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ROLANDO BADINELLI - PAPA ALESSANDRO III

Tratto da "Senesi da ricordare" di Marco Falorni.

Papa.
N. Siena, 1110 circa - m. Civita Castellana, 30/8/1181

Nel secolo seguente quello in cui aveva svolto la sua opera Papa Gregorio VII, un altro battagliero Pontefice perpetua la tradizione dei senesi tra i grandi della religione, proprio prendendo le mosse, per la sua azione politica, dalla Riforma Gregoriana propugnata dal suo conterraneo.

Profonda cultura, prudenza, fermezza, fede incrollabile nella sua divina missione e nei superiori diritti della Chiesa: questi i lineamenti caratteristici del grande Pontefice. Alessandro spese la sua vita, nel cuore del Medio Evo, per la libertà della Chiesa, difendendola contro le mire egemoniche dell'Imperatore Federico I detto il Barbarossa, e in generale contro tutti coloro che cercavano di prostituirla ai propri interessi, facendone strumento per l'affermazione del proprio personale potere.

Le sue rivendicazioni si identificarono con quelle delle città italiane, che tendevano in quel tempo a svincolarsi dalla pesante tutela imperiale. L'esatta misura della sua capacita politica e data dalla vittoria finale, ottenuta dopo una lunga lotta, contro un cornpetitore altrettanto tenace e orgoglioso quale era il Barbarossa.

Nel suo pontificato, Alessandro sconfisse, oltre che l'Imperatore, tutti gli antipapi che questi gli oppose, riuscì a superare lo scisma e a ricomporre l'unità della Chiesa, e svolse una infaticabile opera di riforma delle leggi e delle istituzioni ecclesiastiche, forte della sua profonda dottrina giuridica.

Rolando Bandinelli nacque a Siena, da modesta famiglia, intorno al 1110, ed ebbe in questa città la sua prima formazione culturale. Trasferitosi in seguito a Bologna, nella locale celeberrima Università degli Studi, acquistò presto fama di grande Maestro di Diritto Canonico e di Teologia. Studiò a fondo Abelardo e Graziano, ed i suoi scritti influenzarono in maniera notevole le dottrine giuridiche del tempo. I principali frutti del suo lavoro in questo periodo furono compendiati in due opere: lo «Stroma» e le «Sententiae», entrambe di grande valore giuridico e teologico.

A titolo di curiosità, possiamo osservare che la parola «transustanziazione», destinata in seguito a notevole fortuna nelle dottrine della Eucarestia, si trova per la prima volta in queste opere del Bandinelli. Dopo il periodo bolognese, Rolando si trasferì a Pisa, e quindi a Roma, chiamatovi da Papa Eugenio III, che nel 1150 lo creo Cardinale.

Nel 1153 il Bandinelli fu nominato Cancelliere di S. Romana Chiesa da Papa Adriano IV, e si conquistò gradatamente un ruolo sempre più importante quale fermo assertore dei diritti della Chiesa nei confronti dell'Impero, soprattutto per quanto riguardava la questione delle investiture. Alla Dieta di Besancon del 1157 ebbe modo di esporre apertamente le proprie idee sul rapporto tra Chiesa e Impero, ispirate, con personali approfondimenti, a quelle di Gregorio VII, provocando l'irritazione dell'Imperatore Federico Barbarossa, alla presenza del quale Rolando arrivo a definire l'Impero come un «feudo» del Santo Padre.

Nel 1159, alla morte di Adriano IV, si scateno la battaglia per Pelezione del nuovo Pontefice; il Bandinelli, contro la sua stessa volonta, fu legittimamente eletto dal conclave (7/9/1159) e divenne Papa col nome di Alessandro III, ma gli fu immediatamente opposto l'antipapa Vittore IV, creatura dell'Imperatore. Nei tumulti e nelle lotte delle fazioni che seguirono, Alessandro fu costretto a peregrinare di continue, esule da una città all'altra, costantemente tallonato dai sicari dell'Imperatore; tuttavia non si perse d'animo e condusse la sua lotta con intelligenza, tatto ed energia, e vide stringersi la cristianita sempre più attorno a lui. Al Concilio di Pavia che, costretto dal Cancelliere imperiale Rinaldo di Dassel, l'aveva, nel febbraio 1160, dichiarato illegittimo, Alessandro rispose con la scomunica lanciata da Anagni contro il Barbarossa e Vittore IV nel marzo dello stesso anno.

