Duomo di Orvieto, che mantenne fino al 1456.

Di ritorno a Siena, lavorò alla Loggia della Mercanzia, dove, tra l'altro, eseguì le stupende statue del «S. Ansano» e del «S. Vittore» (1459), che con fiero e orgoglioso cipiglio volgono la testa verso la loro destra, cioè in direzione di Firenze, quasi per proteggere la città dall'antica e irriducibile rivale. Nel 1460 ingrandi il cosiddetto «Palazzo dei Diavoli», fuori della Porta Camellia, aggiungendovi, tra l'altro, la bizzarra torre cilindrica. Nello stesso 1460, o nel 1461, si recò probabilmente a Roma, forse per sottoporre al concittadino Papa Pio II, allora regnante, il progetto della loggia in suo onore da edificare in Siena.

Certamente l'artista fu sensibilmente influenzato dal contatto coi nuovi orientamenti osservati in Roma, tanto che da allora eliminò ogni residuo di goticismo risalente alla primitiva formazione quercesca, per dare inizio in Siena a una nuova scuola di gusto raffinatamente antichizzante, ricco, ma non appesantito di modelli iconografici classici, in quanto disciplinato da una razionalità di visione ormai puramente rinascimentale, e soprattutto pervaso da un eccezionale e vivissimo vigore plastico.

Il Federighi così, mentre nell'architettura fonde in modo personalissimo elementi romani e fiorentini, nella scultura viene addirittura a rappresentare una tappa fondamentale del passaggio da Jacopo della Quercia a Michelangelo. Tornato a Siena, l'artista realizzò effettivamente la cosiddetta «Loggia del Papa» in onore di Pio II (1462-63), e nello stesso periodo edificò anche il Palazzo detto «delle Papesse».

Nel 1464 eseguì uno dei sedili in marmo della Loggia della Mercanzia, e nel 1466 due belle acquasantiere per la Cattedrale; nel 1468-70 attese al rialzamento. di gusto rinascimentale, della Cappella di Piazza del Campo. Gli vengono attribuite molte altre opere, tra cui citiamo: alcune decorazioni scultoree nella Cappella di S. Giovanni nel Duomo; una statua lignea di «S.Nicola di Bari» nel Palazzo Pubblico; una statua raffigurante «Bacco», attualmente conservata nella sede del Monte dei Paschi di Siena, che è forse l'unica statua di destinazione profana di tutto il sec. XV a Siena. Frattanto continue a lavo rare per il Duomo, soprattutto per il pavimento, con particolare intensità dal 1475 in poi; la sua bellissima «Sibilla Eritrea» nel pavimento e del 1482. Morì forse nel 1490.

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