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SANTA CATERINA DA SIENA
LIBRO DELLA DIVINA DOTTRINA
VOLGARMENTE DETTO
DIALOGO DELLA DIVINA PROVVIDENZA
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TRACTATO
dal capitolo I
al capitolo VIII
 |  TRACTATO DE LA DISCREZIONE
dal capitolo IX
al capitolo LXIV
 |  TRACTATO DELL’ORAZIONE
dal capitolo LXV
al capitolo CXXXIV
 |  TRACTATO DE LA PROVIDENZIA
dal capitolo CXXXV
al capitolo CLIII
 |  TRACTATO DELL’OBEDIENZIA
dal capitolo CLIV
al capitolo CLXVII


TRACTATO DE LA DISCREZIONE dal capitolo IX al capitolo LXIV
Capitolo IX
Qui comincia el trattato de la discrezione. E prima, come l’affetto non si die ponere principalmente ne la penitenzia ma ne le virtú. E come la discrezione riceve vita da l’umilita, e come rende ad ciascuno el debito suo.
Capitolo X
Similitudine come la canta, l’umilita e la discrezione sono unite insieme; a la quale similitudine l’anima si debba conformare.
Capitolo XI
Come la penitenzia e gli altri exercizi corporali si debbono prendere per strumento da venire a virtú e non per principale affecto. E del lume de la discrezione in diversi altri modi e operazioni.
Capitolo XII
Repetizione d’alcune cose gia dette, e come Dio promette refrigerio a’ servi suoi e la reformazione de la sancta Chiesa col mezzo del molto sostenere.
Capitolo XIII
Come questa anima per la responsione divina crebbe insiememente e manca in amaritudine; e come fa orazione a Dio per la Chiesa sancta sua e per lo popolo suo.
Capitolo XIV
Come Dio si lamenta del popolo cristiano, e singularmente de’ ministri suoi, toccando alcuna cosa del sacramento del Corpo di Cristo e del benefizio de la Incarnazione.
Capitolo XV
Come la colpa è piú gravemente punita doppo la passione di Cristo che prima, e come Dio promette di fare misericordia al mondo e a la sancta Chiesa col mezzo dell’orazione e del patire de’ servi suoi.
Capitolo XVI
Come questa anima cognoscendo piú de la divina bontá, non rimaneva contenta di pregare solamente per lo popolo cristiano e per la sancta Chiesa, ma pregava per tutto quanto el mondo.
Capitolo XVII
Come Dio si lamenta de le sue creature razionali e maximamente per l’amore proprio che regna in loro, confortando la predetta anima ad orazione e lagrime.
Capitolo XVIII
Come neuno può uscire de le mani di Dio, però che o egli vi sta per misericordia o elli vi sta per giustizia.
Capitolo XIX
Come questa anima crescendo nell’amoroso fuoco desiderava di sudare di sudore di sangue; e reprendendo se medesima faceva singulare orazione per lo padre dell’anima sua.
Capitolo XX
Come senza tribolazioni portate con pazienzia non si può piacere a Dio; e però Dio conforta lei e il padre suo a portare con vera pazienzia.
Capitolo XXI
Come, essendo rotta la strada d’andare al cielo per la disobedienzia d’Adam, Dio fece del suo Figliuolo ponte per lo quale si potesse passare.
Capitolo XXII
Come Dio induce la predecta anima a raguardare la grandezza d’esso ponte, cioè per che modo tiene da la terra al cielo.
Capitolo XXIII
Come tutti siamo lavoratori messi da Dio a lavorare ne la vigna de la sancta Chiesa. E come ciascuno ha la vigna propria da se medesimo; e come noi tralci ci conviene essere uniti ne la vera vite del Figliuolo di Dio.
Capitolo XXIV
Per che modo Dio pota i tralci uniti con la predetta vite, cioè i servi suoi, e come la vigna di ciascuno è tanto unita con quella del proximo, che neuno può lavorare o guastare la sua che non lavori o guasti quella del proximo.
Capitolo XXV
Come la predetta anima, doppo alcune laude rendute a Dio, el prega che le mostri coloro che vanno per lo ponte predetto e quelli che non vi vanno.
Capitolo XXVI
Come questo benedetto ponte ha tre scaloni, per li quali si significano tre stati dell’anima. E come questo ponte, essendo levato in alto, non é pera separato da la terra. E come s’intende quella parola che Cristo dixe: “Se Io sarò levato in alto, ogni cosa trarrò a me».
Capitolo XXVII
Come questo ponte é murato di pietre, le quali significano le vere e reali virtú, e come in sul ponte è una bottiga, dove sì dú el cibo a’ viandanti; e come chi tiene per lo ponte va ad vita, ma chi tiene di sotto per lo fiume, va ad perdizione e ad morte.
Capitolo XXVIII
Come per ciascuna di queste due strade si va con fadiga, cioè per lo ponte e per lo fiume. E del dilecto che l’anima sente in andare per lo ponte.
Capitolo XXIX
Come questo ponte, essendo salito al cielo el di de la Ascensione, non si parti però di terra.
Capitolo XXX
Come questa anima, maravigliandosi de la misericordia di Dio, raconta molti doni e grazie procedute da essa divina misericordia ad l’umana generazione.