Si rifugiò poi in Francia e venne riconosciuto come legittimo Pontefice dai sovrani dell'Europa occidentale; morto quindi a Lucca, nel 1164, l'antipapa Vittore IV, lo scisma continuo con l'elezione del nuovo antipapa Pasquale III. Nel 1166 il Barbarossa scese in Italia con il suo esercito e, dopo aver occupato Roma e scacciato Alessandro, si fece incoronare con tutti gli onori da Pasquale III (maggio 1167); la peste frattanto diffusasi tra il suo esercito troncò però il suo momentaneo trionfo e lo costrinse a rifugiarsi in Germania. Alessandro si mise allora a capo di una lega che univa contro il Barbarossa il Re di Sicilia, l'Imperatore bizantino e soprattutto i comuni lombardi, costituitisi come primi nuclei di libera vitalità cittadina contro il soffocamento politico dell'Impero.

La «Lega Lombarda», formata da 13 città, fu costituita nel dicembre 1167 e nel luglio 1168 Alessandro III ne fu riconosciuto come il capo supremo, non con lo scopo di ottenere tasse e gabelle, come avrebbe fatto l'Imperatore, ma unicamente per animare spiritualmente una lotta che si doveva combattere, sono parole sue, «per l'onore e la libertà d'Italia e la dignità della Chiesa Romana». L'infaticabile Pontefice fortificò la città di Civitas Nova, che in suo onore mutò nome in Alessandria, e divenne il simbolo della concordia e della solidarietà tra i collegati. La stessa città resistette vittoriosamente al lungo assedio portatogli dal Barbarossa ridisceso in Italia (1174-75).

In seguito l'Imperatore, dopo aver riconosciuto un altro antipapa nella persona di Callisto III, venne disastrosamente sconfitto dai collegati nella decisiva battaglia di Legnano (21 maggio 1176), durante la quale riuscì a stento a trovare scampo nella fuga. Alessandro apprese con gioia la notizia nel suo sicuro asilo di Venezia; a proposito del suo soggiorno veneziano, la leggenda narra che sia stato proprio lui ad iniziare la tradizione dello «Sposalizio del mare», detta anche festa del «Bucintoro». Dopo Legnano comunque, vennero intavolate delle trattative, in seguito alle quali fu concordato un incontro tra il Barbarossa e Alessandro III, che effettivamente avvenne in Venezia, nella Basilica di S. Marco, nel 1177.

Secondo la leggenda l'Imperatore, presentatosi in veste di penitente e gettatosi ai piedi del Papa (che in quel momento era anche il capo e il rappresentante della Lega Lombarda), esclamò: «Mi sottometto al rappresentante di Pietro», al che Alessandro III rispose con fierezza: «Al rappresentante di Pietro ed a me». Sta di fatto che Alessandro venne riconosciuto come legittimo Pontefice anche dall'Imperatore ed alla Chiesa venne restituito tutto ciò che le era stato ingiustamente sottratto. Il Barbarossa, assolto dalla scomunica, accompagnò il Papa reggendogli la briglia del cavallo, e in seguito, secondo gli storici, non si lasciò sfuggire alcuna occasione per testimoniargli tutta la sua venerazione.

