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Contrada Imperiale della
Giraffa

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San Pietro a Ovile di Sopra

La Contrada di S. Pietro a Uvile di sopra comincia dal Portone, e Prato di S. Francesco, e sempre a man sinistra arriva fino alla strada, che sbocca vicino all'Arco de' Rossi dietro le Case de' Marchesi Bichi, dove volta per la strada dietro il Castellare, fino alla strada di Provenzano, ora allargata è detta la strada nuova, e passa per la strada di Provenzano, scendendo al Fosso, e ritorna al Portone di S. Francesco, l'arme della qual Contrada si vede nella facciata della Fonte di S. Francesco, la quale fu fatta fabbricare a spese comuni da questa Contrada, e quella di S. Pietro a Uvile di sotto, in questo modo, campo rosso con Leone d'oro con spine d'argento a traverso, e rastrello bianco con tre gigli.

Concistoro anno 1420: Sancti Petri ad Ovile superioris: campus rubeus cum leone aureo cum spino argenteo ex transverso per leonem cum liliis et rastrello.

 

Questa contrada rappresenta una Macchina contrassegnata da una Giraffa, ed è invenzione molto antica, poiché scrive Sigismondo Titio all'anno 1482, dopo aver parlato della Chiocciola per applaudire al ritorno de' Cittadini Reformatori: Eadem quoque Incoia S. Petri ad Ovilia, quorum Insigne Camelopardalis, Cerausa nuncupata factitavere, e poco dopo: Officiales Baliae emptam vitulam, et cophinos panis oblongos cum vini dolio ad Incolas S. Petti ad Ovilia dono trasmisere, tubis precedentibus duabus, etfamulis quibusdam. Comparve ancora con tal Macchina nel 1494 a un giuoco di pugna, nel 1516 a una caccia di Tori. Nel 1556 a un'altra Caccia di Tori, dove terminata la Festa, venne in contesa con quella dell'Oca, e poi all'arme. L'anno 1546 comparve con 67 Persone vestite in livrea di Drappo turchino sotto il Capocaccia Gio: Maria Berti, e l'Alfiere era Francesco Capacci, che maneggiava un'Insegna di colore azzurro, e rosso. L'anno 1692 nella venuta del Serenissimo Gran Principe di Toscana, condusse in trionfo sopra d'un Carro Orfeo, che col di lui suono fece comparire la Giraffa festeggiante per la venuta del detto Serenissimo Principe. Scrive Plinio, che il Camelopardile da noi detto Giraffa si nominava dagli Etiopi Nabuna, il quale ha piè di Cavallo, gambe di Bove, e capo di Camelo, è rosso indeniato di bianco, e per questo è chiamato Camelopardile, e da altri Pecora salvatica per essere di poca fierezza, e la prima volta, che fu veduto in Roma fu ne' giucchi Circensi di Cesare Dittatore. L'anno 1703 gli Abitatori di questa Contrada eressero un Portico a guisa di piccolo Oratorio per riparare dall'ingiurie del tempo l'antica Immagine, che si vedeva dipinta nella crociata della strada del fosso, a' giorni nostri molto celebre per gli spessi miracoli.

 

Tratto da "Relazione distinta delle quarantadue Contrade..." di Giovanni Antonio Pecci e "Registro di consegna dei rispettivi vessilli ai Capitani del Popolo..." ASS. Concistoro, 2371. 1 luglio 1420.

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