Capitolo XXXI
De la indignita di quelli che passano per lo fiume, di sotto al ponte decto; e come l’anima, che passa di sotto, Dio la chiama arbore di morte, el quale tiene le radici sue principalmente in quatro vizi.
Capitolo XXXII
Come e’ fructi di questo arbore tanto sono diversi quanto sono diversi e’ peccati. E prima del peccato de la carnalitade.
Capitolo XXXIII
Come el frutto d’alcuni altri è l’avarizia. E de’ mali che procedono da essa.
Capitolo XXXIV
Come d’alcuni altri, e’ quali tengono stato di signoria, el loro fructo è ingiustizia.
Capitolo XXXV
Come per questi e per altri defecti si cade nel falso giudicio. E de la indignità ne la quale perciò si viene.
Capitolo XXXVI
Qui parla sopra quella parola che dixe Cristo quando dixe: «Io mandarò el Paraclito che riprendere el mondo de la ingiustizia e del falso giudicio». E qui dice come una di queste reprensioni è continua.
Capitolo XXXVII
De la seconda reprensione, ne la quale si riprende de la ingiustizia e del falso giudicio in generale e in particulare.
Capitolo XXXVIII
Di quattro principali tormenti de’ danpnati; a’ quali seguitano tucti gli altri e in singularita della ladiezza del demonio.
Capitolo XXXIX
De la terza reprensione, la quale si farà nel di del giudicio.
Capitolo XL
Come i dannati non possono desiderare alcuno bene.
Capitolo XLI
De la gloria de’ beati.
Capitolo XLII
Come doppo el giudicio generale crescerá la pena de’ dannati.
Capitolo XLIII
De la utilita de le temptazioni, e come ogni anima ne la extremita de la morte vede e gusta el luogo suo, prima che essa anima sia separata dal corpo, cioè o pena o gloria che debba ricevere.
Capitolo XLIV
Come el demonio sempre piglia l’anime sotto colore d’alcuno bene. E come quelli che tengono per lo fiume, e non per lo ponte predetto, sono ingannati, però che volendo fuggire le pene caggiono ne le pene; ponendo qui la visione d’uno arbore che questa anima ebbe una volta.
Capitolo XLV
Come, avendo el mondo per lo peccato germinato spine e triboli, chi sono quelli ad cui queste spine non fanno male, bene che neuno passi questa vita senza pena.
Capitolo XLVI
De’ mali che procedono da la cechita dell’occhio de l’intelletto. E come li beni che non sono facti in stato di grazia non vagliono ad vita etterna.
Capitolo XLVII
Come non si possono observare i comandamenti che non si observino i consigli. E come in ogni stato che la persona vuole essere, avendo sancta e buona volontà, è piacevole a Dio.
Capitolo XLVIII
Come li mondani con ciò che posseggono non si possono saziare; e de la pena che dá loro la perversa volontà pur in questa vita.
Capitolo XLIX
Come el timore servile non è sufficiente a dare vita eterna; e come exercitando questo timore si viene ad amore de le virtú.
Capitolo L
Come questa anima venne in grande amaritudine per la cechità di quelli che s’annegavano giú per lo fiume.
Capitolo LI
Come i tre scaloni figurati nel ponte giá decto, cioè nel Figliuolo di Dio, significano le tre potenzie dell’anima.
Capitolo LII
Come, se le predecte tre potenzie dell’anima non sono unite insieme, non si può avere perseveranzia, senza la quale neuno giogne al termine suo.
Capitolo LIII
Exposizione sopra quella parola che dixe Cristo: «Chi ha sete venga ad me e beia».
Capitolo LIV
Che modo debba tenere generalmente ogni creatura razionale per potere escire del pelago dei mondo e andare per lo predecto sancto ponte.
Capitolo LV
Repetizione in somma d’alcune cose giá decte.
Capitolo LVI
Come Dio, volendo mostrare a questa devota anima che i tre scaloni del sancto ponte sono significati in particulare per li tre stati dell’anima, dice che ella levi sé sopra di sé a raguardare questa veritá.
Capitolo LVII
Come questa devota anima, raguardando nel divino specchio, vedeva le creature andare in diversi modi.
Capitolo LVIII
Come el timore servile, senza l’amore de le virtú, non è sufficiente a dare vita eterna. E come la legge del timore e quella dell’amore sono unite insieme.
Capitolo LIX
Come, exercitandosi nel timore servile, el quale è stato d’ inperfeczione (per lo quale s’intende el primo scalone del sancto ponte), si viene al secondo, el quale è stato di perfeczione.
Capitolo LX
De la inperfeczione di quelli che amano e servono Dio per propria utilita e diletto e consolazione.
Capitolo LXI
In che modo Dio manifesta se medesimo all’anima che l’ama.
Capitolo LXII
Perché Cristo non dixe: «Io manifestarti el Padre mio», ma dire: «Io manifestarò me medesimo».
Capitolo LXIII
Che modo tiene l’anima per salire lo scalone secondo del sancto ponte, essendo giá salita el primo.
Capitolo LXIV
Come, amando Dio inperfectamente, inperfectamente s’ama el proximo. E de’ segni di questo amore inperfecto.


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