Alessandro, rientrato subito a Roma, questa volta sotto migliori auspici, presiedette, nel marzo 1179, il Concilio Lateranense III, nel quale furono prese diverse importanti decisioni disciplinari e furono condannate alcune eresie; tra l'altro, furono presi provvedimenti in favore dei lebbrosi, furono istituite scuole gratuite presso le Cattedrali e i Monasteri, e, con clamorosa decisione, fu abolita la schiavitu; ma soprattutto fu stabilito che il Papa doveva essere eletto dal collegio dei Cardinali, con una maggioranza di due terzi, senza l'intervento del popolo romano e dell'Imperatore (troppo cocente era il ricordo dei disordini verificatisi venti anni prima).

Con questa norma la Chiesa fu messa al sicuro, per i secoli successivi, dal pericolo, appena scongiurato, di attentati alla sua libertà perpetrati dai potenti di ogni tempo. L'attività riformatrice continuò speditamente durante tutta l'ultima parte del pontificato di Alessandro, ed apparve allora tutta la sua sapienza giuridica e la lucidità della sua azione politica, che discendeva direttamente dalla lezione a suo tempo impartita da Gregorio VII.

Dopo otto secoli dalla sua morte, tutti gli storici concordano nel ritenere Alessandro III una delle figure più vive e autorevoli del Medio Evo italiano, tutto proteso al raggiungimento di una superiore missione universale che non si lascia rinchiudere in un angusto campanilismo, così come del resto avrebbero fatto anche altre figure di senesi vissuti nella universalità della Chiesa di Cristo; viene tuttavia riconosciuto che si possono intravedere in lui i tratti inconfondibili della sua origine senese, rispecchiati dalla fede incrollabile nei propri ideali, e dalla forza, quasi dalla violenza, della sua azione politica.

E Alessandro, pure impegnato in battaglie di portata internazionale, non dimenticò mai la sua amata patria; ne sono riprova due fatti ben documentati. Il primo è del 19 maggio 1177, quando Papa Alessandro invio una bolla al Vescovo Gunterano e al clero senese per lodare solennemente la fedelta da loro lealmente dimostrata nei suoi riguardi. Mentre infatti la città con i suoi Consoli si era schierata dalla parte dell'Imperatore, il clero senese era rimasto sempre dalla parte del Papa, nonostante tutte le pressioni e le minacce.

E Alessandro, da bravo canonista, aggiungeva nella bolla che all'infuori del Papa o del proprio Vescovo nessuno, neppure l'autorità civile, avrebbe potuto sospendere un membro del presbiterio della Chiesa senese; anche questo era un aspetto della lotta per le investiture. L'altro avvenimento cui facciamo cenno e la consacrazione della Cattedrale di Siena, voluta e attuata da Alessandro III il 18 novembre 1179, e che egli volle dedicare alla Vergine SS.ma Assunta in Cielo.

Ma la figura di Alessandro non si può collocare nella straordinaria ma limitata storia di Siena, ma bensì nella storia universale. Uomo di singolare coraggio e di non comune abilità, egli ebbe un pontificato pieno di eventi memorabili; tra l'altro, promosse varie missioni religiose in Africa e in Asia, dette dignità regia al Duca Alfonso di Portogallo, che gli si riconobbe vassallo (1179), canonizzò Bernardo di Chiaravalle e Canuto di Danimarca, e la tradizione popolare gli attribuisce anche la consacrazione della Cattedrale di Notre Dame a Parigi.

Di particolare rilievo fu la controversia con il Re di Inghilterra Enrico II, che nel 1170 fece uccidere dai suoi sicari il fiero Arcivescovo di Canterbury Tommaso Beckett nella sua stessa Cattedrale; Alessandro canonizzò il Beckett nel 1173 e seppe costringere Enrico II ad una severa penitenza canonica ed al ritiro delle sue decisioni, lesive per la libertà della Chiesa.

Stanco per la sua immensa attività, dopo aver emanato centinaia di sapienti decreti passati poi nelle raccolte ufficiali della Chiesa, Alessandro III potè avviarsi serenamente alla morte, avvenuta a Civita Castellana il 30 agosto 1181.


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